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Milano, 24 aprile 2026 – Una settimana intensa e partecipata per la 10ª edizione di Milano Art Week , conclusasi domenica 19 aprile. Più di 500 eventi , promossi da 263 tra istituzioni, fondazioni, musei, università, gallerie e spazi indipendenti , hanno animato la città per un’intera settimana tra mostre, talk , performance , workshop e aperture straordinarie.

Alina Chaiderov
Alina Chaiderov, Transition, 2024, Courtesy l’artista e Ciaccia Levi, Paris_Milano - Sala della Griselda, Castello Sforzesco - Ph. Sebastiano Pellion di Persano

Milano Art Week – promossa dal Comune di Milano , coordinata da Arte Totale ETS (associazione che riunisce ArtsFor_, Artshell e MAC Milano Art Community ) e realizzata con il main sponsor Banca Generali – ha trasformato ancora una volta la città in un sistema diffuso e dinamico dedicato all’arte contemporanea , consolidando il proprio ruolo di piattaforma di riferimento per la scena italiana ed europea.


Grazie a un programma articolato e trasversale – 243 mostre, 183 inaugurazioni, 62 workshop , 46 talk , 45 installazioni site specific , 41 visite guidate, 32 performance , 25 aperture speciali, 11 proiezioni e 3 fiere – la manifestazione ha restituito l’immagine di una città in cui la cultura contemporanea si sviluppa in modo capillare , coinvolgendo grandi musei, spazi indipendenti, università e luoghi della quotidianità urbana. Un palinsesto che ha attraversato linguaggi e generazioni, attivando riflessioni sui temi del presente – dalla memoria alla trasformazione urbana, dal rapporto tra arte e scienza alle nuove tecnologie – e stimolando il dialogo tra artisti, istituzioni e pubblico.


Tra i protagonisti di questa edizione figurano numerosi artisti di rilievo internazionale con mostre e progetti in città, tra cui Maurizio Cattelan, Jeremy Deller , Cao Fei, Marco Fusinato, Fabio Giampietro, Mona Hatoum, Anselm Kiefer, Robert Mapplethorpe, Steve McCurry, Otobong Nkanga, Gianni Pettena , Chiharu Shiota, Hito Steyerl e Rirkrit Tiravanija , insieme a figure storiche come Man Ray e Bruno Munari e a una costellazione di artisti italiani e internazionali che hanno contribuito a delineare la ricchezza del panorama contemporaneo.


Joana Escoval
Joana Escoval, Wind blow, plants bloom, leaves mature and are blown away, 2021 - Courtesy l’artista e Vistamare, Pescara _ Milan- Museo di Storia Naturale - Ph. Sebastiano Pellion di Persano

Il ruolo centrale è stato svolto dalle istituzioni cittadine – da l Museo del Novecento al PAC , dalla GAM al MUDEC , fino al Castello Sforzesco e a Palazzo Reale – che hanno tutte proposto mostre e appuntamenti dedicati all’arte contemporanea nelle sue variegate forme di espressione, affiancate da fondazioni private, spazi indipendenti e gallerie, contribuendo a costruire un programma plurale e diffuso.


Tra i nuovi progetti, ha riscosso grande interesse Ghost Track , l'iniziativa diffusa nei Musei Civici che ha messo in dialogo opere contemporanee e collezioni storiche, offrendo nuove chiavi di lettura del patrimonio cittadino. Apprezzata dal pubblico anche l’Art Night di sabato 18 aprile, che ha visto musei e spazi culturali prolungare l’apertura serale, permettendo al pubblico di vivere la città in una dimensione inedita.


Ampia partecipazione anche per Art for Tomorrow Talks – The Blurry Border Between Design & Art , realizzati in partnership con Democracy and Culture Foundation e The New York Times , in collaborazione con Milano & Partners e con il supporto di DILS , che hanno proposto momenti di confronto internazionale sulle relazioni tra arte e design. Infine anche il talk Il tempo dell’arte: velocità del mercato vs tempo della cultura , organizzato da Banca Generali , ha registrato una notevole affluenza.

Gina Folly
Gina Folly, Love VII, 2019 - Courtesy l’artista e FANTA MLN, Milano - Museo d_Arte Antica, Castello Sforzesco - Ph. Sebastiano Pellion di Persa

Numerosi anche gli eventi speciali, in cui la performance ha incontrato lo spazio urbano, configurando una dimensione esperienziale diffusa e accessibile che ha registrato un’ampia partecipazione del pubblico . Particolarmente seguite le performance di Marco Fusinato al PAC e di Benni Bosetto al Pirelli HangarBicocca , così come la rassegna CORPI SUL PALCO a cura di Gabi Scardi e Andrea Contin, che ha attivato il Teatro Continuo di Alberto Burri . Tra gli appuntamenti più originali, il concerto itinerante Mototrombe!, presentato da Aronne Pleuteri con l’Associazione Artisti di Strada , ha richiamato l’estetica rumorista - futurista di Luigi Russolo.


In parallelo , le fiere internazionali, tra cui miart (alla sua 30ª edizione) e la prima edizione milanese di Paris Internationale , hanno rafforzato l’attrattività della città per collezionisti, professionisti e pubblico internazionale.


Anche quest’anno Banca Generali , main sponsor della manifestazione, ha contribuito ad arricchire il programma con iniziative dedicate al pubblico, mentre SEA Milan Airports e BiM hanno sostenuto il palinsesto con progetti diffusi sul territorio urbano, portando l’arte anche nei luoghi di transito e aggregazione della città.


Questa edizione è stata realizzata con il contributo di Fondazione Cariplo. Guide Partner My Art Guide, Media Partner ARTnews Italia. Supporter Art Night Bird & Bird

 
 

In occasione della Milano Design Week 2026, il progetto di valorizzazione di giovani artisti ideato da Bruno Gnocchi incontra Massimo Alba, firma del mondo della moda, dando vita a una mostra che mette in relazione pratiche e sensibilità differenti, in un confronto intimo tra ricerche visive.


Pau Aguiló
Installation views courtesy Massimo Alba

In occasione della Milano Design Week 2026, UNIQUE, progetto dedicato alla valorizzazione di giovani artisti e ideato da Bruno Gnocchi, attiva una nuova collaborazione con Massimo Alba, voce distintiva della moda milanese, da sempre attenta al rapporto tra arte, materia e abito, per realizzare la mostra del giovane artista spagnolo Pau Aguiló (Palma, 2002).

Il progetto conferma la capacità di UNIQUE di generare connessioni tra linguaggi e contesti diversi, con l’obiettivo di sostenere e rendere visibili pratiche emergenti.

 

All’interno dello showroom milanese di Massimo Alba, UNIQUE invita Aguiló a esporre una selezione di opere pittoriche, costruendo un dialogo misurato tra ricerca artistica, superficie tessile e identità del brand. L’intervento si inserisce nella visione del progetto, orientata a sostenere voci capaci di abitare spazi ibridi e attivare forme di scambio.

 

Formatosi in Fine Arts presso il Camberwell College of Arts di Londra, Pau Aguiló sviluppa un linguaggio pittorico riconoscibile, in cui immaginazione, memoria e senso del luogo si intrecciano. Le sue opere mettono in tensione dimensione interiore ed esterna, alimentata dai paesaggi che hanno segnato il suo percorso: dalle foreste di Maiorca al tessuto urbano londinese.

 

Pau Aguiló
Installation views courtesy Massimo Alba

La collaborazione tra UNIQUE e Massimo Alba nasce da una visione condivisa, in cui arte e abito non sono oggetti conclusi, ma processi aperti, capaci di assorbire tempo, tracce e narrazioni. Nei giorni della Milano Design Week, lo showroom si configura come uno spazio sospeso tra dimensione domestica, atelier e studio d’artista, in cui dipinti, abiti e materiali diversi convivono in un equilibrio.

 

Questo progetto rappresenta per UNIQUE un ulteriore passaggio nel consolidamento di una piattaforma capace di mettere in relazione discipline diverse, attivando dialoghi tra artisti, brand e pubblico. L’intervento di Pau Aguiló da Massimo Alba restituisce con precisione questa tensione, configurandosi come un’esperienza in cui il lavoro artistico entra in relazione con il contesto, ampliandone il campo di significato.

 
 

Il Museo Fortuny presenta un’ampia mostra monografica dedicata a Erwin Wurm (Bruck an der Mur, Austria, 1954), tra i più influenti artisti contemporanei, che nel corso della sua carriera ha saputo ripensare profondamente il concetto stesso di scultura: ampliando le nozioni di tempo, massa e superficie, astrazione e rappresentazione, ponendo il corpo e l’oggetto quotidiano al centro di una riflessione che supera i confini tradizionali tra arte e vita.


Erwin Wurm
Erwin Wurm, Dreamer, One Arm, 2024, aluminium, paint, 92 x 148 x 93 cm. © Erwin Wurm, Bildrecht, Wien 2026. photo: Markus Gradwohl

L’umorismo, strumento fondamentale nella sua pratica, apre a questioni filosofiche e sociali: Wurm mette in scena le tensioni della società contemporanea, criticando le pressioni del capitalismo e le costruzioni identitarie imposte dall’esterno. Lo spazio liminale tra “alto” e “basso”, tra monumentale e banale, diventa il territorio privilegiato di una realtà farsesca e paradossale. L’ordinario - dichiara Erwin Wurm - è così vicino e così familiare a noi che siamo portati a trascurarlo. Guardare l’ordinario dalla prospettiva dell’assurdo e del paradosso ci dà l’opportunità di vedere qualcosa di diverso, forse più interessante.


Accogliere il suo lavoro tra le sale del Museo Fortuny significa accettare una duplice sfida alla gravità: quella fisica, che governa volumi e masse, e quella storica, esercitata dalla stratificazione culturale di uno dei luoghi più densi di memoria della città.

 

Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti e alla Scuola di Arti Applicate di Vienna tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, Wurm ottiene riconoscimento internazionale con le celebri One Minute Sculptures (1996–97) presentate al secondo piano del Museo dove i visitatori possono interagire direttamente con esse. In queste opere l’artista fornisce istruzioni che invitano il pubblico a eseguire azioni o pose con oggetti di uso quotidiano, mobili, sedie, bottiglie, libri, maglioni, trasformando il corpo umano in scultura temporanea. L’opera è per sua natura effimera: esiste nel gesto, nella durata di un minuto, e sopravvive nella documentazione fotografica, spesso realizzata con il mezzo istantaneo della Polaroid, vera e propria “tassidermia dell’istante”.


Parallelamente, Wurm antropomorfizza oggetti comuni in modi inattesi, come nel caso delle opere Dreamers, in cui cuscini sovradimensionati sostenuti da arti umani (gambe, braccia, piedi) in posizioni spesso goffe o precarie, si fanno metafora del mondo onirico, esplorando la tensione tra il corpo fisico e la dimensione psicologica dell'inconscio.

  

Il dialogo nel museo si concentra, in particolare, sull’abito come estensione scultorea del corpo. Nelle serie Substitutes, Wurm presenta indumenti privi di figura umana, monumenti all’assenza o membrane che trattengono l’ultimo gesto di chi li ha abitati. L’analogia è con il Delphos di Fortuny, un involucro pronto ad accogliere il corpo, ma privo di struttura autonoma senza di esso. Un confronto emblematico emerge tra lo scialle Knossos di Fortuny e la scultura Yikes, semplici rettangoli di materia che acquistano significato solo nella relazione con la persona. Il Knossos è un dispositivo scenico “aperto”, che richiede un gesto creativo per farsi scultura vivente; Yikes congela invece l’istante in cui quel gesto si è appena dissolto. In entrambi i casi l’opera esiste nel tempo dell’azione, nel confine tra presenza e assenza. 


Erwin Wurm
Erwin Wurm, Psyche - As You Like It (One Minute Sculptures), 2024 One Minute Sculptures series, aluminium, paint, fabric (pullovers), instruction drawing 262 x 115 x 68. © Erwin Wurm, Bildrecht, Wien 2026. photo: Markus Gradwohl

In questi termini prende forma il dialogo stravagante con Mariano Fortuny: genio poliedrico — scenografo, inventore, pittore, designer — Fortuny trasformò Palazzo Pesaro degli Orfei in un laboratorio totale, dove luce, architettura e tessuto si fusero in un’opera d’arte complessiva. Il Museo Fortuny, oggi, prende forma di una vera e propria “semiosfera” fisica: un ambiente in cui testi, forme e memorie eterogenee collidono generando nuove esplosioni di senso.

 

Entrare a Palazzo Fortuny durante questa mostra, in particolare, significa immergersi in un organismo architettonico vivo, una membrana sensibile dove oggetti e contenitore dialogano in un flusso continuo. L’opera di Wurm si inserisce in questo palinsesto come elemento di destabilizzazione controllata: le sue sculture si piegano, si gonfiano, si contraggono sotto il peso del pensiero e dell’ironia, trasformando il museo in un laboratorio dell’identità contemporanea. Ieri, come oggi. 

In questo incontro tra la solidità del passato e la precarietà del presente, emerge una domanda cruciale: in un mondo in cui siamo costantemente chiamati a “darci una forma”, cosa rimane di noi quando la posa si scioglie?


La mostra invita il pubblico a confrontarsi con questa tensione, riconoscendo nell’essere umano stesso il materiale plastico per eccellenza.

 
 
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