Giorgio Agamben, Creazione e anarchia, Neri Pozza Editore

Aggiornato il: lug 5


Davanti alla pochezza o l’incomprensibilità di tanta arte contemporanea si preferisce sviare il discorso critico ed esplicativo verso l’autore o il fare.




In questa serie di saggi l’autore investiga queste tematiche, cercando di andare oltre questo bivio senza apparente uscita. Il concetto di arte viene investigato partendo dalla Grecia classica, dove modulava una sorta di lascito personale di un individuo che lo avvicina alla felicità. Tale essere, insomma, deve delineare un’opera che dia un senso di completezza all’esistere. L’atto creativo possiede allora una potenza che si lega alla vita contemplativa. Già Kazimir Malevič aveva esaltato tale modalità esistenziale come il più alto grado d’umanità. E’ come se ogni cosa, nel momento che si volesse mantenere, si aprisse comunque, anche involontariamente, alla contemplazione. Qui si situa la sua grazia, una delle verità possibili dell’arte. Le opere non vanno perciò troppo spiegate. Questo si comprende benissimo nel coacervo del contemporaneo che passa sotto ai nostri occhi. Ad un certo punto le opere vanno lasciate andare. Anche verso i diversi tipi di potere a cui possono soggiacere tanti ambiti del vivere odierno bisogna poi avere uno sguardo un po' distaccato. Ci vuole un approccio anarchico, quindi aperto all'edificazione e alla polverizzazione. Qui risiede infatti una possibile apertura a quello che non è stato ancora pensato.


- Stefano Taddei


Giorgio Agamben

Creazione e anarchia.

L'opera nell'età della religione capitalista

Neri Pozza Editore, pp. 144