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Siamo in una congiuntura di disturbo continuo da media e social media. Questo riguarda anche la cultura. La ponderazione, il silenzio, la solitudine non paiono consoni alla ricerca estetica contemporanea.



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Siamo inoltre in una situazione in cui c’è un continuo riverberarsi del passato, il quale si presenta con le vesti del cambiamento ma in realtà mantiene tutto in stallo. Queste constatazioni muovono e fanno muovere i vari spunti che si possono trovare nel testo in questione. I diversi prodotti tecnologici non permettono uno stacco che lascia fluire un percorso creativo. I link rimandano continuamente a dei saperi senza controllo alcuno, in un marasma informativo che uccide continuamente anche l’immaginazione. La facilità poi della possibile decodifica di quello che non conosciamo o ci si presenta come ostacolo rappresenta un ulteriore impedimento. In tale modalità di stare al mondo infatti non ci mettiamo in gioco ed evitiamo, tramite uno scatto creativo, di trovare soluzioni personali. La continua produzione attuale di dispositivi d’immaginazione è consona al fatto che, in mezzo a questo profluvio estetico, ci si accontenti dello status quo. Dietro a tutto ciò c'è un capitalismo in salsa accattivante e che pare essere l'unico modo di stare al mondo. Ogni idea apparentemente diversa sembra essere già immessa nel flusso preordinato della finanza. La mediazione della tecnologia si sostituisce al reale, proponendoci una semplificazione che è consona al mantenimento dell’ordine costituito. La solita emotività di massa, con ricerca di scandalo che possa dare qualche passaggio mediatico in un sistema informativo dominato dalla mediocrità, viene veicolata da tante arte contemporanea. La sessualità o la religione sono alcuni di questi, soliti, temi abusatissimi. Siamo inoltre, come si ricordava prima, in un finto mondo dominato dalla creatività. Secondo l’autore una delle possibilità che ha la contemporaneità di uscire da questo vicolo cieco è di trovare un più consono rapporto con il passato. Il già trascorso può tornare ad apparirci, sulla scorta del pensiero di Horkheimer e Adorno, come speranza di cambiamento fallito ma che può riverberarsi con la stessa carica incendiaria nel presente. Qui può attuarsi anche un nuovo percorso creativo, non più legato ai media e al flusso informativo da loro continuamente proposto. Gli uomini devono provare però insoddisfazione per il presente, non beota magnificazione.


-Stefano Taddei


Francesco Panaro

Contro la cultura

Esseri e universi ben invisibili

Mimesis Edizioni, pp. 148

 
 

Aggiornamento: 27 set 2019


Dopo la recente mostra personale Parmiggiani: Dematerialization presso il First Art Museum di Nashville ( USA ), ora l'artista emiliano espone un nutrito corpus del proprio operato artistico a Firenze. L'artista da tempo si muove con una ricerca che va ad indagare i grandi temi dell'essere. Attraverso una peculiarità sovente monumentale del proprio manifestarsi, in realtà tale ricerca si muove in un ambito parecchio radicale, lambendo tranquillamente il sovversivo/anarchico. Apre il percorso espositivo un riferimento al cuore, serrato tra il soffitto della galleria e una copia della Divina Commedia. Il punto di vista è pregno di riferimenti allo spazio e allo sguardo.

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Senza titolo, 2007-2019 - Calco di cuore umano, fusione di ghisa, esemplare della Divina Commedia. Versione in verticale cm 17x12x11 (cuore) e misure variabili

Courtesy Galleria Poggiali



Il tempo è certamente uno dei passaggi principali di questo ricercare un senso nello stare al mondo che, sovente, può solo indicare un possibile percorso in mezzo all'impazzita contemporaneità. Anche recentemente l'autore ha sostenuto attraverso il proprio operare un pensiero che pesca nel frammento del passato ma che si ripropone come attuale.



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Senza titolo, 1985-2019 – Cera e lampada spenta, cm 54x35x39

Courtesy Galleria Poggiali



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Senza titolo, 2019 – Libro, calco in gesso e orologio, cm 29x37x25

Courtesy Galleria Poggiali


In queste opere in mostra non si può che riscontare il tema dell’assenza, argomento particolarmente caro all’autore e che si dipana come uno dei vincastri dell’essere al mondo. Claudio Parmiggiani si rivolge alle fattezze del reale per indagarle come paradigmi per l’individualità e la collettività.



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Senza titolo, 2019 - Fumo e fuliggine su tavola, cm 90x300

Courtesy Galleria Poggiali


Tali opere paiono muoversi attraverso il silenzio ma, se accolte, sanno propugnare diversificate testimonianze per l’attualità. Non per nulla l’autore ha parlato di “ religione dell’arte “. Un senso metafisico infatti ci avvolge quando ci confrontiamo con tale operare, forse, sentendoci meno soli al mondo.


- Stefano Taddei


Galleria Poggiali

Via della Scala, 35/a-via Benedetta 3/r

Firenze Fino al 29 ottobre 2019

E-MAIL INFO: info@galleriapoggiali.com

SITO UFFICIALE: http://www.galleriapoggiali.com


 
 

Il pop è ancora considerato un fenomeno che ha inciso maggiormente in ambito musicale. In realtà è un settore estetico molto ampio, che ha invaso vari settori culturali e continua a manifestarsi anche attualmente in numerosi rivoli.



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Questo libro, seppur con brevi ma pregnanti passi dedicati ad eventi o personaggi topici, si presenta come una summa che può intersecarsi copiosamente con altre ricerche artistiche. Anche solo la partecipazione di Lou Reed e di Lady Gaga ad alcune performance di Marina Abramović testimonia tale contatto. Per non parlare della Plastic Ono, band di John Lennon e Yoko Ono. Inoltre lo spettacolo ( finito con una rissa ) del 10 giugno 1977 dei Sex Pistols sul Tamigi, di fronte a Westminster, organizzato dal loro manager Malcolm McLaren, per suonare God Save the Queen, non si può considerare come una performance ? Nel testo vengono riportate inoltre alcune sortite di personaggi musicali in ricerche artistiche differenti. Non si può non ricordare in tale senso però, tra i più rilevanti ma non gli unici, percorsi inversi come quello di Peter Blake per i Beatles o Andy Warhol per i Rolling Stones o i Velvet Underground ( un gruppo rock visuale, secondo la giusta interpretazione di Jerome Sans ). In Italia, ad esempio, abbiamo avuto Le Stelle di Mario Schifano. Viene perciò anche in mente il connubio non solo artistico tra Manic Street Preachers e Jenny Saville, o lo stesso gruppo che omaggia Willem de Kooning nella canzone Interiors. Vincent Van Gogh è stato invece un compagno inquieto di Joni Mitchell. Una parte del testo viene dedicata agli artisti che hanno omaggiato il pop, da Andy Warhol con Triple Elvis fino a The Abramovic Method citato precedentemente. Non mancano poi i riferimenti al Dada, a Luigi Russolo e Marcel Duchamp, senza scordarsi, tra gli altri, Kurt Switters e Frank Zappa. Poi ci sono i brani ispirati ad altre ricerche come la picassiana Guernica ( 1989 ) degli Stone Roses. E' la volta inoltre di capolavori cinematografici come Dancer in The Dark di Lars von Trier che testimoniano incursioni pop anche in questo ambito. Per le copertine degli album certamente il lavoro di Robert Crumb per Cheap Thrills dei Big Brothers & The Holding Company ( 1968 ) rimane uno dei punti più alti, senza dimenticare anche le cover dei Pink Floyd o altri esempi rimarchevoli. La fotografia ha poi saputo, attraverso alcuni interpreti, immortalare in modo indelebile alcune icone, come l'anonimo che ha catturato nel 1932 Robert Johnson o Anton Corbijn con David Bowie o Richard Mapllethorpe con Grace Jones. Non si possono poi non rilevare le performance dell'Iguana Iggy Pop, in bilico tra body-art, blues e rimandi a Jim Morrison, o le ricerche artistiche a tutto tondo della psichedelia. C'è pure poi la musica che sa burlarsi di certi stilemi del circo dell’arte contemporanea e pare difficile fare meglio dei Franz Ferdinand nel video Do You Want To firmato da Diane Martel o i Red Hot Chili Peppers in Can’t Stop di Mark Romanek. Il pop quindi rimane una ricerca che invade altri ambiti, lasciando segni indelebili.


-Stefano Taddei



Guido Michelone

Pop music

Segni e linguaggi

Casa Musicale Eco s.a.s., pp. 438


 
 
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