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Inaugurazione 4 luglio alle 18.30


4 luglio – 13 settembre 2026

a cura di Lorenzo Fiorucci

Tommaso Cascella, Progetto per ima fontana, 2007
Tommaso Cascella, Progetto per una fontana, 2007, ceramica e ferro

Tarquinia rinnova il proprio impegno nella promozione della cultura e dell’arte contemporanea con la III edizione del Premio Città di Tarquinia “Luciano Marziano”, riconoscimento dedicato alla critica d’arte e istituito dalla Società Tarquiniense d’Arte e Storia (STAS) per onorare la memoria di uno dei più autorevoli studiosi italiani della ceramica contemporanea.


L’edizione 2026 assume un significato particolarmente importante poiché coincide con il decimo anniversario della scomparsa di Luciano Marziano (1929-2016), storico e critico d’arte, allievo di Giulio Carlo Argan, figura centrale nel riconoscimento della ceramica quale linguaggio pienamente inserito nel panorama dell’arte contemporanea.

La cerimonia di assegnazione del Premio si svolgerà sabato 4 luglio 2026 alle ore 18.00 presso il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia, luogo simbolo della cultura cittadina e della straordinaria eredità storica del territorio. In questa occasione la Giuria illustrerà il percorso che ha portato alla selezione del vincitore della terza edizione del Premio.


Contestualmente sarà inaugurata la mostra personale dell’artista Tommaso Cascella, membro della Giuria e personalità di primo piano dell’arte italiana contemporanea, dal titolo: SORRISO ETRUSCO
a cura di Lorenzo Fiorucci. La mostra resterà aperta al pubblico dal 4 luglio al 13 settembre 2026 negli spazi del Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia e del Museo della Ceramica, Palazzo dei Priori.

L’iniziativa intende consolidare il legame tra la città e la sua vocazione artistica, una tradizione che affonda le radici nella storia millenaria del territorio e che trova oggi nuove prospettive attraverso il dialogo tra patrimonio archeologico e ricerca contemporanea.


La storia di Tarquinia è profondamente legata alle arti visive. Patrimonio Mondiale UNESCO dal 2004 per le celebri tombe etrusche dipinte e oggi finalista alla candidatura di Capitale Italiana della Cultura 2028, la città rappresenta uno dei più importanti centri culturali del Mediterraneo. Negli ultimi anni la STAS ha promosso numerose iniziative volte a valorizzare questa identità, favorendo il dialogo tra tradizione e contemporaneità. Un percorso che ha contribuito anche all’ingresso di Tarquinia, nel 2022, nell’Associazione Italiana Città della Ceramica (AiCC), accanto a realtà storiche come Faenza, Deruta, Gubbio e Caltagirone.


Tommaso Cascella, cotto ingobbiato 1995, Bottega Gatti, Faenza
Tommaso Cascella, cotto ingobbiato 1995, Bottega Gatti, Faenza

Il Premio nasce per ricordare l’opera di Luciano Marziano, critico, storico dell’arte e intellettuale che ha dedicato gran parte della propria attività alla valorizzazione della ceramica contemporanea italiana. Trasferitosi a Tarquinia dopo una lunga carriera ministeriale e culturale, Marziano contribuì in modo decisivo alla crescita del dibattito artistico locale e alla promozione della produzione ceramica del territorio. La sua visione innovativa trovò piena espressione negli ultimi scritti dedicati alle potenzialità del linguaggio ceramico nell’arte contemporanea, oggi considerati testi di riferimento per studiosi e operatori del settore.


Protagonista della mostra inaugurale sarà Tommaso Cascella, artista, scultore, pittore e incisore tra le figure più rappresentative della scena artistica italiana contemporanea e futuro Presidente dell’Accademia Nazionale di San Luca. La mostra “Sorriso Etrusco” nasce da un profondo rapporto personale e artistico con il territorio dell’Etruria e con l’esperienza dell’Etrusculudens, laboratorio creativo fondato da Sebastian Matta a Tarquinia, che ha rappresentato una delle esperienze più significative di ricerca artistica del secondo Novecento. Proprio per Marziano l’esperienza dell’Etrusculudens, di cui si è occupato più volte dando una prima sistematizzazione storica all’iniziativa rappresentava a un’esperienza culturale e sociale di grande portata, capace di unire arte, artigianato, creatività individuale e dimensione comunitaria con uno spirito volto a rinnovare il linguaggio della ceramica tradizionale e a liberare le potenzialità creative degli artigiani locali dando sfogo alla loro vena creativa dettata dalla mano e guidata da una mente libera.  


Attraverso un allestimento rapsodico Fiorucci e Cascella hanno sistemato le opere nel museo, mettendole in dialogo con le collezioni archeologiche in questo conservate creando un percorso fatto di assonanze e contrasti in cui l’opera, sia archeologica che contemporanea, è riletta di volta in volta in modo diverso. Cascella propone una riflessione sul patrimonio etrusco come fonte viva di ispirazione e come modello di un’arte capace di coniugare bellezza, memoria e contemporaneità. “Tarquinia è stato il luogo della mia formazione artistica con un maestro come Sebastian Matta e con il suo Etrusculudens. Quel sorriso etrusco è ancora oggi un gesto necessario nell’arte contemporanea mediterranea”, afferma l’artista. Un’appendice della mostra sarà raccolta anche nelle sale del museo della STAS - Museo della ceramica d'uso a Corneto presso il Palazzo dei Priori, dove poter trovare un inedito dialogo tra i reperti dell’antico oggetto tipicamente tarquiniese e l’elaborazione contemporanee di Cascella. Come sostiene Fiorucci infatti «in Cascella “il sorriso etrusco” diventa metafora di un sapere profondamente umano: un'intelligenza fatta di memoria, mani e immaginazione, capace di attraversare il tempo e di trasformare ogni gesto creativo in conoscenza condivisa. Conoscenza che nei secoli diventa tradizione ma che necessita di rinnovamento per per trasmettere la propria vitalità»



Le precedenti edizioni del Premio hanno dimostrato come cultura e arte possano rappresentare strumenti strategici per la valorizzazione del territorio, favorendo nuove forme di turismo culturale e contribuendo alla crescita dell’immagine di Tarquinia a livello nazionale. Attraverso il Premio Luciano Marziano e la mostra “Sorriso Etrusco”, la STAS intende rafforzare il ruolo della città come centro di riferimento per la cultura contemporanea, nel segno della tradizione artistica che da sempre caratterizza il territorio.


Tommaso Cascella

Tommaso Cascella nasce a Roma nel 1951 dalla pittrice Annamaria Cesarini Sforza e dallo scultore Pietro, ha dipinto sin da bambino negli studi di suo padre e di suo zio Andrea. Dopo gli studi liceali si è iscritto alla Facoltà di Architettura che ha frequentato per alcuni anni. Nel 1973 apre la stamperia d’arte Etrusculudens, in stretto contatto con Sebastian Matta e, insieme alla sua prima moglie Emma Politi, si è occupato per lungo tempo di editoria. La stamperia chiuderà nel 1981 e  fonda le edizioni “Cervo Volante” con una rivista di Arte e Poesia con la direzione di Edoardo Sanguineti e Achille Bonito Oliva. Anche oggi continua ad occuparsi di editoria con nuove pubblicazioni del Cervo Volante collaborando con artisti e poeti. Ad oggi ha realizzato circa 130 mostre personali e partecipato ad otre 400 collettive. Tommaso Cascella è presente in numerosi musei e collezioni private.





Informazioni:

Inaugurazione:
Sabato 4 luglio 2026 – ore 18.30

Periodo di apertura:
4 luglio – 13 settembre 2026

Orari di apertura: 

Museo Archeologico > dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19.30

Museo della Ceramica > lunedì, mercoledì e venerdì h 9 -13; 17-20  sabato h 9-13

Sedi:


Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia

Museo della Ceramica, Palazzo dei Priori



 

 
 

Inaugurazione 4 luglio alle 17.00


4 luglio – 2 agosto 2026

Museo della Città di Livorno – Bottini dell’Olio

Manifesto Premio Combat edizione XVII

Sabato 4 luglio prende avvio la XVII edizione del Premio Combat. Fino al 2 agosto 2026 il Museo della Città di Livorno accoglie, come sede unica, la mostra finale degli ottanta artisti selezionati dal concorso internazionale dedicato all’arte contemporanea.


Organizzato dall’Associazione culturale Blob ART ETS con il sostegno del Comune di Livorno, della Regione Toscana e della Fondazione Livorno, il Premio Combat si conferma uno degli appuntamenti più longevi e riconosciuti dedicati alla promozione della ricerca artistica contemporanea.

L’edizione 2026 ha registrato oltre mille candidature provenienti dall’Italia e dall’estero, confermando il carattere internazionale del premio e la sua capacità di intercettare pratiche e linguaggi in continua evoluzione. Le ottanta opere finaliste, selezionate da una giuria composta da curatori, direttori di museo e professionisti del settore, offrono uno sguardo ampio e articolato sulle tendenze della ricerca contemporanea.


Pittura, fotografia, grafica, scultura, installazione e video dialogano in un percorso espositivo che mette in relazione ricerche eterogenee per linguaggio e approccio. Le opere in mostra affrontano temi che spaziano dalla dimensione intima a quella sociale, dando forma a narrazioni, visioni e interrogativi capaci di riflettere le molteplici tensioni del nostro tempo.


A caratterizzare questa edizione è soprattutto la capacità delle opere di aprire letture diverse del presente, facendo emergere sensibilità, urgenze e immaginari che attraversano la ricerca artistica contemporanea. Il percorso alterna sguardi intimi e prospettive collettive, immagini del quotidiano e riflessioni più ampie sui modi in cui interpretiamo, abitiamo e rappresentiamo il mondo. Tecniche tradizionali e sperimentazione si intrecciano in un panorama che restituisce la complessità della produzione artistica attuale senza inseguire tendenze univoche o linguaggi dominanti.


Fin dalla sua nascita il Premio Combat si distingue per la capacità di accogliere linguaggi e percorsi differenti, mantenendo al centro la qualità della ricerca e offrendo agli artisti uno spazio di confronto aperto e indipendente dalle logiche del mercato. In questo senso la mostra si configura come un osservatorio privilegiato sulla contemporaneità, capace di accogliere sensibilità, visioni e percorsi differenti.

La giuria della XVII edizione è composta da Andrea Bruciati, Ángel Moya García, Davide Ferri, Francesca Baboni, Ilaria Gianni, Lorenzo Balbi, Lorenzo Bruni e Stefano Taddei.


Ingresso Museo della Città di Livorno – Bottini dell’Olio, courtesy Museo
Ingresso Museo della Città di Livorno – Bottini dell’Olio, courtesy Museo

La cerimonia di premiazione si terrà domenica 2 agosto 2026 presso il Museo della Città di Livorno. Saranno assegnati il Premio Combat, i premi dedicati alle singole sezioni e i premi speciali promossi dai partner del progetto.

Inserito nel programma di Effetto Venezia 2026, il Premio Combat si svolge quest’anno in dialogo con la prima edizione di Livorno Art Book Fair, nuova manifestazione dedicata all’editoria indipendente, ai libri d’artista, alla fotografia, alle zine e alle autoproduzioni.


La concomitanza tra Premio i due appuntamenti segna l’avvio di una nuovo stagione per l’arte contemporanea a Livorno, capace di mettere in relazione pratiche artistiche, editoria indipendente, cultura visiva e nuove forme di produzione culturale. Un dialogo che rafforza il ruolo della città come spazio aperto al confronto, alla ricerca e alla sperimentazione, valorizzando il Museo della Città come luogo di incontro tra linguaggi, esperienze e pubblici diversi. 


I finalisti:

Sezione Pittura

Alice Moschetta, Josefina Ayllon, Alessandro Cito, Claudia Aschieri, Marco Crispano, Dario Wela, Luigi Di Fabio, Carlo Galofaro, Giulia Spugnoli, Luca Guidotti, Andrea Loi, Luca Balottin, Simona Mastropietro, Simone Miccichè, Michela Milani, Nicola Barth, Anastasia Norenko, Alessia Offidani, Diego Randazzo, Francesco Ronchi, Marco Sandreschi, Giuseppe Sciortino, Sergio Gagliardo, Lena Shaposhnikova, Signorino Pale, Sofie Tobiasova, Tonino Lacertosa, Tomás Toste, Sofia Villa, Meng Zhang

 

Sezione Grafica/Disegno

Luca Biffi, Ombretta Gamberale, Silvia Mantellini Faieta, Maria Marinelli, Mauro Valsecchi, David Michel Fayek, Pier Lorenzo Pisano, Pietro Ruisi, Aleksandra Trajkovic, Zhiyu Liu

 

Sezione Fotografia

Agnese Oprandi, Angelica Porrari, Nadal Antelmo, Andrea Di Lorenzo, Francesca Macis, Giacomo Mallardo, Tunahan Havrandere, Gevis Lekiqi, Francesca Maroni, Alberto Messina, Lorenzo Mini, Susanna Fiona Murray, Riccardo Pallini, Mauro Pinotti, Patrizia Posillipo, Salvatore Sparavigna, Sofia Samar, Sebastiano Branca, Luca Sereni, Sara Vighi

 

Sezione Scultura/Installazione

Alice Ahad, Serena Ciccone, Diego Azzola, Davide Fontana, Gonfio, Luca Gerry Conte, Chiara Niccoli, Marika Ricchi, Caterina Roppo, Tommaso Silvestroni

 

Sezione Video/Performance

Lorenzo Buongiovanni, Marco Calabrese, Paola Cenati, Anouk Chambaz, Rosa Lacavalla, Jiaye Liu, Rac Montoro, Mehrnoosh Roshanaei, Tommaso Buldini, Chiara Ventura



Informazioni:

Museo della Città di Livorno

piazza del Luogo Pio, 19 - Livorno 

+39 0586 824551

Dal 4 luglio al 2 agosto, 2026

Inaugurazione sabato 4 luglio ore 17.00

Premiazione domenica 2 agosto ore 19.00

Dal martedì alla domenica ore 10.00 – 19.00

Lunedì chiuso

Ingresso gratuito

 

 
 

25 giugno 2026 - 3 gennaio 2027

Julien Levy, Frida Kahlo 1938. © Courtesy Philadelphia Museum of Art
Julien Levy, Frida Kahlo 1938. © Courtesy Philadelphia Museum of Art

Questa settimana la Tate Modern inaugura la prima grande mostra dedicata a esplorare come Frida Kahlo (1907–1954) sia diventata un’icona globale e una figura di riferimento per generazioni di artisti. Attraverso le opere degli artisti che ha influenzato e una selezione dei suoi lavori più significativi, Frida: The Making of an Icon ripercorre l’ascesa straordinaria di Kahlo da pittrice relativamente poco conosciuta a fenomeno culturale mondiale. Realizzata in collaborazione con il Museum of Fine Arts, Houston, la mostra analizza come la sua arte e la sua vicenda personale abbiano ispirato artisti appartenenti a linguaggi, movimenti e comunità differenti in tutto il mondo.


Per la prima volta nel Regno Unito dopo oltre vent’anni, il pubblico ha l’opportunità di osservare l’intero percorso evolutivo di Frida Kahlo. Oltre trenta opere dell’artista, tra cui numerosi autoritratti raramente esposti, sono presentate accanto a fotografie e oggetti personali. Partendo dalla storica retrospettiva organizzata dalla Tate Modern nel 2005, questa nuova esposizione approfondisce l’influenza di Kahlo sulla storia dell’arte, mettendo il suo lavoro in dialogo con artisti moderni e contemporanei provenienti da tutto il mondo che si sono confrontati con la sua estetica, la sua identità e la sua biografia. Il percorso mostra come la sua figura continui a essere reinterpretata e riappropriata dalle nuove generazioni, consolidando il suo ruolo tra le personalità più influenti della storia dell’arte.


La mostra si apre con una riflessione sul modo in cui Kahlo costruisce e mette in scena la propria identità attraverso la pittura e lo stile personale. Attraverso opere, fotografie e documenti, i visitatori scoprono come l’artista abbia rappresentato le sue molteplici identità, da quella privata a quella politica, da quella fisica a quella spirituale. Tra i capolavori esposti figurano Self-Portrait (With Velvet Dress) del 1926 e Self-Portrait with Loose Hair del 1938, autoritratti nei quali emergono il legame con le radici messicane, l’autodeterminazione dell’immagine di sé, gli ideali femministi e l’esperienza della disabilità.


Queste opere sono presentate in dialogo con lavori di protagonisti del cosiddetto “Rinascimento messicano”, come il ritratto di Frida realizzato da Diego Rivera intorno al 1935 e Dream and Premonition del 1947 di María Izquierdo, evidenziando gli scambi artistici e intellettuali che hanno contribuito a definire la sua ricerca. Completano questa sezione fotografie, materiali d’archivio, gli iconici abiti tehuana di Kahlo e alcuni degli oggetti più preziosi appartenuti alla sua collezione personale.


Diego Rivera , Portrait of Frida Kahlo c.1935. Los Angeles County Museum of Art.
Diego Rivera , Portrait of Frida Kahlo c. 1935. Los Angeles County Museum of Art.

Il cuore della mostra è dedicato alle connessioni tra Frida Kahlo e il Surrealismo. Sebbene l’artista abbia sempre rifiutato questa definizione, la sua opera presenta evidenti affinità con il movimento, tanto che il suo fondatore, André Breton, la definì una «surrealista nata da sé». Dopo la sua prima mostra personale alla Julien Levy Gallery di New York nel 1938, Breton la invitò a esporre a Parigi, dove la collezione nazionale francese acquisì il suo autoritratto The Frame (1938).

La Tate Modern presenta quest’opera insieme ad altri capolavori come Diego and Frida (1929), Survivor (1938), Memory (The Heart) (1937) e Girl with a Death Mask (1938). Accostati a dipinti e fotografie di artisti attivi in America Latina, tra cui Kati Horna e Leonor Fini, questi lavori evidenziano un immaginario condiviso fatto di maschere, scheletri, sogni e riflessioni sulla morte, temi centrali tanto nella ricerca di Kahlo quanto nelle pratiche surrealiste.


Sebbene il nome di Frida Kahlo abbia iniziato a circolare negli ambienti artistici statunitensi già nei primi anni Trenta, la sua consacrazione internazionale avvenne solo diversi decenni più tardi. Tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta, il movimento Chicana/o negli Stati Uniti la adottò come simbolo di orgoglio culturale e resistenza politica, celebrandone la forza, la resilienza e la creatività. Nato nel contesto delle lotte per i diritti civili delle comunità di origine messicana, questo movimento vide nell’artista un modello identitario capace di rappresentare esperienze di appartenenza, marginalità e autodeterminazione.

La mostra approfondisce il modo in cui opere come My Dress Hangs There (1933–1938), che esprime il rapporto ambivalente di Kahlo con gli Stati Uniti, abbiano trovato una forte risonanza tra migranti messicani e comunità Chicana/o, trasformandola in una fonte d’ispirazione duratura. Il percorso espositivo mette inoltre in evidenza una nuova generazione di artisti attivi in Messico tra gli anni Ottanta e Novanta, che hanno rielaborato la sua eredità. Artisti come Nahúm B. Zenil e Georgina Quintana recuperano immagini, simboli e tradizioni della cultura messicana per interrogare criticamente ideali nazionalisti, strutture patriarcali e convenzioni legate al genere e all’identità.

 

Maria Izquierdo, Dream and Premonition  1947. Rocio and Boris Hirmas Collection
Maria Izquierdo, Dream and Premonition  1947. Rocio and Boris Hirmas Collection

L’ascesa del femminismo in Messico e negli Stati Uniti tra gli anni Settanta e Ottanta contribuì a rinnovare l’interesse per la rivoluzionaria autorappresentazione di Frida Kahlo. I suoi autoritratti, nei quali appare con i capelli corti, un lieve baffo e abiti maschili, così come le opere dedicate al parto e alla sessualità femminile, sfidarono apertamente le convenzioni culturali e i ruoli di genere del loro tempo.

La mostra della Tate Modern celebra l’influenza duratura esercitata da Kahlo sulle artiste attive in Messico, nelle Americhe e in Europa dagli anni Settanta fino a oggi. Le sue opere sono messe in dialogo con quelle di Kiki Smith, Judy Chicago e Ana Mendieta, dando vita a confronti visivi incentrati sui temi dell’identità, della violenza, del corpo e del rapporto tra essere umano e natura.

L’esposizione evidenzia inoltre il lavoro di numerosi artisti contemporanei che reinterpretano l’iconografia di Kahlo o ne assumono simbolicamente le sembianze per affrontare questioni legate alla razza, al genere, alla sessualità e alla disabilità. Tra questi figurano Yasumasa Morimura, Martine Gutierrez e Berenice Olmedo.


La mostra si conclude con una riflessione sulla trasformazione di Frida Kahlo in un vero e proprio marchio globale, capace di superare i confini della sua produzione artistica per estendersi alla sua immagine, al suo stile e alla sua figura pubblica. Una sezione intitolata Fridamania riunisce oltre duecento oggetti derivati dalla commercializzazione di massa della sua immagine, raccontando la nascita della sua eredità commerciale.

Attraverso la concessione dei diritti sulla propria immagine e le collaborazioni con grandi marchi internazionali, il volto di Kahlo è entrato stabilmente nella cultura popolare, comparendo su magliette, bottiglie di tequila, bambole Barbie, profumi e numerosi altri prodotti. A completare questa riflessione sono esposti materiali legati alla moda e alla cultura pop, insieme alla celebre biografia pubblicata nel 1983 da Hayden Herrera, oggi tradotta in oltre venticinque lingue e considerata uno degli elementi fondamentali nella costruzione del mito contemporaneo di Frida Kahlo.



Informazioni

Frida: The Making of an Icon

25 giugno 2026 – 3 gennaio 2027

Tate ModernBankside, SE1 9TG, Londra

Orari di apertura

Tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00

Venerdì e sabato apertura prolungata fino alle 21:00.

 
 
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