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Dal 28 gennaio al 20 febbraio 2026 la Galleria Antonia Jannone Disegni di Architettura di Milano presenta Secondo piano, mostra personale di Sara Salvemini.

La mostra riunisce tre cicli della produzione dell’artista – Alberi, Ritratti e Interni – all’interno di una ricerca che indaga il rapporto tra soggetto e contesto, corpo e struttura, natura e architettura, attraverso una spazialità costruita per livelli o “piani”.

 

Sara Salvemini Cadorna
Sara Salvemini, Cadorna, acquarello su carta, cm 31 x 31

Nella sezione Alberi lo sguardo si solleva idealmente dal piano terra per concentrarsi sui fronti urbani. In primo piano compaiono elementi naturali – spesso alberi colti nei dettagli di tronchi e rami – mentre sullo sfondo si sviluppano le facciate del razionalismo milanese. La linea morbida e organica della natura dialoga con il ritmo geometrico dell’architettura, in un rapporto di reciproca amplificazione. L’invecchiamento della corteccia richiama quello degli scuri lignei degli edifici degli anni Cinquanta, evocando un tempo lungo e stratificato, fatto di stagioni e di memoria architettonica.

 

In Ritratti, agli alberi si sostituiscono i grandi cartelloni pubblicitari. La centralità del volto, la sovrapproduzione di immagini e il dominio dell’immaginario commerciale definiscono un paesaggio urbano segnato dall’iperpresente e dall’effimero. I volti femminili delle campagne di moda, i loghi e la grafica pubblicitaria interagiscono casualmente con porzioni di facciate, in viste oblique e prospettive instabili, attraversate dai fili dell’illuminazione urbana. Il disegno restituisce complessità e profondità a un ambiente visivo saturo, trasformando l’immagine pubblicitaria in una visione stratificata.

 

Sara Salvemini via Lanzone
Sara Salvemini, via Lanzone, acquarello su carta, cm 31 x 41

La sezione Interni introduce infine una dimensione più intima e domestica. Lo sguardo entra negli spazi chiusi – case “aperte” o ambienti pubblici – sfumando il confine tra pubblico e privato. In assenza di figure umane, sono gli oggetti della vita quotidiana – una lampada, una poltrona, un libro – a suggerire la presenza dell’abitare, trovando il proprio posto all’interno della struttura spaziale e architettonica.

 

Nata a Milano nel 1978, Sara Salvemini vive e lavora a Milano. Con una formazione da architetto, per molti anni ha operato a diverse scale, dall’architettura all’interior design fino al design urbano, sviluppando progetti basati su un’osservazione attenta del contesto e delle sue molteplici caratteristiche. Il suo lavoro artistico nasce da una riflessione sullo spazio e sul paesaggio contemporaneo, esplorati attraverso le loro prestazioni e le modalità con cui vengono vissuti e abitati.

 

Sara Salvemini via dell'Orso
Sara Salvemini, via dell'Orso, acquarello su carta, cm 31 x 31

Con uno sguardo intuitivo e non programmatico, in Secondo piano l’artista indaga la relazione tra corpo e struttura ambientale, trasformando lo spazio reale in ritmo e composizione e dando forma a un linguaggio in cui la vitalità dell’organico si fonde con il rigore dell’architettura.



SARA SALVEMINI. Secondo piano

28 gennaio – 20 febbraio 2026

OPENING | 28 gennaio 2026, ore 18.00

Corso Garibaldi 125 - 20121 Milano

 
 


Giovedì 15 gennaio 2026, alle ore 20.00, da Snodo – area food & drink delle OGR Torino–

si terrà Compost-, una cena conviviale nata dal dialogo tra gli artisti e chef Luca Conte (Gerolamore) e Teresa Satta.


compost cena d'artista

A metà tra performance e pasto, Compost- ha l’obiettivo di creare una comunità temporanea definita dal cibo e dalle persone che questo cibo lo consumano insieme. Come una pièce teatrale, i quattro atti della cena racconteranno storie e con oggetti e giochi popoleranno la tavola, trasformandola in uno spazio narrativo condiviso.


Lo scambio tra i partecipanti è parte fondamentale dell’esperienza. Il menu si sviluppa come una progressione: da un primo piatto da consumare individualmente fino a un ultimo piatto condiviso collettivamente, attraversando diversi gradi di condivisione e prossimità. Ingerire e degustare allo stesso tavolo diventa così un modo per espandere un’esperienza trasformativa primaria: aderendo allo scambio conviviale, non si cerca solo il nutrimento, ma si partecipa a un gesto collettivo, quello della commensalità.


Teresa Satta
Teresa Satta, foto © Gianluca Di Ioia

Il percorso gastronomico è costruito attraverso l’utilizzo di prodotti nella loro forma originale e di prodotti trasformati tramite fermentazioni e altri processi di alterazione, mettendo in relazione pratiche culinarie, ricerca artistica e ritualità condivisa, con l’obiettivo di raccontare la quotidianità del cibo come spazio di incontro tra ingredienti, colori e culture. La tavolata, che si sviluppa intorno al Social Table di Snodo e accoglie l’intera opera, si configura come una sceneggiatura in continuo mutamento in cui si svolge la cena: ogni atto evoca un tema a cui si intrecciano storie, giochi, oggetti, numeri e simboli che emergono dalle ricerche degli artisti e si dichiarano sulla tavola come vere e proprie presenze.


Luca Gerry Conte
Ritratto di Luca Gerry Conte (Gerolamore)

La cena d'artista si inserisce nel Public Program 2026 delle OGR Torino, che approfondisce e amplia le traiettorie di ricerca delle mostre Electric Dreams. Art & Technology Before the Internet, organizzata da Tate Modern e OGR Torino, e We Felt A Star Dying, installazione immersiva di Laure Prouvost commissionata da LAS Art Foundation e co-commissionata da OGR Torino.



Giovedì 15 gennaio 2026, ore 20.00

Snodo, Social Table

Corso Castelfidardo 22, Torino

 
 

In occasione di Arte Fiera, garage BENTIVOGLIO inaugura l’anno 2026 con un nuovo appuntamento e presenta nella vetrina su via del Borgo di San Pietro Temporali di Alberto Garutti, un’opera che mette in relazione lo spazio espositivo con un fenomeno naturale distante e imprevedibile, trasformando un evento atmosferico in un’esperienza d’arte intima e quotidiana. La luce dell’installazione diventa quindi il segno visibile di qualcosa che accade altrove, stabilendo un legame invisibile tra chi osserva e un cielo lontano.


Alberto Garutti, Temporali
Alberto Garutti, Temporali, 2015, garage Bentivoglio, Palazzo Bentivoglio ph. Carlo Favero. Courtesy Studio Alberto Garutti

L’opera si inserisce idealmente nella tradizione di artisti che, a partire dalla fine degli anni Sessanta, hanno messo in discussione la scultura spostandone il campo d’azione oltre l’oggetto, verso il paesaggio, il tempo e l’attesa. Se lavori come The Lightning Field di Walter De Maria affidavano l’esperienza a un pellegrinaggio in luoghi remoti carichi dell’attesa dell’avverarsi di un fenomeno atmosferico, Garutti compie un gesto opposto: non interviene sul territorio, ma sull’esistente, insinuandosi nel sistema elettrico e facendone un dispositivo sensibile al mondo.


«Garutti conosce le leggi del mondo e ce ne fa dono: l’opera è infatti “dedicata a coloro che passando di lì pensano al cielo”, non necessariamente quello sotto cui si trovano, ma forse un altro, lontano», racconta il curatore Davide Trabucco. «L’altrove è il centro di molti lavori dell’artista, nella consapevolezza che la verità che cerchiamo è sempre un passo oltre il nostro baricentro». In questa prospettiva, l’opera può manifestarsi senza testimoni o non manifestarsi affatto, esistendo anche nell’attesa e nella possibilità della sua attivazione: il temporale resta distante e invisibile, affidato all’immaginazione dello spettatore, che costruisce mentalmente il proprio cielo, il proprio lampo, il proprio tuono.



Dal 4 al 28 febbraio 2026

garage BENTIVOGLIO

Via del Borgo di San Pietro 3A, Bologna


 
 
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