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Casa degli Artisti inaugura GERANOS – Subcultures of the Sun (Movimento III) di Riccardo Arena, un progetto che supera i confini della mostra tradizionale per trasformare il piano terra della Casa in un organismo vivo, processuale e in costante trasformazione.


Riccardo Arena, TEOMAMA- The Hollow Figure, Courtesy dell'artista e di Casa degli Artisti
Riccardo Arena, TEOMAMA- The Hollow Figure, Courtesy dell'artista e di Casa degli Artisti

Dopo le prime due tappe a Monte Verità e al Museo Elisarion di Locarno, Arena approda a Milano con la fase più corale e partecipata della sua lunga ricerca dedicata al mito, agli archivi e ai processi di immaginazione collettiva.


La mostra si configura come un ambiente in divenire: non un luogo che espone risultati finiti, ma uno spazio in cui il pensiero prende forma sotto gli occhi del pubblico. Materiali d’archivio, diagrammi, appunti visivi, reperti, installazioni e interventi performativi convivono come elementi di un paesaggio instabile, attraversato da relazioni, riscritture e nuove connessioni. La processualità diventa così parte dell’esperienza stessa, invitando i visitatori a immergersi in un laboratorio aperto.


Alla base del progetto c’è la ricerca avviata nel 2021 da Arena insieme al curatore Noah Stolz, radicata nella danza rituale del Geranos, la coreografia che – secondo il mito – Teseo eseguì uscendo dal labirinto. Per Arena, il movimento spiraliforme del Geranos, interpretato da Károly Kerényi come forma di conoscenza incarnata, diventa una chiave per esplorare genealogie simboliche, forme del sapere e letture non lineari del mondo.


Riccardo Arena, GERANOS Choreography of a Mental Landscape - Movimento I_0_1, Courtesy dell'artista e di Casa degli Artisti
Riccardo Arena, GERANOS Choreography of a Mental Landscape - Movimento I_0_1, Courtesy dell'artista e di Casa degli Artisti

GERANOS si nutre di un fitto intreccio di riferimenti culturali: l’eredità utopica di Monte Verità, l’immenso archivio iconografico della Fondazione Eranos conservato al Warburg Institute, le collezioni del Museo Antropologico di Città del Messico, studiate dall’artista durante una residenza presso UNAM. Per Arena, gli archivi sono organismi viventi: non depositi di memoria, ma strutture di pensiero da riattivare attraverso associazioni, metamorfosi e derive immaginative.


La tappa milanese rappresenta il momento più comunitario della ricerca. Arena lavora insieme a un collettivo curatoriale, ricercatori, studenti e artisti invitati, costruendo un dispositivo espositivo che evolve, si espande e genera costellazioni di significato sempre nuove. Il progetto darà inoltre vita a un fondo archivistico destinato al Museo MA*GA: un archivio vivo, eccentrico, non classificabile, che documenta tanto la pratica dell’artista quanto le reti simboliche che l’hanno resa possibile.


Riccardo Arena, BULLROARER - Aeroacoustic Shadows Notations, Courtesy dell'artista e di Casa degli Artisti
Riccardo Arena, BULLROARER - Aeroacoustic Shadows Notations, Courtesy dell'artista e di Casa degli Artisti

Con GERANOS – Subcultures of the Sun (Movimento III), Casa degli Artisti rinnova la sua missione di luogo aperto ai processi, alla ricerca e alla condivisione. Arena, da anni impegnato in indagini transcontinentali tra miti, culture e storie, offre un ambiente evocativo e complesso, dove la conoscenza si manifesta come movimento, intuizione e trasformazione continua.


Casa degli Artisti

Corso Garibaldi 89A / Via Tommaso da Cazzaniga 20121, Milano


Date

10 dicembre 2025 - 11 gennaio 2026

 
 

In occasione della grande mostra Chiharu Shiota: The Soul Trembles, il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino presenta una nuova edizione di Evolving Soundscapes, il public programme curato da Chiara Lee e freddie Murphy che trasforma la visita in un’esperienza immersiva, espandendo l’universo dell’artista giapponese attraverso il linguaggio del suono.


Tamanaramen
Tamanaramen

Un progetto che si conferma tra i più innovativi del museo, grazie a una selezione di musicisti e sound artist contemporanei capaci di dialogare con i temi della mostra e amplificarne le vibrazioni emotive.


Il secondo appuntamento porta al MAO le Tamanaramen, duo audiovisivo con base tra Tokyo e Londra formato dalle sorelle Hana, artista visiva, e Pikam, cantante e producer. Dopo percorsi individuali, nel 2021 decidono di unire le proprie ricerche dando vita a un progetto comune che si muove tra musica elettronica, vocalità intima e visual di forte impatto. Le loro performance combinano paesaggi sonori astratti, voci sussurrate e immagini ispirate a texture cutanee, colori fluidi e movimenti vibranti: un universo estetico in cui suono e immagine si fondono senza confini.


La poetica delle Tamanaramen trova sorprendenti risonanze con i temi centrali del lavoro di Chiharu Shiota: la presenza nell’assenza, la fragilità dell’identità, la memoria inscritta nei gesti più quotidiani. Nei loro live emergono delicate meditazioni sulla solitudine e sulla relazione con l’altro, alternate a momenti di energia pulsante che catturano la dimensione del dancefloor. Un dialogo sottile ma potentissimo con le installazioni della Shiota, che amplifica l’esperienza sensoriale della mostra.



MAO Museo d’Arte Orientale

Via san Domenico 11, Torino

 

Date

Giovedì 4 dicembre 2025 ore 19:30

 
 

Questo inverno Hauser & Wirth St. Moritz presenta Alberto Giacometti: Faces and Landscapes of Home, una mostra che riporta l’artista svizzero nel cuore dei luoghi che lo hanno formato: Stampa e Maloja, nella remota Val Bregaglia.


Erika Pellicci, Angela compra le sigarette
Alberto Giacometti at his worktable in Stampa, 1964 © Succession Alberto Giacometti / 2025, ProLitteris, Zurich

Curata da Tobia Bezzola, l’esposizione raduna dipinti, sculture e disegni che raccontano il legame profondissimo tra Giacometti, la sua famiglia e il paesaggio alpino della sua infanzia. Un ritorno alle origini che non è solo geografico, ma anche emotivo e creativo.


Accanto alle opere dell’artista, la mostra integra le fotografie di Ernst Scheidegger, amico intimo e compagno di viaggio, che dagli anni Quaranta fino agli anni Sessanta documentò la vita quotidiana di Giacometti tra Parigi e la Svizzera. Le sue immagini rivelano un lato raccolto e quasi domestico dell’artista: momenti al cavalletto, scambi silenziosi con la madre o con la moglie Annette, pause contemplative nelle stanze della casa-studio di Stampa.


Giacometti cresce in Val Bregaglia in una famiglia immersa nell’arte: il padre Giovanni è uno dei grandi moderni svizzeri, celebre per le sue vedute alpine luminose. Non stupisce quindi che i primi soggetti del giovane Alberto, negli anni Dieci e Venti, siano la madre, il padre e i paesaggi che gli stanno attorno. Schizzi delicati, austeri e intimi al tempo stesso, che definiscono già i temi centrali della sua ricerca: la figura umana, la luce, l’osservazione del reale.


Helen Chadwick,Self Portrait, 1991.Jupiter Artland Foundation.© Estate of HelenChadwick. Courtesy Richard SaltounLondon, Rome, New York
Alberto Giacometti Monte del Forno 1923 Oil on canvas 60 x 50 cm Private Collection, Switzerland © Succession Alberto Giacometti / 2025, ProLitteris, Zurich

Nel 1922 l’artista si trasferisce a Parigi, desideroso di emanciparsi da una tradizione che sente troppo stretta. Qui incontra l’avanguardia: cubismo, arte tribale, surrealismo. Sperimenta, si mette in crisi, cambia direzione. Ma, come mostra l’allestimento, il legame con la Svizzera non si interrompe mai. Negli anni della Seconda guerra mondiale torna a lavorare stabilmente a Ginevra e fa frequenti ritorni a Stampa e Maloja, luoghi dove ritrae ossessivamente le persone a lui più care: la madre, Diego, Annette. Figure che diventano, nel tempo, veri e propri archetipi della sua scultura.


In mostra compaiono opere cesellate nel bronzo, come Tête au long cou e Petite buste de Diego, insieme a disegni tardi delle montagne che frequentò per tutta la vita. Sono testimonianze di un dialogo continuo tra partenza e ritorno, tra la Parigi cosmopolita e il rifugio intimo delle Alpi.


Le fotografie di Scheidegger completano questo racconto, restituendo il ritmo quotidiano dell’esistenza di Giacometti: un artista inquieto e urbano, ma anche un figlio delle montagne, legato a quella terra da una fedeltà profonda e quasi segreta.


Hauser & Wirth St. Moritz

Via Serlas 22, 7500 St. Moritz


Date

13 dicembre 2025 – 28 marzo 2026

 
 
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