Francesca Alfano Miglietti. A perdita d’occhio. Visibilità e invisibilità nell’arte contemporanea

La congiuntura più stringente ci sta rintronando in un profluvio senza sosta di immagini. L’arte contemporanea rischia di scomparire definitivamente in questo guazzabuglio. Una ricerca estetica è seriamente modulata se scarta dal solito tema di massificante degradazione. Francesca Alfano Miglietti ci presenta alcuni snodi artistici che trascendono una concezione basata sull’eterno presente ma paiono trascendere la contemporaneità nel nome di un peculiare vedere.


Gli Schermi di Fabio Mauri sono un paesaggio aperto all’immaginazione, non quella standardizzata. Un peculiare sguardo ci spiega che la vacuità della rappresentazione contemporanea ha bisogno del vuoto per ripartire. Proprio dalla fine si può arrivare ad un nuovo inizio. Le sei performance di Tehching Hsieh, esemplificate tra 1978 e 1999, testimoniano come ci si possa confrontare con il tempo senza paura. Le sue azioni artistiche sono un monito per chi non sa fronteggiare con personale competenza la durata esistenziale, soprattutto quella vissuta in condizioni estreme. Tra i meandri instabili che viaggiano tra atemporalità e invisibilità si è mossa invece la ricerca di Gino De Dominicis, in nome di una lotta senza quartiere al dovere dell'immagine. Il contatto con i Sumeri diventa veicolo per mettere in campo l'immortalità del corpo, visione differente della presunta caducità del vivere. La figura del migrante immaginario e del viaggiatore mentale, oltre che dello scardinatore della realtà ottocentesca della galleria d'arte sono state tematiche care a Jannis Kounellis. Allo spettatore veniva demandato il compito di ricomporre una visione destrutturata in pensieri che trascendevano il mero presente. La corporalità scissa tra sociale e personale ha investigato invece Félix González-Torres, autore che ha rimarcato come la malattia possa diventare stigma collettivo in una società stereotipizzante. Un'idea di auspicabile sparizione dell'opera d'arte ha sempre accompagnato tale ricerca, in nome di un binomio personalissimo di testo e immagine legato all'interscambio nel contesto espositivo e umano di riferimento. Sulla memoria e come può permanere solo se in confronto con il vivente si basa molto del lavoro di Oscar Muñoz. Esempi in tale senso sono, ad esempio, la serie Aliento ( 1998 ) e Lacrimarios ( 2000 ). L'acqua e il transitorio del vivere sono altri centri di tale poetica. Claudio Parmiggiani ha indagato l'assenza nelle Delocazioni ma tale tematica lo accompagna ancora attraverso una sorta d'immobilità che lascia trasparire quell'ulteriore sospeso tra riflessione e visione. Roman Opalka ha saputo modulare un'indagine su pittura e tempo, in un serrato rapporto con la finitudine. Su un fondo fintamente neutro ha saputo mettere in scena il proprio sacrificio come autore. Si chiude con On Kawara, artista che ha celebrato con opere concettuali la sua peculiare presenza al mondo. In tempi di annullamente dell'individuo in nome dell'immagine omologante, una serie di personalità che ci indicano un rifiuto competente.


- Stefano Taddei


Francesca Alfano Miglietti

A perdita d’occhio

Visibilità e invisibilità nell’arte contemporanea

Skira, pp. 96, 2018