Martin Gayford "Artisti a Londra. Bacon, Freud, Hockney e gli altri" Einaudi, 2018

Dopo il secondo conflitto mondiale Londra non era certamente il centro artistico centrale a livello mondiale. Da Parigi in poco tempo il testimone sarebbe passato aglio Usa. In mezzo si situava la congiuntura artistica londinese. Varie personalità hanno movimentato la vita culturale della capitale britannica, mantenendo una peculiarità artistica non disconnessa dai movimenti più all’avanguardia. In tale libro si parla primariamente del periodo che va dal 1945 al 1970, non disdegnando sortite che riguardano il prima e il dopo di tale lasso temporale.


Lucien Freud e Francis Bacon sono certamente i principali protagonisti di tale vicenda ma il testo lascia spazio ad altri personaggi come Graham Sutherland, grande interprete delle distruzioni belliche, o David Bomberg, notevole interprete e insegnante al Politecnico di Borough, senza dimenticare l’Ica, dove dalla Gran Bretagna, già durante la fine degli anni Quaranta, si propose un interessante preambolo alla ben più roboante ma successiva pop art americana. Peter Blake mosse i suoi passi in questo ambiente stimolante, come un vero fan della nascente musica popolare giovanile e trovando precocemente modalità peculiari per restituire tutto questo entusiasmo. La mostra This is Tomorrow ( 1956 ) fu il momento topico di questa rivoluzione culturale di tipo pop. Lo stesso anno, alla Tate, l’esposizione Modern Art in the United States mise in contatto l’Espressionismo astratto americano in modo significativo con molti autori britannici. Gillian Ayres, attraverso Hampstead Mural ( 1957 ), interpretò sicuramente il magistero di Jackson Pollock in modo intenso e personale. L'astratto trovava in tali anni grande successo, tanto che nel testo si rammenta che nel 1959, Francis Bacon, in crisi d’ispirazione, sembra che vi abbia attinto, abbeverandosi in particolar modo, a Patrick Heron. Il 1960 vide nella mostra Situation una rilevante vetrina per la coeva scena britannica non figurativa. Non mancavano però esempi bordeline tra rappresentativo e astrattivo come Howard Hodgkin, Allen Jones o David Hockney. Giunse nel 1962 la prima personale alla Tate di Francis Bacon, in una congiuntura non molto favorevole per Lucien Freud. Ragazza spoglia ( 1966 ) fu una parabola di un nuovo inizio. Richard Smith, Peter Blake, Derek Boshier e David Hockney avevano precedentemente proposto una personalissima declinazione della pop art. Anche Pauline Boty ebbe il tempo di lascire un gran segno. Frank Auerbach invece continuò a declinare una quotidianità ben poco naturalistica ma unica. Nel 1970 David Hockney, artsista che per tutto il decennio precedente aveva fatto la spola tra Gran Bretagna e Usa, mostrò nella sua personale alla Whitechapel Art Gallery una ricerca che lo rende tuttora un unicum nel panorama artistico. Precedentemente lo scultore Anthony Caro utilizzò alcuni stilemi desunti dalla pittura, mentre Allen Jones fece il contrario. Howard Hodgkin, Patrick Caulfield e R. B. Kitaj continuavano invece negli stessi anni a proporre elaborazioni tra l'astratto e il figurativo molto evocative di un fermento ancora vivo. Il lavoro sul White Album dei Beatles ( 1968 ) di Richard Hamilton certificò che ormai le idee stavano sorpassando la sola fattualità dell'opera d'arte, anche in pittura. Hockney, Bacon e Freud, seppur nelle loro peculiarità, mantennero però la propria rilevanza anche durante questo lungo periodo difficile per il figurativo. Non per tutti andò così, segno che, in Gran Bretagna, tra circa tra il 1945 e il 1970 ci fu un qualcosa di irripetibile.


- STEFANO TADDEI