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Domenica 26 aprile alle 18.00 inaugura da Mondoromulo, galleria di Castelvenere (BN), la mostra personale di Pasquale De Sensi dal titolo Lagado. In esposizione, i collage dell'artista lametino — lavori che richiamano fin dal titolo le vicende narrate da Jonathan Swift ne I Viaggi di Gulliver.

Pasquale De Sensi

Nell'Accademia di Lagado una macchina è in grado di generare conoscenza attraverso la combinazione meccanica e casuale di parole. Il lavoro di De Sensi rovescia il meccanismo: il collage non è generazione casuale, ma ricombinazione secondo il criterio della memoria visiva. La macchina di Lagado può esistere solo perché a manovrarla è un artista — qualcuno che sceglie, che ordina, che risponde del proprio sistema di senso.


«Dopo tre anni dalla bellissima mostra Blues for a Dead Giant, che lanciava una dura critica al capitalismo, sono felice di riportare De Sensi in galleria» dichiara il gallerista Garofano. «Il suo lavoro è un percorso nella storia dell'arte, per le tante citazioni, e nell'antropologia; ma è anche, e soprattutto, presenza politica. L'artista esercita e manifesta in maniera consapevole il suo essere e il suo agire nel mondo. Anche in Lagado possiamo leggere una critica — sempre ironica — e una narrazione grottesca sull'abbandono della conoscenza esperienziale a favore di un'artificiosa intelligenza. L'artista ha tutti i mezzi per generare segni e significati; e noi, guardando, possiamo generare altra conoscenza grazie alla sua mano.»


La mostra è curata da Francesco Creta, che offre una lettura critica del lavoro “Le opere in mostra attraversano l'intera storia dell'arte occidentale, da Bosch al Grande Vetro di Duchamp, senza che il percorso sia mai lineare. Ogni frammento porta con sé la propria storia e insieme se ne distacca, sottoponendosi a una rideterminazione semantica che non chiede permesso all'originale. Ogni immagine prelevata appartiene a uno strato, ha le proprie regole di formazione, e il collage non la traduce: la espone nella sua discontinuità, leggibile e irriducibile al tempo stesso. I temi e i titoli della produzione di De Sensi si interfacciano tra loro, costruiscono una narrazione interna coerente, e al tempo stesso conservano la matrice dei mille progetti non finiti dell'Accademia immaginata da Swift.”


Lagado sarà visitabile da Mondoromulo fino al 26 giugno.

 
 

Venerdì 17 aprile alle ore 17.00 ASM AssoArtisti Confesercenti presenta il primo concerto di strada delle “Mototrombe”. La serie di sculture sonore, realizzate dall’artista Aronne Pleuteri mediante la saldatura di materiali di scarto dell’industria dell’automobile, vedrà la propria attivazione nel luogo – e nel tempo – che le ha ispirate.


Mototrombe
Mototrombe. Credits: Aronne Pleuteri

Da un lato, Milano, la città, i suoi rumori e la memoria del Futurismo e degli "intonarumori" di Luigi Russolo; dall’altro, le evidenti avvisaglie dell'approssimarsi della fine dei tempi.

I mototrombisti, e i relativi materiali sonori (gli strumenti producono suoni che evocano il brontolio di un motore, un corno da guerra o un triste lamento) saranno diretti dal compositore Dario Buccino, lungo un percorso che partirà da Piazza Duca d'Aosta (Stazione Centrale) e che culminerà nella maestosa navata della Chiesa di Santa Maria degli Angeli.


Mototrombe
Mototrombe. Credits: Aronne Pleuteri

Qui, gli strumenti verranno “parcheggiati” e rimarranno visibili fino al 26 aprile.


Un progetto indipendente di Aronne Pleuteri, in collaborazione con il compositore Dario Buccino, ASM Assoartisti Confesercenti, nonchè l'ordine francescano di Santa Maria degli Angeli.

 
 

Da martedì 14 aprile 2026, nella galleria dell’Asia centro-meridionale e Regione Himalayana del MAO, è visibile un’opera site specific dell’artista mongolo Bekhbaatar Enkhtur (Ulaanbaatar, Mongolia, 1994), concepita per essere posta in dialogo con le opere della collezione permanente.

 

Bekhbaatar Enkhtur
Bekhbaatar Enkhtur, Untitled, 2026 – ph Giorgio Perottino

Ispirata alle raffigurazioni dei leoni guardiani, figure simboliche di protezione tradizionalmente collocate all’ingresso dei templi e codificate durante le dinastie Ming e Qing - diffuse nell’Asia interna inclusa la Mongolia sotto il dominio Quing - la scultura di Bekhbaatar Enkhtur propone una reinterpretazione contemporanea dell’idea di offerta religiosa.

 

In Untitled (2026), realizzata in cera d’api modellata a mano, l’elemento organico – instabile e fragile - ha valore altamente simbolico: mettendo in discussione la natura della scultura come “rappresentazione della materia”, l’opera richiama concetti come l’impermanenza, l’imperfezione, la transitorietà e la perpetua mutazione della vita stessa in tutte le sue forme ed evoluzioni, profondamente radicati nella filosofia e religione buddhista.

 

Concepito appositamente per il MAO, l’intervento scultoreo prende avvio dal sistema iconografico tradizionale per rielaborarlo e offrirne una nuova interpretazione.

Se nella tradizione il leone maschio incarna la sovranità e il controllo del regno materiale, mentre la leonessa con il cucciolo rappresenta la continuità e la trasmissione della discendenza – in un sistema simbolico che si intreccia anche con la figura del Leone delle Nevi tibetano, emblema di forza intrepida e del cosiddetto “ruggito del leone”, metafora della proclamazione autorevole dell’insegnamento buddhista – nell’opera di Bekhbaatar Enkhtur il cucciolo viene isolato e privato del leone adulto. In questo modo la struttura di autorità e protezione rimane sospesa, lasciando emergere il segno fragile e vulnerabile della continuità.

 

L’opera entrerà a far parte delle collezioni del MAO.

 
 
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