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Cremona Art Fair 2026: l'intervista al direttore Paolo Batoni

  • 17 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Venerdì 8 maggio il Padiglione 2 di CremonaFiere ospiterà la quarta edizione di Cremona Art Fair, confermandosi tra gli appuntamenti più dinamici del panorama artistico lombardo. Il passaggio al padiglione più ampio del quartiere fieristico accompagna una nuova fase di crescita della manifestazione, che quest’anno riunisce 65 realtà del contemporaneo tra gallerie, editori e istituzioni. Un incremento che rafforza il ruolo della fiera come piattaforma di dialogo tra progettualità locali e visioni internazionali, sostenuto da un layout rinnovato pensato per valorizzare il percorso espositivo e rendere l’esperienza di visita più fluida, leggibile e coinvolgente.


Cremona Art Fair 2026

In vista dell’apertura, abbiamo intervistato il direttore Paolo Batoni per approfondire le novità, la crescita della manifestazione e il ruolo della fiera nel panorama artistico lombardo.


Cremona Art Fair è alla sua quarta edizione. Quali sono le principali novità rispetto agli anni precedenti?


Alla sua quarta edizione, Cremona Art Fair entra in una fase di piena maturazione. Cresce nello spazio e nella qualità della proposta, ma soprattutto nella capacità di essere riconosciuta come un appuntamento sempre più autorevole nel panorama italiano. Sempre più frequentata da collezionisti, operatori e nuovi pubblici, la fiera consolida una vocazione precisa: essere un luogo accessibile, capace di coniugare ricerca e mercato.

Tra le novità principali c’è una presenza più ampia di gallerie straniere, che rafforza il profilo internazionale e amplia le opportunità di scoperta. In questa direzione si inserisce la collaborazione con ARA – Art Run Agency per il Programma VIP, pensato per favorire la partecipazione di collezionisti e professionisti esteri attraverso percorsi dedicati e momenti di relazione con gallerie e istituzioni.

Si rafforza anche il Public Programme. Advisor on Demand nasce per avvicinare al collezionismo le nuove generazioni, offrendo consulenze gratuite e visite guidate con advisor e curatori under 35. Stanza d’ascolto, a cura di Michele Lombardelli, introduce invece uno spazio dedicato al suono come linguaggio artistico, in dialogo con l’identità musicale della città. A questi si affiancano il Premio Prospettive e un programma di Talk che trasforma la sezione editoriale in una piattaforma di confronto.

Più che singole novità, si tratta di un cambio di scala: Cremona Art Fair si configura sempre più come un dispositivo culturale, capace di costruire relazioni e strumenti di lettura.


Come si sta evolvendo il ruolo della fiera nel panorama artistico?


Cremona Art Fair si sta definendo come una piattaforma che tiene insieme mercato, ricerca e costruzione culturale. A livello regionale si inserisce in un sistema già strutturato, distinguendosi per l’attenzione alla qualità dell’esperienza e dei contenuti. A livello nazionale, l’obiettivo è intercettare dinamiche emergenti e attivare relazioni che proseguano oltre i giorni della fiera. La dimensione internazionale contribuisce a rafforzare questo posizionamento, mettendo in connessione il contesto locale con reti più ampie.


Quali sono oggi le principali sfide per una fiera d’arte?


In un contesto sempre più competitivo, la sfida è evitare che la fiera si riduca a un format replicabile o a un dispositivo puramente commerciale. È necessario costruire un progetto riconoscibile, capace di produrre contenuti e offrire strumenti di orientamento.

Un tema centrale è la costruzione del pubblico: non basta attrarre visitatori, ma sviluppare una nuova alfabetizzazione del contemporaneo. In questa direzione si inseriscono progetti come Advisor on Demand e Stanza d’ascolto, che introducono modalità di fruizione più consapevoli e accessibili.


Come è stata strutturata la selezione delle gallerie?


La selezione è stata costruita seguendo criteri di qualità e coerenza, pensando alla fiera come a un sistema complessivo. Abbiamo lavorato per mettere in relazione gallerie consolidate e realtà più giovani, con una maggiore apertura internazionale.

L’obiettivo non è rappresentare il mercato in modo neutro, ma costruire una proposta con una propria tenuta curatoriale, in cui ogni partecipazione dialoghi con il contesto generale.


Cremona Art Fair 2026

Quali tendenze emergono dalla sezione Art Projects?


Art Projects continua a essere uno spazio dedicato alla ricerca, ma con una crescente apertura a linguaggi ibridi.

Si conferma l’attenzione verso la pittura, reinterpretata in chiave contemporanea, ma emerge anche una forte presenza di pratiche che attraversano diversi media. In questo senso, la Stanza d’ascolto introduce un elemento significativo, portando il suono all’interno del percorso espositivo e ampliando le modalità di fruizione. Più che una singola tendenza, ciò che si evidenzia è una pluralità di approcci che riflette una fase di grande apertura.


Che ruolo hanno oggi il libro d’artista e l’editoria indipendente?


Il libro d’artista rappresenta uno spazio privilegiato di sperimentazione, in cui si intrecciano pratica artistica e dimensione editoriale. All’interno della fiera, questa dimensione è sviluppata anche attraverso i Talk, che trasformano la presentazione in un momento di confronto.

L’editoria indipendente, in particolare, ha la capacità di aprire spazi di libertà e attivare dialoghi tra realtà diverse, rafforzando la dimensione discorsiva della fiera.


Quali dinamiche osserva nel mercato dell’arte italiana?


Il mercato italiano continua a muoversi in un contesto complesso e resta ancora marginale rispetto ai grandi poli internazionali, ma proprio questa condizione oggi apre anche spazi interessanti. Si avverte una crescente attenzione verso artisti emergenti, segmenti meno inflazionati e forme di collezionismo più consapevoli. Mi sembra che stia cambiando soprattutto il modo di avvicinarsi all’arte: c’è più curiosità, più attenzione alla ricerca e un bisogno sempre maggiore di orientamento. In questo senso, progetti come Advisor on Demand rispondono a un’esigenza reale: accompagnare nuovi collezionisti e rendere più accessibile un sistema che altrimenti rischia di rimanere opaco. Più in generale, la sfida è trasformare la fiera in uno spazio che non solo intercetta il mercato, ma contribuisce anche a orientarne le traiettorie.


Cremona Art Fair 2026

Quale ruolo avranno le nuove tecnologie?


Il digitale è ormai una componente strutturale, ma il focus è sull’integrazione tra esperienza fisica e strumenti online. La piattaforma digitale amplia la visibilità, mentre il Public Programme introduce modalità di fruizione più lente e consapevoli. L’obiettivo è costruire un equilibrio tra queste dimensioni.


Se dovesse descrivere Cremona Art Fair 2026 in tre parole?


Consapevolezza, relazione, visione.

 

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