Donald Thompson - Bolle, baraonde e avidità - Mondadori, 2018


Dura, per i non addetti ai lavori, comprendere come l’arte sia legata alla bieca materialità del vivere. Troppo semplice capire presto, per gli addetti ai lavori, come questa illusione sia smentita ogni giorno sempre di più. Ci chiarisce ulteriormente come funziona il mondo dell’arte questo libro. Tutto l'armamentario finanziario che si cela, ormai non troppo nascostamente dietro alle varie aste, ha la capacità di rendere inarrivabili alla contingenza certe tipicità della ricerca estetica contemporanea. L'arte è uno specchio sempre più fosco di tutti quei gruppi economici che dominano la nostra vita e che anelano ad accaparrarsi, a suon di grandi investimenti, certi pezzi. Il libro ha la peculiarità di raccontare con dovizia di varie situazioni accadute in tale congiuntura, come cause giudiziarie o casi di falsi. I musei hanno perso il loro carattere educativo per chi non si può permettere certi capolavori e sono sempre più succubi della finanza. Non va meglio con le varie fondazioni o quando si esemplificano vari casi del perverso connubio arte-moda. La rete pare avere dato un po’ di libertà a chi non viaggia nei soliti binari ma, al momento, ancora tanto lavoro pare doversi ancora svolgere.


- STEFANO TADDEI