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Phillip Prodger, Volti nel tempo Una storia del ritratto fotografico, Einaudi, pp. 240


La fotografia ha certamente rivoluzionato il modo d’intendere del ritratto. Fin dagli inizi la soggettività umana doveva infatti rendere conto del risultato immutabile che mette in contatto l’infinita sensibilità umana e il tempo determinato dello scatto. Il referente perciò permane complesso come siamo noi come persone. Impresa ardua quella dell’autore, darci una panoramica del fenomeno del ritratto fotografico. Molti sono gli esempi a supporto delle proprie tesi.




Il selfie è certamente uno dei modi di massa contemporanei per ritrarsi. Non che non ci siano esempi similari ben prima, tanto che tuttora la maggioranza delle fotografia presenta persone. Con il selfie un essere si fa e controlla come verrà il proprio ritratto, rimarcando fondamentalmente il proprio esserci in determinate situazioni. On line poi c’è un modo di “ fare rete “ con le immagini. Un esempio sono le app di incontri. Da questa metodologia il senso non è produrre stampe, solo lo spettatore, eventualmente lo può fare. Ciò rivoluziona lo stesso concetto di fotografia su carta. Inoltre dai social arrivano tantissimi video e qui il fotografo può catturare il momento migliore. Ciò porta a rivoluzionare ciò che è stata la ritrattistica fotografica. La fotografia ha tentato di raccontare gli stati d’animo ma le uniche emozioni che può riportare sono quelle sul corpo e sul volto. L’essere non è solo il fisico. Spesso i fotografi hanno usato le espressioni e il linguaggio dell’organismo per sondare l’anima del referente. Molto importante è pure il ritratto in studio. Anche se in fase di post-produzione ormai è lecito fare dei cambiamenti del fondale, come ci ricorda l’autore, “ una seduta riuscita è come un vortice nella corrente della vita quotidiana “.

C’è poi la fotografia dell’ “ alterità “ e servono allo spettatore per conoscere personalità. In tali immagini c’è però sempre, dietro, un riscontro della personalità del fotografo. Nonostante appaiano generalizzazioni, tali fotografie tracciano la specificità del referente. La fotografia di moda è stata spesso spunto per altri tipi di fotografia. Siccome la moda cambia continuamente, il mezzo per le immagini è in continuo mutamento. Non esiste, forse, fotografia d’avanguardia continua come quella di questo tipo. Certi ritratti svolgono poi le veci di vere e proprie narrazioni. In tali opere certamente si può rimarcare l’influenza del cinema. Tali fotografie divengono descrizioni incompiute, ci chiedono di andare oltre l’immagine senza, sovente, darci grandi indizi. In fondo la ritrattistica in fotografia ci immette nel sociale e, grazie ad essa, non siamo mai soli. L’infinità delle comunicazione che veicola non trova alcuna fermata. E questa è solo una delle ricchezze od obiettivi che ha.

( Stefano Taddei )


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