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Fino al 16 gennaio 2026, la chiesa sconsacrata di San Carlo a Cremona si apre a una nuova dimensione di ricerca e immaginazione con 100 Giorni, il progetto site-specific di Massimo Bartolini.


Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti
Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti

L’iniziativa, resa possibile dall’impegno di Lorenzo Spinelli, conferma San Carlo come spazio dedicato alla creazione e alla condivisione artistica contemporanea.


Entrando nella navata, il visitatore incontra una grande luminaria siciliana spenta: una struttura geometrica, modulare, imponente e fragile allo stesso tempo. È la seconda volta che Bartolini utilizza le luminarie tradizionali del Sud Italia, presentandole nella loro forma dormiente, prive di luce e ridotte all’essenzialità della loro intelaiatura. In questa condizione sospesa, le luminarie diventano architetture di pura promessa: evocano la festa senza celebrarla, trattengono un’energia potenziale che potrebbe accendersi da un momento all’altro — o forse non più.


Questo dispositivo visivo costruisce uno spazio diafano, quasi metafisico, in cui la festa sembra congelata nel tempo: già conclusa oppure ancora in procinto di iniziare. Bartolini lavora come sempre sul confine tra reale e simbolico, trasformando l’assenza di luce in una forma di presenza, un vuoto che chiede allo spettatore di essere colmato con lo sguardo e con il pensiero.


Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti
Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti

Sul retro dell’altare, un altro intervento introduce un ribaltamento percettivo: un neon rosso si accende per restituire voce e visibilità a due scritte murali provenienti dal carcere di Cremona. Se nella luminaria la luce è sottratta, qui si fa parola accesa, testimonianza che affiora dal margine e diventa pubblica. Il gesto dell’artista mette in relazione due mondi lontani — la dimensione collettiva della festa e quella intima dell’individuo recluso — creando una tensione tra libertà e costrizione, tra silenzio e rivelazione.


100 Giorni si configura così come una doppia soglia: uno spazio in cui la luce oscilla tra presenza e assenza, in cui ciò che è visibile non coincide mai del tutto con ciò che è percepibile. Bartolini costruisce un equilibrio instabile che invita a fermarsi, osservare, immaginare.


Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti
Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti

Massimo Bartolini (Cecina, 1962) è tra le figure più significative dell’arte italiana contemporanea. La sua pratica — che intreccia scultura, installazione, suono e performance — ha trovato riconoscimento internazionale con partecipazioni alla Biennale di Venezia (2013 e come artista del Padiglione Italia nel 2024), a Documenta 13 (2012), alla Bangkok Art Biennale (2020) e in importanti istituzioni come il Centro Pecci, la Fondazione Merz, la South London Gallery, il Palais de Tokyo e il MAXXI.


Chiesa di San Carlo, Cremona

Via Stefano Leonida Bissolati, 33


Date

Aperto su appuntamento

 
 

Casa degli Artisti inaugura GERANOS – Subcultures of the Sun (Movimento III) di Riccardo Arena, un progetto che supera i confini della mostra tradizionale per trasformare il piano terra della Casa in un organismo vivo, processuale e in costante trasformazione.


Riccardo Arena, TEOMAMA- The Hollow Figure, Courtesy dell'artista e di Casa degli Artisti
Riccardo Arena, TEOMAMA- The Hollow Figure, Courtesy dell'artista e di Casa degli Artisti

Dopo le prime due tappe a Monte Verità e al Museo Elisarion di Locarno, Arena approda a Milano con la fase più corale e partecipata della sua lunga ricerca dedicata al mito, agli archivi e ai processi di immaginazione collettiva.


La mostra si configura come un ambiente in divenire: non un luogo che espone risultati finiti, ma uno spazio in cui il pensiero prende forma sotto gli occhi del pubblico. Materiali d’archivio, diagrammi, appunti visivi, reperti, installazioni e interventi performativi convivono come elementi di un paesaggio instabile, attraversato da relazioni, riscritture e nuove connessioni. La processualità diventa così parte dell’esperienza stessa, invitando i visitatori a immergersi in un laboratorio aperto.


Alla base del progetto c’è la ricerca avviata nel 2021 da Arena insieme al curatore Noah Stolz, radicata nella danza rituale del Geranos, la coreografia che – secondo il mito – Teseo eseguì uscendo dal labirinto. Per Arena, il movimento spiraliforme del Geranos, interpretato da Károly Kerényi come forma di conoscenza incarnata, diventa una chiave per esplorare genealogie simboliche, forme del sapere e letture non lineari del mondo.


Riccardo Arena, GERANOS Choreography of a Mental Landscape - Movimento I_0_1, Courtesy dell'artista e di Casa degli Artisti
Riccardo Arena, GERANOS Choreography of a Mental Landscape - Movimento I_0_1, Courtesy dell'artista e di Casa degli Artisti

GERANOS si nutre di un fitto intreccio di riferimenti culturali: l’eredità utopica di Monte Verità, l’immenso archivio iconografico della Fondazione Eranos conservato al Warburg Institute, le collezioni del Museo Antropologico di Città del Messico, studiate dall’artista durante una residenza presso UNAM. Per Arena, gli archivi sono organismi viventi: non depositi di memoria, ma strutture di pensiero da riattivare attraverso associazioni, metamorfosi e derive immaginative.


La tappa milanese rappresenta il momento più comunitario della ricerca. Arena lavora insieme a un collettivo curatoriale, ricercatori, studenti e artisti invitati, costruendo un dispositivo espositivo che evolve, si espande e genera costellazioni di significato sempre nuove. Il progetto darà inoltre vita a un fondo archivistico destinato al Museo MA*GA: un archivio vivo, eccentrico, non classificabile, che documenta tanto la pratica dell’artista quanto le reti simboliche che l’hanno resa possibile.


Riccardo Arena, BULLROARER - Aeroacoustic Shadows Notations, Courtesy dell'artista e di Casa degli Artisti
Riccardo Arena, BULLROARER - Aeroacoustic Shadows Notations, Courtesy dell'artista e di Casa degli Artisti

Con GERANOS – Subcultures of the Sun (Movimento III), Casa degli Artisti rinnova la sua missione di luogo aperto ai processi, alla ricerca e alla condivisione. Arena, da anni impegnato in indagini transcontinentali tra miti, culture e storie, offre un ambiente evocativo e complesso, dove la conoscenza si manifesta come movimento, intuizione e trasformazione continua.


Casa degli Artisti

Corso Garibaldi 89A / Via Tommaso da Cazzaniga 20121, Milano


Date

10 dicembre 2025 - 11 gennaio 2026

 
 

In occasione della grande mostra Chiharu Shiota: The Soul Trembles, il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino presenta una nuova edizione di Evolving Soundscapes, il public programme curato da Chiara Lee e freddie Murphy che trasforma la visita in un’esperienza immersiva, espandendo l’universo dell’artista giapponese attraverso il linguaggio del suono.


Tamanaramen
Tamanaramen

Un progetto che si conferma tra i più innovativi del museo, grazie a una selezione di musicisti e sound artist contemporanei capaci di dialogare con i temi della mostra e amplificarne le vibrazioni emotive.


Il secondo appuntamento porta al MAO le Tamanaramen, duo audiovisivo con base tra Tokyo e Londra formato dalle sorelle Hana, artista visiva, e Pikam, cantante e producer. Dopo percorsi individuali, nel 2021 decidono di unire le proprie ricerche dando vita a un progetto comune che si muove tra musica elettronica, vocalità intima e visual di forte impatto. Le loro performance combinano paesaggi sonori astratti, voci sussurrate e immagini ispirate a texture cutanee, colori fluidi e movimenti vibranti: un universo estetico in cui suono e immagine si fondono senza confini.


La poetica delle Tamanaramen trova sorprendenti risonanze con i temi centrali del lavoro di Chiharu Shiota: la presenza nell’assenza, la fragilità dell’identità, la memoria inscritta nei gesti più quotidiani. Nei loro live emergono delicate meditazioni sulla solitudine e sulla relazione con l’altro, alternate a momenti di energia pulsante che catturano la dimensione del dancefloor. Un dialogo sottile ma potentissimo con le installazioni della Shiota, che amplifica l’esperienza sensoriale della mostra.



MAO Museo d’Arte Orientale

Via san Domenico 11, Torino

 

Date

Giovedì 4 dicembre 2025 ore 19:30

 
 
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