Guido Michelone, Pop music Segni e linguaggi


Il pop è ancora considerato un fenomeno che ha inciso maggiormente in ambito musicale. In realtà è un settore estetico molto ampio, che ha invaso vari settori culturali e continua a manifestarsi anche attualmente in numerosi rivoli.




Questo libro, seppur con brevi ma pregnanti passi dedicati ad eventi o personaggi topici, si presenta come una summa che può intersecarsi copiosamente con altre ricerche artistiche. Anche solo la partecipazione di Lou Reed e di Lady Gaga ad alcune performance di Marina Abramović testimonia tale contatto. Per non parlare della Plastic Ono, band di John Lennon e Yoko Ono. Inoltre lo spettacolo ( finito con una rissa ) del 10 giugno 1977 dei Sex Pistols sul Tamigi, di fronte a Westminster, organizzato dal loro manager Malcolm McLaren, per suonare God Save the Queen, non si può considerare come una performance ? Nel testo vengono riportate inoltre alcune sortite di personaggi musicali in ricerche artistiche differenti. Non si può non ricordare in tale senso però, tra i più rilevanti ma non gli unici, percorsi inversi come quello di Peter Blake per i Beatles o Andy Warhol per i Rolling Stones o i Velvet Underground ( un gruppo rock visuale, secondo la giusta interpretazione di Jerome Sans ). In Italia, ad esempio, abbiamo avuto Le Stelle di Mario Schifano. Viene perciò anche in mente il connubio non solo artistico tra Manic Street Preachers e Jenny Saville, o lo stesso gruppo che omaggia Willem de Kooning nella canzone Interiors. Vincent Van Gogh è stato invece un compagno inquieto di Joni Mitchell. Una parte del testo viene dedicata agli artisti che hanno omaggiato il pop, da Andy Warhol con Triple Elvis fino a The Abramovic Method citato precedentemente. Non mancano poi i riferimenti al Dada, a Luigi Russolo e Marcel Duchamp, senza scordarsi, tra gli altri, Kurt Switters e Frank Zappa. Poi ci sono i brani ispirati ad altre ricerche come la picassiana Guernica ( 1989 ) degli Stone Roses. E' la volta inoltre di capolavori cinematografici come Dancer in The Dark di Lars von Trier che testimoniano incursioni pop anche in questo ambito. Per le copertine degli album certamente il lavoro di Robert Crumb per Cheap Thrills dei Big Brothers & The Holding Company ( 1968 ) rimane uno dei punti più alti, senza dimenticare anche le cover dei Pink Floyd o altri esempi rimarchevoli. La fotografia ha poi saputo, attraverso alcuni interpreti, immortalare in modo indelebile alcune icone, come l'anonimo che ha catturato nel 1932 Robert Johnson o Anton Corbijn con David Bowie o Richard Mapllethorpe con Grace Jones. Non si possono poi non rilevare le performance dell'Iguana Iggy Pop, in bilico tra body-art, blues e rimandi a Jim Morrison, o le ricerche artistiche a tutto tondo della psichedelia. C'è pure poi la musica che sa burlarsi di certi stilemi del circo dell’arte contemporanea e pare difficile fare meglio dei Franz Ferdinand nel video Do You Want To firmato da Diane Martel o i Red Hot Chili Peppers in Can’t Stop di Mark Romanek. Il pop quindi rimane una ricerca che invade altri ambiti, lasciando segni indelebili.


-Stefano Taddei



Guido Michelone

Pop music

Segni e linguaggi

Casa Musicale Eco s.a.s., pp. 438