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Bekhbaatar Enkhtur in dialogo con le opere della sezione himalayana del MAO

  • 15 apr
  • Tempo di lettura: 2 min

Da martedì 14 aprile 2026, nella galleria dell’Asia centro-meridionale e Regione Himalayana del MAO, è visibile un’opera site specific dell’artista mongolo Bekhbaatar Enkhtur (Ulaanbaatar, Mongolia, 1994), concepita per essere posta in dialogo con le opere della collezione permanente.

 

Bekhbaatar Enkhtur
Bekhbaatar Enkhtur, Untitled, 2026 – ph Giorgio Perottino

Ispirata alle raffigurazioni dei leoni guardiani, figure simboliche di protezione tradizionalmente collocate all’ingresso dei templi e codificate durante le dinastie Ming e Qing - diffuse nell’Asia interna inclusa la Mongolia sotto il dominio Quing - la scultura di Bekhbaatar Enkhtur propone una reinterpretazione contemporanea dell’idea di offerta religiosa.

 

In Untitled (2026), realizzata in cera d’api modellata a mano, l’elemento organico – instabile e fragile - ha valore altamente simbolico: mettendo in discussione la natura della scultura come “rappresentazione della materia”, l’opera richiama concetti come l’impermanenza, l’imperfezione, la transitorietà e la perpetua mutazione della vita stessa in tutte le sue forme ed evoluzioni, profondamente radicati nella filosofia e religione buddhista.

 

Concepito appositamente per il MAO, l’intervento scultoreo prende avvio dal sistema iconografico tradizionale per rielaborarlo e offrirne una nuova interpretazione.

Se nella tradizione il leone maschio incarna la sovranità e il controllo del regno materiale, mentre la leonessa con il cucciolo rappresenta la continuità e la trasmissione della discendenza – in un sistema simbolico che si intreccia anche con la figura del Leone delle Nevi tibetano, emblema di forza intrepida e del cosiddetto “ruggito del leone”, metafora della proclamazione autorevole dell’insegnamento buddhista – nell’opera di Bekhbaatar Enkhtur il cucciolo viene isolato e privato del leone adulto. In questo modo la struttura di autorità e protezione rimane sospesa, lasciando emergere il segno fragile e vulnerabile della continuità.

 

L’opera entrerà a far parte delle collezioni del MAO.

 
 
 

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