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Dal 4 dicembre 2025 al 3 maggio 2026, il Museo dell’Ara Pacis ospita una selezione straordinaria proveniente dal Detroit Institute of Arts, una delle istituzioni museali più importanti degli Stati Uniti.


Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti
Pierre Auguste Renoir Donna in poltrona 1874 Detroit Institute of Arts Bequest of Mrs. Allan Shelden III 1985.24

Un’occasione rara per ammirare in Italia dipinti iconici che raccontano l’evoluzione della pittura moderna: dagli impressionisti Degas e Renoir alle ricerche postimpressioniste di Cézanne e Van Gogh, fino alle rivoluzioni parigine di Matisse e Picasso e all’espressionismo tedesco di Kandinsky, Pechstein e Beckmann.


La mostra, curata da Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi, ricostruisce un percorso storico che attraversa oltre cinquant’anni di trasformazioni artistiche decisive. Si parte dalla metà dell’Ottocento, quando i pittori francesi abbandonano i codici accademici per volgere lo sguardo alla modernità, alla vita urbana, alla luce naturale. Le opere di Degas, Cézanne e Renoir raccontano questo cambiamento epocale, un rinnovamento che ha ridefinito il rapporto tra percezione, realtà e rappresentazione.


Il percorso prosegue con le innovazioni della generazione successiva, che dopo l’ultima mostra impressionista del 1886 cerca una nuova solidità formale e un uso autonomo del colore. Le pennellate vibranti e psicologiche di Van Gogh, la costruzione rigorosa di Cézanne e la rilettura della tradizione di Renoir tracciano la strada verso il modernismo. È in questa fase che emerge l’idea, come sosteneva Roger Fry, di un’opera d’arte come armonia autonoma, indipendente dal reale.


Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti
Henri Matisse Finestra 1916 Detroit Institute of Arts City of Detroit Purchase 22.14

La parte centrale dell’esposizione è dedicata alla Parigi dei primi decenni del Novecento, capitale mondiale della sperimentazione artistica. Le sei opere di Picasso mostrano l’evoluzione del maestro dal periodo rosa al cubismo, mentre i dipinti di Matisse testimoniano il passaggio dalla costruzione geometrica a una pittura più libera e sensuale. Accanto a loro, il cubismo di Juan Gris e María Blanchard, insieme alla forza espressionista di Modigliani e Soutine, restituiscono un panorama ricco e complesso.


La mostra si chiude con una significativa selezione di opere dell’avanguardia tedesca. I dipinti di Kandinsky, Pechstein, Feininger ed Emil Nolde testimoniano le tensioni, le inquietudini e le sperimentazioni che attraversano l’arte tedesca prima e dopo la guerra. Il potente Autoritratto del 1945 di Beckmann restituisce l’incertezza profonda del dopoguerra, rendendo evidente la forza emotiva della pittura espressionista.


Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti
Camille Pissarro Il sentiero 1889 Detroit Institute of Arts, City of Detroit Purchase 21.34

"Impressionismo e oltre" non è solo un viaggio attraverso la modernità, ma un’occasione per scoprire la ricchezza delle collezioni americane e per riflettere sull’evoluzione del linguaggio pittorico europeo. Il percorso è inoltre progettato in un’ottica inclusiva: visite multisensoriali, laboratori, video LIS e percorsi tattili rendono la mostra accessibile a tutti, confermando l’impegno della Sovrintendenza Capitolina nel rendere i musei luoghi aperti e partecipati.


Museo dell'Ara Pacis

Lungotevere in Augusta (angolo via Tomacelli) - 00186 Roma


Date

4 dicembre 2025 – 3 maggio 2026

 
 

La Triennale Milano ospita De Oppressione, la mostra che l’Associazione Genesi dedica a Fabio Mauri (1926–2009), tra le voci più lucide e radicali dell’avanguardia italiana del secondo dopoguerra.


Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti
Fabio Mauri, Rebibbia, 2006 (dettaglio dell’opera) Foto: Sandro Mele. Courtesy the Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth

L’esposizione inaugura le celebrazioni per il centenario dell’artista, che nel 2026 sarà ricordato con grandi retrospettive e con la pubblicazione del catalogo generale delle opere. Un omaggio necessario a un autore che ha saputo interrogare come pochi il Novecento, scrutandone i meccanismi di potere, le derive ideologiche e la fragilità dell’identità individuale e collettiva.


La scelta di Milano non è casuale: la città fu per Mauri un luogo di formazione e di legami profondi. La sua poetica, attraversata da pittura, disegno, scrittura, performance e installazione, ruota intorno a una tensione costante tra memoria e storia, simbolo e documento, visione e responsabilità etica. Fin dagli anni Cinquanta l’artista individua nello schermo – cinematografico, televisivo, mentale – il dispositivo chiave della società moderna: superficie neutra e al tempo stesso luogo di manipolazione, anticipazione di quella “società dello screen” che oggi ci avvolge attraverso computer e social media.


Al centro della mostra vi è il tema dell’oppressione, che Mauri affronta in modo precoce e profetico a partire dalla fine degli anni Sessanta, intuendone sia le declinazioni collettive sia quelle più intime e personali. È una riflessione che attraversa culture, geografie e periodi storici diversi, rivelando come ideologia, identità e cultura possano farsi strumenti di sopraffazione.


Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti
Fabio Mauri: Europa bombardata, 1978. Performance: Fabio Mauri ⌐ Foto: Elisabetta Catalano. Courtesy the Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth.

L’esposizione raccoglie opere iconiche realizzate tra gli anni Sessanta e i Duemila. Tra queste, Amore mio (1970), installazione dedicata al tema della morte, esposta di nuovo in Italia dopo oltre cinquant’anni; Manipolazione di Cultura (1974) ed Europa bombardata (1978), che già nei titoli denunciano l’ombra delle ideologie; I numeri malefici (1978), presentata alla Biennale di Venezia, in cui Mauri riflette sull’errore come elemento interpretativo della storia. Tra i lavori successivi, spiccano Ricostruzione della memoria a percezione spenta (1988), Cina ASIA Nuova (1996) e Rebibbia (2007), opere che mostrano come l’artista sappia trasformare anche il sopruso individuale in testimonianza universale.


La mostra è accompagnata da un ricco programma pubblico: visite guidate, workshop e incontri organizzati con Università Cattolica, FAI, Gariwo e la Robert F. Kennedy Human Rights Foundation Italia. Il primo appuntamento, il 10 dicembre, vedrà la partecipazione di Carolyn Christov-Bakargiev per la presentazione della versione digitale del catalogo generale edito da Allemandi e Hatje Cantz.


Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti
Fabio Mauri: Linguaggio Φ guerra, 1975. Reperti fotografici con timbro su cartoncino, 81 x 56 cm. Courtesy the Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth.

De Oppressione non è solo un tributo a un grande artista, ma un invito a leggere il presente attraverso il suo sguardo critico. Le opere di Mauri ci interrogano ancora oggi, spingendoci a riconoscere come i meccanismi della violenza, della censura e della propaganda continuino a ripetersi. Una mostra che non si limita a celebrare un maestro, ma riafferma la funzione civile dell’arte nel comprendere la storia — e nel provare a cambiarla.


Triennale di Milano


Date

3 dicembre 2025 – 15 febbraio 2026

 
 

Fino al 16 gennaio 2026, la chiesa sconsacrata di San Carlo a Cremona si apre a una nuova dimensione di ricerca e immaginazione con 100 Giorni, il progetto site-specific di Massimo Bartolini.


Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti
Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti

L’iniziativa, resa possibile dall’impegno di Lorenzo Spinelli, conferma San Carlo come spazio dedicato alla creazione e alla condivisione artistica contemporanea.


Entrando nella navata, il visitatore incontra una grande luminaria siciliana spenta: una struttura geometrica, modulare, imponente e fragile allo stesso tempo. È la seconda volta che Bartolini utilizza le luminarie tradizionali del Sud Italia, presentandole nella loro forma dormiente, prive di luce e ridotte all’essenzialità della loro intelaiatura. In questa condizione sospesa, le luminarie diventano architetture di pura promessa: evocano la festa senza celebrarla, trattengono un’energia potenziale che potrebbe accendersi da un momento all’altro — o forse non più.


Questo dispositivo visivo costruisce uno spazio diafano, quasi metafisico, in cui la festa sembra congelata nel tempo: già conclusa oppure ancora in procinto di iniziare. Bartolini lavora come sempre sul confine tra reale e simbolico, trasformando l’assenza di luce in una forma di presenza, un vuoto che chiede allo spettatore di essere colmato con lo sguardo e con il pensiero.


Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti
Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti

Sul retro dell’altare, un altro intervento introduce un ribaltamento percettivo: un neon rosso si accende per restituire voce e visibilità a due scritte murali provenienti dal carcere di Cremona. Se nella luminaria la luce è sottratta, qui si fa parola accesa, testimonianza che affiora dal margine e diventa pubblica. Il gesto dell’artista mette in relazione due mondi lontani — la dimensione collettiva della festa e quella intima dell’individuo recluso — creando una tensione tra libertà e costrizione, tra silenzio e rivelazione.


100 Giorni si configura così come una doppia soglia: uno spazio in cui la luce oscilla tra presenza e assenza, in cui ciò che è visibile non coincide mai del tutto con ciò che è percepibile. Bartolini costruisce un equilibrio instabile che invita a fermarsi, osservare, immaginare.


Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti
Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti

Massimo Bartolini (Cecina, 1962) è tra le figure più significative dell’arte italiana contemporanea. La sua pratica — che intreccia scultura, installazione, suono e performance — ha trovato riconoscimento internazionale con partecipazioni alla Biennale di Venezia (2013 e come artista del Padiglione Italia nel 2024), a Documenta 13 (2012), alla Bangkok Art Biennale (2020) e in importanti istituzioni come il Centro Pecci, la Fondazione Merz, la South London Gallery, il Palais de Tokyo e il MAXXI.


Chiesa di San Carlo, Cremona

Via Stefano Leonida Bissolati, 33


Date

Aperto su appuntamento

 
 
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