top of page

La fine degli anni Quaranta e l’inizio del decennio successivo, per l’Italia, furono un lungo momento di rielaborazione artistica. Il dibattito in questo periodo fu dominato dal PCI e da una divisione tra realisti e astrattisti. Ciò ha provincializzato l’Italia. Le ricerche più internazionalmente rilevanti cominciarono nel 1959, con l’apparizione dei Sacchi di Alberto Burri, autore certamente non colluso con l’intellighenzia comunista. I primi Tagli di Lucio Fontana sono dell’anno prima, mentre dello stesso finire degli anni Cinquanta sono le Linee di Piero Manzoni. Tali autori integrano ulteriormente l’arte in una realtà dove le tecniche tradizionali lasciano il passo all’ideale. Tra opera e spazio, negli anni Sessanta si muove Francesco Lo Savio, mentre Mario Schifano, nello stesso periodo, si nutre del paesaggio urbano e cerca l’interazione con lo spettatore. Il confronto con il magistero di Alberto Burri sarà ancora importante per il tempo a venire.

A Bologna e a Roma muoveranno le loro gesta anche altri autori come Franco Angeli, Tano Festa e Giuseppe Uncini. In seguito, anche sulla scorta degli studi Herbert Marcuse e in una presunta società repressa, la fantasia deve trovare una nuova modalità di rapportarsi con il mondo. A Roma la cultura italiana e statunitense, già nel Dopoguerra, hanno modo di raffrontarsi. La Biennale del 1964 decreterà la preminenza della seconda. Johns e Rauchenberg sono comunque vicini alle ricerche europee, mentre Oldenburg è più attento ad una vitalità del presente, particolarmente foriera per successive indagini.



Carlotta Sylos Calò: "Corpo a corpo. Estetica e politica nell'arte italiana degli anni Sessanta"


Tutto ciò non lascia indifferenti gli italiani, anche se loro, rispetto a questa realtà, rimarranno più propensi ad un confronto più problematico. Ciò sarà l'idea anche di Pino Pascali, in un periodo che comincia a lasciare tanti disincanti per le situazioni esistenziali coeve. Nuove possibilità estetiche vengono veicolate da lui o Jannis Kounellis, esperienze che devono coinvolgere sempre il pubblico. Condizionare e occupare lo spazio divengono modalità espressive di vari artisti italiani.

Questo porterà ad una mescolanza dei linguaggi che interpretano il contemporaneo, in attesa dell'Arte povera. Attorno al 1968 l’arte si confronterà con l’esperienza e il realismo dei materiale, proponendosi come alternativa alla deriva soffocante della società. La ricerca estetica si fa politica – senza essere più però militante - perché presuppone una liberazione della fantasia.

Numerose proteste accompagneranno la Biennale di Venezia del 1968, dove gli studenti vedono gli artisti come una sorta di strumento del potere. Anche molta critica si accoda a tali rimostranze. Dopo l’identità di gruppo si sparpaglia in vari personalismi, sempre mantenendo un’attenzione sul collettivo. Ciò porta ad un esame critico del fare arte e ad una modalità differente di proporla. Il decennio successivo certificherà tale mutamento. Quale? Questa è un’altra storia.


-Stefano Taddei


Carlotta Sylos Calò

Corpo a corpo

Estetica e politica nell'arte italiana degli anni Sessanta

Quodlibet, pp. 296


 
 

Ha inaugurato ieri, Venerdì 17 Maggio, la quarta edizione di Lucca Art Fair 2019 diretta da Paolo Batoni.

Che cosa ci propone quest’anno la Fiera del Centro Italia?

Circa quarantaquattro gallerie d’arte tra partecipazioni nazionali ed internazionali suddivise in quattro sezioni principali: una Main Section, costituita da realtà ormai consolidate nel panorama dell’arte che offrono ai collezionisti un’ampia scelta di opere spaziando tra moderno, secondo dopoguerra e contemporaneo; una Temporary Art Zone (T.A.Z), riservata a progetti “solo show” dal profilo più sperimentale; Letture Critiche, a cura di Francesca Baboni, con una selezione di gallerie con progetti espositivi di artisti transgenerazionali in dialogo tra loro ed, infine, a cura di Gabriele Tosi, il progetto Art Tracker, giunto alla sua seconda edizione, che si propone come spazio all’interno della fiera teso a valorizzare talenti under 35.


Lucca Art Fair 2019. Photo Courtesy Nicol Claroni
Lucca Art Fair 2019. Photo Courtesy Nicol Claroni

Il risultato è quello di una fiera a misura d’uomo, una fiera che non stanca ma che anzi permette di avanzare con sguardo attento tra gli spazi del Polo Fiera Lucca.

Risulta sicuramente da segnalare la partecipazione di alcune gallerie, prima fra tutte Galleria Giovanni Bonelli di Milano che per questa edizione di Lucca Art Fair 2019 presenta un dialogo tra gli artisti Angelo Filomeno, artista italo-americano che collabora con la galleria da oltre cinque anni, e il duo Bertozzi&Casoni, società fondata nel 1980 a Imola da Giampaolo Bertozzi e da Stefano Dal Monte.


Lucca Art Fair 2019. Photo Courtesy Nicol Claroni
Lucca Art Fair 2019. Photo Courtesy Nicol Claroni

Un’opera tra quelle esposte che ben rappresenta il lavoro di Filomeno è “Amulet (Silver Akrep)”, un lavoro del 2011 realizzato con ricamo e cristalli su seta applicata a sua volta su lino.

Sempre da Milano la Galleria PoliArt che tra gli artisti maggiormente rappresentativi vanta i nomi di Agostino Bonalumi, Alberto Biasi, Ben Ormenese e Jorrit Tornquist. A questo proposito cattura l’attenzione di chi guarda l’opera “Blu” di Agostino Bonalumi datata 2000.

Altra partecipazione da evidenziare quella di Mangano Arte, galleria di Cremona che presenta opere di artisti quali Luigi Mastrangelo, Tino Stefanoni, Omar Galliani, Dany Vescovi e la fantastica Carla Accardi di cui è possibile vedere l’opera “Due Rossi” del 2000.

Ancora una menzione speciale va a Galleria Ingenito, galleria con sede a Milano e Napoli, con i lavori di Paolo Grassino, Veronica Montanino, Barbara Nati e Sonia Riccio.

Per la neofita Temporary Art Zone (T.A.Z) un’attenzione speciale va a "Il giardino di Pia Pera”, progetto fotografico realizzato da Maria Cristina Vimercati e al progetto fotografico di Tiziano Rossano Manieri, riflessione sul Teatro Carignano da una parte e sul concetto di estetica giapponese dall’altra.

Passate in rassegna le gallerie, un occhio di riguardo spetta al progetto Art Tracker che quest’anno vede protagonisti i giovani Stefano Bazzano, Francesco Levy, Paolo Peroni e Maddalena Tesser che con le loro opere e sotto l’attenta regia del già citato Gabriele Tosi sviluppano un discorso suddiviso in due capitoli: il primo intitolato “Turmoil” allestito nella storica Casermetta San Frediano situata sul camminamento delle mura di Lucca, ed il secondo "The Tent” visibile negli spazi della fiera.


Lucca Art Fair 2019. Photo Courtesy Nicol Claroni
Lucca Art Fair 2019. Photo Courtesy Nicol Claroni

Si ricorda infine il ciclo di incontri dal titolo “Vissi D’Arte” che si svolgerà tra le giornate di sabato 18 e domenica 19 e che vedrà protagonisti diversi professionisti del settore proponendosi così come momento di crescita e approfondimento per addetti ai lavori e non. In particolare nella giornata di Sabato alle 16:30 un focus speciale sarà destinato agli Archivi d’Artista e agli Archivi delle Gallerie attraverso un talk in cui interverranno Bianca Trevisan (Galleria Milano), Filippo Tibertelli de Pisis (presidente AitArt), Barbara Garatti (Archivio Amalia del Ponte | Archivio Pharailidis Van den Broeck), Caterina Iaquinta (Archivio Clemen Parrocchetti), Ornella Mignone (Archivio Valentino Vago | Archivio Fausta Squatriti | Archivio Sandro Somarè).

Per il programma dettagliato consultare il sito:



Dove Lucca Polo Fiere

via della Chiesa XXXII, trav I, 237

Data

17 - 19 Maggio 2019

Orari

Venerdì 17 Maggio dalle ore 17 alle ore 20 Sabato 18 Maggio dalle ore 11 alle ore 20

Domenica 19 Maggio dalle ore 11 alle ore 20

Parcheggio

Gratuito antistante l’ingresso.

Bus navetta gratuito

Sabato e domenica, dalle ore 11 alle ore 19. Andata e ritorno ogni 20 minuti con seguenti fermate:

Stazione Centrale di Lucca, Porta San Pietro, Polo Fiere.

Titoli d'ingresso Biglietto giornaliero venerdì 17 maggio: € 5,00

Biglietto giornaliero sabato 18 e domenica 19 maggio: € 10,00

Ridotto giornaliero sabato 18 e domenica 19 maggio: € 8,00*

Ridotto easy € 5,00 studenti muniti di tesserino o libretto identificativo

Convenzioni varie: Carta Più e Multipiù – Feltrinelli – Confindustria Toscana Nord – Teatro del Giglio, Lucca - Museo della follia, Lucca – Fondazione Ragghianti, Lucca

*Ingresso ridotto giornaliero per gruppi (minimo 10 persone), disabili, invalidi e over 65.

Ingresso gratuito per i ragazzi fino a 12 anni compresi accompagnati da adulti


- Giulia Zompa

 
 

In bilico tra grazia e ancestralità. Questo sembra essere il focus non stabile dell’ultima produzione dell’immenso Matthew Barney. In Redoubt la protagonista è la caccia ad un lupo. In realtà è una metafora della storia dell’uomo. Un film senza dialoghi dove i protagonisti diventano la natura e una serie di personaggi dalle movenze calibrate. La fisicità è ben presente ma anche la potenza del paesaggio americano. Il lungometraggio infatti è stato girato nell’Idaho. Davanti a siffatta produzione un pensiero non può che andare al trascendentalismo americano, movimento che annovera tra i suoi protagonisti Ralph Waldo Emerson e Henry David Thoreau. Per loro il paesaggio americano aveva un che di metafisico, rimandando anche a varie sapienze antiche. Nell'opera di Matthew Barney una moltitudine di estetiche si mischiano in modo peculiare. E lasciano il segno.



Matthew Barney: Redoubt

Fino al 16 giugno 2019 presso YALE UNIVERSITY ART GALLERY ( 1111 Chapel Street (at York Street) - New Haven, Connecticut )


https://artgallery.yale.edu/



Matthew Barney, Redoubt, 2018 - Production still. © Matthew Barney, courtesy Gladstone Gallery, New York and Brussels, and Sadie Coles HQ, London - Photo: Hugo Glendinning

Matthew Barney

Redoubt

Periodo: 1 marzo 2019 - 16 giugno 2019

Dove: Yale University Art Gallery

1111 Chapel Street - New Haven - 06520 8271 Connecticut (CT)


-Stefano Taddei

 
 
bottom of page