CASA FLASH ART - A Slant of Light
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Il sistema dell’arte contemporanea ha costruito negli ultimi decenni un’infrastruttura della visibilità: regole percettive che definiscono come un’opera deve apparire. White cube, fiere, showroom condividono la stessa grammatica luminosa — pareti neutre, illuminazione uniforme, ombre cancellate. Una luce frontale che stabilizza lo spazio, sospende il tempo, trasforma la visione in un dispositivo controllato.

A Slant of Light prende posizione contro questa neutralità. Il titolo viene da Emily Dickinson: There’s a certain Slant of light, / Winter Afternoons — È una luce invernale che non illumina, opprime.
Non lascia tracce visibili sul corpo, ma produce una «internal difference / Where the Meanings, are» — un’alterazione interiore senza ferita. Una luce che non rivela: agisce.
La mostra si colloca in un momento preciso del calendario dell’arte: il dopo mercato. Dopo la concentrazione luminosa delle fiere — dove tutto è progettato per la massima leggibilità — resta una luce diversa, più silenziosa, quasi domestica. Una luce che non deve più convincere.
In questo tempo le opere cambiano stato: smettono di essere oggetti esposti in un sistema di scambio e tornano a essere presenze attraversate da variazioni di luce, ombre e tempo.
Le opere di Friedrich Andreoni, Benedetta Fioravanti e Jacopo Mazzetti lavorano su soglie, superfici e spostamenti minimi: elementi che emergono solo quando la luce smette di essere neutra.

In occasione della mostra viene presentato il nuovo numero di Flash Art Italia dedicato a La città: utopie radicali e distopie contemporanee. La luce obliqua diventa anche deviazione dello sguardo — una condizione che rende visibile ciò che normalmente resta ai margini. Qui la luce non serve a rendere l’opera leggibile. La mette in tensione.




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