Silvia Camporesi, Doppio sguardo Conversazioni con fotografi, Contrasto, pp. 175


Silvia Camporesi, oltre all’attività autoriale, ha avviato da tempo una serie di dialoghi con fotografi. Scopo di queste conversazioni è far emergere quello che accompagna personalità così differenti e che fa della loro ricerca una peculiarità.




Il primo autore è Olivo Barbieri. Nel dialogo emerge un’idea di una fotografia che vuole porre domande sull’attualità, utilizzando modalità visive differenti ma che sanno pescare anche dalla memoria personale. Gli studi e la fascinazione della storia hanno certamente accompagnato fin dall’inizio la ricerca di Luca Campigotto. Molto importante è stata anche un’interpretazione aperta degli spazi immortalati. Una ricerca fotografica che nasce nell’ambito del design è quella di Mario Cresci, autore che ha però poi saputo sviluppare indagini diversificate nel tempo e con collegamenti ad altre estetiche. Paola Di Bello coglie un’immagine che si sedimenta nella propria memoria e che trova un rinnovamento di senso nel suo operare. L’autrice pare cercare incessantemente, anche sulla scorta del magistero di Georges Perec, una peculiarità visiva nel normale succedersi delle cose. Una notevole tipicità rappresenta il lavoro di Stefano Graziani. La sua prolificità di progetti ma anche di pubblicazioni ne sono certa testimonianza. In tali diversificate elaborazioni sono coinvolti autori del passato ma anche del presente. Queste collaborazioni nascono non come fonte critica di spiegazione del lavoro ma come declinazioni di nuove idee. Guido Guidi testimonia una fede nella religione dell’arte, cioè un’indagine che cerca di travalicare il mero fenomeno. Tale estetica fotografica si focalizza sulla visione come vera forma di avvicinamento alla contingenza e motore per catturare momenti unici. Francesco Jodice nutre la propria visione grazie a studi desunti da varie discipline. Tale approccio porta in superficie, di volta in volta, questo retroterra. Il mutamento urbano e la partecipazione sono tematiche tra le più rilevanti per quest'autore. Nino Miglioriha sempre modulato nella sua ricerca una parte legata al reale e una verso lo sperimentale. Tale sperimentare lo ha portato ad esemplificazioni vicine a quelle di Fontana, Burri e Rotella. Inoltre i nuovi sviluppi in campo fotografico non lo spaventano, anzi, sono un viatico d'indagine inedito e quindi da sviluppare. Chiude i vari dialoghi l'intervista a Massimo Vitali. Gli anni Novanta, tanto coraggio e l'interesse per la fotografia hanno fatto avere successo a quest'autore. Le spiagge ma in generale le folle sono stati e continuano ad essere il centro di quest'indagine. Dal dialogo si capisce poi che certi accorgimenti coloristici o tecnici nascono da necessità. C'è poi dietro a tali composizioni un'idea di connessione tra fotografie e il resto della collettività. Lo sguardo si fa perciò sensibile a certi momenti che vengono colti proprio per la loro peculiarità.


Stefano Taddei