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Dal 12 febbraio al 7 marzo 2026 gli spazi milanesi di Cadogan Gallery ospitano On Formality, mostra personale dell’artista polacco Tycjan Knut (Varsavia, 1985) che espone per l’occasione un nuovo gruppo di opere in cui esplora la forma spingendola oltre i limiti del quadrato e della cornice.

On Formality
Tycjan Knut, On Formality 24, 2025, acrylic on canvas, 100 x 80 cm. Photo credit The Artist. Courtesy of Cadogan Gallery

Allontanandosi dai formati tradizionali, Knut realizza le sue opere su tele sagomate su misura, asimmetriche, trasformando il supporto stesso in elemento attivo che destabilizza il rapporto convenzionale tra figura e sfondo, introducendo momenti di pausa, ambiguità e tensione spaziale.

Le nuove opere esposte in On Formality raccontano di una pittura come luogo di negoziazione più che di risoluzione, dove i limiti vengono messi alla prova, la forma è sospesa e l’atto del guardare si espande.

 

I dipinti sono stati realizzati nel corso di diversi mesi trascorsi in isolamento nella campagna polacca, in un villaggio chiamato Dry Forest, località remota priva di connessione a internet; questo deliberato allontanamento ha permesso a Knut di confrontarsi con temi concettuali come la struttura, il processo, la durata. In questo contesto, la sua pratica pittorica si configura come un esercizio di riduzione e attenzione, in cui minime deviazioni acquistano significato e la tensione tra controllo e dissoluzione rimane sospesa.


L’artista stesso afferma: “nella pittura cerco di affidarmi completamente all’intuizione, perché nella sua essenza mi sembra la forma più pura. Per coltivare questa qualità nel mio lavoro, rinuncio a ogni forma di preparazione”. Per le sue opere trae ispirazione dall’arte astratta geometrica del Novecento, in particolare da maestri meno noti; le sue opere risuonano di questa tradizione ma ne superano i confini, libere dai vincoli della formula e oltre le tendenze storiche di riferimento.


Molte delle sue opere sono costruite da linee sovrapposte, sottilissime e aerografate, sviluppate mediante un processo più vicino alla costruzione tessile che al gesto pittorico: qui la forma non viene affermata, ma accumulata, emergendo gradualmente da ripetizione e densità. Sottili variazioni tonali e scarti quasi impercettibili generano superfici che appaiono silenziose e controllate, pur mantenendo un senso latente di movimento e creando una continua illusione spaziale.



Tycjan Knut. On Formality

12 febbraio - 7 marzo 2026

Cadogan Gallery | Via Bramante 5, Milano

 
 

La Fondazione Musei Civici di Venezia presenta negli spazi del Museo Fortuny la mostra Antonio Scaccabarozzi. Diafanés, progetto a cura di Ilaria Bignotti e Camilla Remondina, in collaborazione con Galleria Clivio e Archivio Antonio Scaccabarozzi.


Museo Fortuny
Antonio Scaccabarozzi - Diafanés, Museo Fortuny, Venezia. Photo: Irene Fanizza

La mostra propone un intervento dedicato a una delle ricerche più rigorose e singolari dell’arte italiana della seconda metà del Novecento, mettendo in relazione l’opera di Antonio Scaccabarozzi (1936–2008) con la figura e l’eredità di Mariano Fortuny. Il confronto, condotto per affinità strutturali più che per analogie formali, indaga una concezione condivisa dell’opera come spazio di attraversamento e di esperienza.


Conosciuto soprattutto per le ricerche pittoriche degli anni Settanta, in cui la componente del calcolo aritmetico si associa a cromie e dimensioni, Scaccabarozzi elabora un linguaggio visuale inedito che trova espressione in membrane traslucide e trasparenti — fogli di acetato o polietilene — capaci di creare luoghi di esplorazione. Opere che indagano le relazioni tra architettura, osservatore e lavoro artistico, esercitando un’influenza duratura su generazioni di artisti contemporanei.


Visionario inventore di tecniche destinate a rivoluzionare il rapporto tra paesaggio e corpo, tra antico e contemporaneo, Mariano Fortuny è riconosciuto per aver progettato forme straordinarie, come la plissettatura, mutando radicalmente l’idea stessa dell’abito. Entrambi possono essere considerati tessitori colti e attentissimi di opere diafane, affidate allo sguardo e all’esperienza del pubblico con la richiesta implicita di essere scrutate e attraversate, di essere viste attraverso le loro stratificazioni, in una contemplazione carica di poesia.


Antonio Scaccabarozzi
Antonio Scaccabarozzi, Senza titolo (Polietilene sagomato), 1999, polietilene tagliato doppio, 76 x 85 cm. Courtesy Galleria Clivio

Il titolo Diafanés rimanda alla qualità dei corpi che si lasciano attraversare dalla luce e offre una chiave di lettura trasversale del progetto. Il percorso espositivo si sviluppa attraverso circa venti opere, comprendendo due interventi in dialogo diretto con le collezioni permanenti del museo. Completano la mostra una sezione dedicata al rapporto tra la ricerca di Scaccabarozzi e il design contemporaneo, con una creazione della stilista Maria Calderara, e un progetto inclusivo rivolto a persone ipo e non vedenti, realizzato dall’Archivio Antonio Scaccabarozzi in collaborazione con l’Istituto dei Ciechi di Milano. Il progetto è affiancato da attività di mediazione e da un public program interdisciplinare.


La mostra assume un ruolo inedito nel contesto veneziano per il legame storico dell’artista con la città: Scaccabarozzi fu rappresentato dalla Galleria del Cavallino, in dialogo con il milieu intellettuale del secondo dopoguerra. Oggi è protagonista, per la prima volta, di una mostra capace di restituire in modo organico la relazione tra la sua opera e Venezia. Le atmosfere acquoree e climatiche della città trovano una profonda risonanza nelle sue opere, caratterizzate da stratificazioni diafane, leggere e mutevoli, che indagano i gradi del visibile, la percezione e il rapporto tra individuo, ambiente e temporalità.


Antonio Scaccabarozzi
Antonio Scaccabarozzi, Merate (Polietilene sagomato), 2000, Polietilene tagliato doppio, 137 x 95 cm. Courtesy Galleria Clivio

LA VITA E L’OPERA

Esponente di una ricerca pittorica analitica e concettuale, Antonio Scaccabarozzi ha sviluppato in oltre quarant’anni di attività un linguaggio coerente e radicale, volto ad analizzare i fondamenti del visivo attraverso un’indagine fenomenologica e matematica del colore nello spazio dell’accadimento pittorico. Dopo le esperienze di area neo-concreta e programmata degli anni Sessanta e le ricerche analitiche degli anni Settanta, l’artista giunge a una piena maturità espressiva in un lavoro insieme concettuale e lirico, in cui il dipingere si configura come un confronto continuo tra misura e libertà, progetto e aleatorietà, calcolo ed emozione.


A partire dagli anni Ottanta, i cicli Quantità libere, Polietileni, Banchise ed Ekleipsis segnano un passaggio decisivo nella sua ricerca. L’adozione del foglio di polietilene come medium privilegiato trasforma la superficie pittorica in una membrana diafana, versatile ed eterea: non più semplice supporto, ma campo operativo in cui la pittura si ridefinisce come evento, processo e relazione nello spazio. Tagliato, piegato, stratificato, sagomato o lasciato floscio, il polietilene diventa opera autonoma, affrontando a un nuovo livello il problema della visione e del suo limite, del recto e del verso della pittura, della sua estensione ambientale.


Come affermava lo stesso artista: «L’idea è di porre l’opera nella zona-limite di forze contrapposte, dove la tensione che si instaura fra la configurazione dell’oggetto e lo sguardo che l’oltrepassa carica questa idea di vitalità». In questa prospettiva, le opere esposte — sospese o adagiate nello spazio — instaurano una relazione attiva con l’architettura di Palazzo Fortuny e con il corpo del visitatore, chiamato a un’esperienza del vedere che si costruisce con l’attraversamento, lo spostamento e la durata.


Con Antonio Scaccabarozzi. Diafanés, il Museo Fortuny si conferma come luogo di ricerca e sperimentazione, offrendo al pubblico un percorso immersivo in cui memoria storica contemporanea dialogano, sollecitando una riflessione sui limiti e sulle potenzialità della percezione visiva.



ANTONIO SCACCABAROZZI. DIAFANÉS

Museo Fortuny, Venezia

28 gennaio – 6 aprile 2026

A cura di Ilaria Bignotti e Camilla Remondina

In collaborazione con Galleria Clivio e Archivio Antonio Scaccabarozzi

 
 

Inaugurazione: Sabato 14 febbraio 2026, h 18:00


Livorno. SAC - Spazio Arte Contemporanea ha il piacere di presentare Quaderni di Pittura_1, mostra che riunisce le opere di Francesca Filicaia, Gemma Mazzotti, Nikko Mundacruz e Marila Scartozzi, i quattro artisti vincitori del Premio Galleria assegnato nell’ambito del Premio Combat 2025.

Il progetto espositivo riprende e sviluppa il dialogo avviato con gli artisti in occasione della scorsa edizione del Premio Combat, inaugurando una nuova fase di confronto e ricerca tra le pratiche individuali e lo spazio espositivo.


Quaderni di Pittura_1
Invito della mostra Quaderni di Pittura_1

Quaderni di Pittura_1 è il primo capitolo di un progetto concepito come serie aperta: non una mostra intesa come esito conclusivo, ma un dispositivo destinato a svilupparsi nel tempo come luogo di osservazione, verifica e ascolto della pittura contemporanea. Il riferimento all’idea di “quaderno” rimanda a una dimensione processuale, fatta di appunti, ritorni e sedimentazioni, in cui l’immagine non si stabilizza mai definitivamente, ma resta esposta alla possibilità del cambiamento.


Marila Scartozzi
Marila Scartozzi, Senza titolo, 2025, tecnica mista su carta, 21 x 29 cm. Courtesy l'artista

In un presente dominato dalla velocità e dalla sovrapproduzione di immagini, la pittura sembra oggi chiamata a interrogare la propria evidenza. Più che produrre figure riconoscibili, diventa uno spazio in cui rallentare lo sguardo, rendere percepibile la durata del fare e mettere in crisi la trasparenza dell’immagine e la sua immediata leggibilità. In questo senso, la mostra si configura come un campo di tensione tra memoria e presenza: la memoria, intesa come deposito silenzioso di immagini interiori ed esperienze sedimentate; la presenza, intesa come atto del dipingere, fatto di gesto, stratificazione, resistenza della materia.


Francesca Filicaia
Francesca Filicaia, Sing me a song 'til I wake up again, 2024, olio su carta, 50 x 35 cm. Courtesy l'artista

Tra questi due poli opera l’immaginazione, non come evasione dal reale, ma come dispositivo di trasformazione. Le immagini non vengono semplicemente ricordate o osservate: vengono ricostruite, deformate, ricombinate. La materia pittorica trattiene il tempo del lavoro e ne conserva le tracce, opponendosi a ogni chiusura definitiva dell’immagine.


Gemma Mazzotti
Gemma Mazzotti, Dana in the sun, 2024, olio su tela, 150 x 100 cm. Courtesy l'artista

All’interno di questo orizzonte condiviso, le ricerche dei quattro artisti si articolano secondo linguaggi distinti ma comunicanti. Francesca Filicaia lavora su soggetti intimi e silenziosi — volti, oggetti, figure isolate — che emergono lentamente dal fondo, mantenendo l’immagine in uno stato di attesa. In Gemma Mazzotti il paesaggio diventa campo percettivo, costruito attraverso un equilibrio mobile tra disegno e colore, trasparenze e opacità. In Nikko Mundacruz, l’immagine si fa campo emotivo e atmosferico, restituendo presenze fragili, segnate da una tensione costante tra vicinanza e distanza. Infine, in Marila Scartozzi, la pittura è attraversata da un rapporto conflittuale con il reale: le figure affiorano da stratificazioni instabili, sospese tra emersione e dissoluzione.


Nikko Mundacruz
Nikko Mundacruz, There's Nothing Between Us, 2025, olio e acrilico su tela, 100 x 74 cm. Courtesy l'artista

In Quaderni di Pittura_1, la pittura non si offre come superficie da decifrare rapidamente, ma come spazio di durata e relazione. La mostra stessa si presenta come un quaderno aperto: un luogo in cui l’immagine non coincide mai pienamente con se stessa, ma resta instabile, disponibile, in attesa dello sguardo.


In dialogo con la mostra, il SAC propone due giornate di workshop sul ritratto, condotte dagli artisti in mostra (20 febbraio 2026, ore 9.30; 27 febbraio 2026, ore 10.00). Un’estensione del progetto in forma di pratica: l’immagine come processo, il ritratto come luogo di relazione, il gesto come durata e soglia.



Quaderni di Pittura_1

14 febbraio - 28 febbraio 2026

SAC – Spazio Arte Contemporanea

Via L. Boccherini 22, 57124 Livorno (LI)

Tel: +39 331 130 3702

 
 
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