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Aggiornamento: 24 giu


24 giugno - 16 ottobre 2026

A cura di Sergio Risaliti

Paolo Canevari, DIO, 2008, gomma di pneumatici, 160x63x33 cm
Paolo Canevari, DIO, 2008, gomma di pneumatici, 160x63x33 cm

Tornano le grandi mostre al Forte Belvedere e ad inaugurarle, il 24 giugno, sarà “Drama: Four Acts”, un progetto della Fondazione MUS.E, con il coordinamento scientifico del Museo Novecento promosso da Comune di Firenze, composto da tre mostre ideate e curate da Sergio Risaliti. Si inizia con “God Year” di Paolo Canevari (Roma, 1963), mostra inedita costruita attraverso un dialogo tra il curatore e l’artista.

Tra gli artisti italiani più conosciuti a livello internazionale, Canevari è noto per l’utilizzo di differenti materiali e medium, quali il disegno, il video, la scultura, l’installazione e la performance. Nella sua pratica interdisciplinare utilizza oggetti e simboli comuni facilmente riconoscibili al fine di commentare e, spesso, decostruire e criticare ideologie, credenze religiose e narrazioni politiche, oltre ai grandi miti del progresso e della felicità sociale. Cresciuto a contatto con le pratiche delle avanguardie contemporanee (arte povera, arte concettuale, performing art), educato alla scultura in ambito familiare, ha sempre saputo rileggere in senso nuovo l’arte classica e rinascimentale, quella moderna e del modernismo. Questa specificità ha permesso all’artista di muoversi nel mondo con intelligenza, sia teorica sia pratica.


«Paolo Canevari è uno degli artisti italiani più autorevoli e riconosciuti a livello internazionale, capace di interrogare il nostro tempo attraverso opere che parlano di memoria, conflitto, potere e coscienza civile. Con “God Year” il Forte Belvedere torna ad accogliere una grande mostra contemporanea, offrendo ai cittadini e ai visitatori un’esperienza intensa e stimolante. È un progetto che conferma la volontà di Firenze di essere non solo custode del proprio straordinario patrimonio, ma anche luogo di produzione culturale, confronto e riflessione sul presente». – Giovanni Bettarini, assessore alla cultura del Comune di Firenze.


Esodo, 1997, installazione Galleria C. Stein Milano, 2019
Esodo, 1997, installazione Galleria C. Stein Milano, 2019

«L’arte di Canevari pone lo spettatore di fronte alla realtà più dura e tragica, comunicando la violenza fratricida, i sistemi di sopraffazione e strumentalizzazione, organizzati come linguaggio, comportamenti, stereotipi, immagini dei nostri tempi, e lo fa senza la retorica tipica dei media, talvolta complici di travisamenti di fatti e immagini, nonché di manipolazioni del senso delle parole e dei simboli. Canevari sembra dirci: il re è nudo. Le sue opere svelano con leggerezza e ironia il cinismo dell’Economia e del Capitale, la natura distruttiva e oppressiva del Potere, quello omologante di ogni Ideologia, proponendo l’opera d’arte come oggetto materico, ansioso e perturbante. Come strumento di crescita cognitiva, di sensibilizzazione, rigenerazione creativa. Arte che si oppone al desiderio di morte e alle pulsioni distruttive con un’arte critica, coraggiosa, che conosce l’amato e il dolce, l’innocenza e la malinconia, che coniuga la verticalità dell’icona con la facilità comunicativa degli oggetti familiari, dei simboli universali. Sa sfruttare i doppi sensi e i calembour concettuali, per un’opera aperta e un sentimento di partecipazione compassionevole ai destini del mondo, al farsi della storia, alle avventure dell’esistente. Un controcanto lirico e drammatico alle sirene del Potere» – Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento.


L’immagine, per Canevari, ha una funzione complessa, non riducendosi mai a una semplice informazione o una mera didascalia. Si tratta di uno strumento poetico e iconico utile alla presa di coscienza e alla crescita cognitiva. Dal punto di vista iconico e simbolico è sempre trattata e fatta funzionare come un’esperienza aperta, dai significati plurimi. Una Rolls-Royce è tatuata con il messaggio “HO FAME”; un bambino palleggia con un cranio tra le rovine di palazzi bombardati; piccoli e grandi carri armati realizzati con la ‘pelle’ degli pneumatici trasformano il gioco in immagine di guerra e viceversa. Una figura lignea della Vergine Maria sorregge uno pneumatico sulla testa come se fosse un’aureola; cappi realizzati con la gomma delle camere d’aria evocano immagini di sacrificio e condanna; un uomo (l’artista in persona) vestito elegantemente di nero accoglie a braccia aperte un ordigno che cade dal cielo. Uno pneumatico tagliato serve a costruire sulla parete la parola Dio, accoppiando la dimensione materialistica della civiltà industriale con quella spirituale, il movimento orizzontale (l’auto) con quello verticale (la teologia).


Canevari lavora spesso sull’ambiguità dei segni, dei materiali e delle forme, trasformando le immagini più familiari in presenze inquietanti, in dispositivi critici e decostruttivi. La sua ricerca nasce dalla tensione tra il linguaggio dell’arte e quello della realtà, tra estetica e politica, mettendo in dialogo, e spesso in conflitto, simboli culturali, emblemi del potere, riferimenti alla storia politica e religiosa, miti collettivi, stereotipi e luoghi comuni, oggetti della vita quotidiana. Attraverso queste opposizioni costruisce una visione tragica dell’esistenza contemporanea, in cui ogni simbolo può rivelare il proprio lato oscuro e ogni immagine può caricarsi di significati contraddittori e universali.

Paolo Canevari, ThAnks, 2005, gomma di pneumatico, legno
Paolo Canevari, ThAnks, 2005, gomma di pneumatico, legno

La riflessione sulla violenza, sulla memoria e sui meccanismi di controllo, separazione e censura che attraversano la società contemporanea viene posta al centro attraverso l’utilizzo di materiali poveri e industriali, come la gomma degli pneumatici, che diventa metafora della condizione sociale e dei pericoli che nascono con lo sfruttamento delle risorse energetiche. Il petrolio, i suoi derivati, l’industria automobilistica, sono messi sotto accusa. L’oro nero è tra i più potenti strumenti di supremazia nella geopolitica, coefficiente di ricchezza e predominio globale. La risorsa, ad oggi necessaria al progresso, è anche quell’elemento che può scatenare guerre e crisi finanziarie. Esemplare è l’opera intitolata “Landscape": una bandiera americana copre una pila di bidoni e pneumatici, che appaiono come un feretro. Si tratta di una potente, icastica riflessione sullo stretto legame tra la miscela oleosa e la grande potenza americana.

Il titolo stesso della mostra, “God Year”, è un’espressione ricavata dal nome di una delle più note industrie di pneumatici che evoca “l’anno del Signore”, mostrando quanto sia sottile il confine tra sacro e profano, tra portatori di pace e produttori di morte, tra progresso e povertà, tra verità e false retoriche.


In molte opere l’artista ricorre inoltre alla dimensione del gioco e del sacrificio, due elementi solo apparentemente opposti. Il gioco assume una funzione insieme catartica e perversa: dietro la leggerezza dell’azione ludica si celano dinamiche di sopraffazione, rituali collettivi e forme simboliche cariche di violenza. Il sacrificio, a sua volta, richiama archetipi antichi e strutture profonde dell’inconscio collettivo, diventando uno strumento attraverso cui Canevari interroga le contraddizioni della storia e della contemporaneità, le pulsioni e gli istinti mortiferi e distruttivi che nutrono e pervadono gli esseri umani, il gruppo, gli adepti, le masse guidate o sottomesse da valori e ideali di morte o di supremazia razziale. È proprio in questa oscillazione tra innocenza e crudeltà, tra ironia e tragedia, tra gioco e violenza che la sua opera trova una delle sue espressioni più potenti.


In collaborazione con Galleria Christian Stein e con Petri Corse Automobili Rolls-Royce Sales & Service Specialist Firenze.


 
 

Inaugurazione 24 giugno, ore 18.30


25 giugno- 2 agosto 2026

Curatela di Paola Lagonigro e Laura Leuzzi

The Abstract Films: Sculpting Narratives in Space ENG
The Abstract Films: Sculpting Narratives in Space

Dal 25 giugno al 2 agosto 2026 il Teatro 2 del Mattatoio di Roma accoglie The Abstract Films: Sculpting Narratives in Space (2023-2025), progetto dell’artista italiana Chiara Passa che arriva per la prima volta nella capitale con una serie di quattro opere immersive e interattive: Yellow Film, Black & White Film, Red Film e Blue Film.


Promossa da Roma Capitale, Azienda Speciale Palaexpo e Fondazione Mattatoio – Città delle Arti, la mostra mette in scena un sistema narrativo in costante trasformazione, dove immagini digitali, intelligenza artificiale, suono e architettura costruiscono un ambiente partecipativo che cambia a ogni interazione.


La ricerca di Passa si muove da anni sul confine tra spazio fisico e spazio virtuale. In questa occasione il dialogo si sviluppa all’interno degli ambienti monumentali dell’ex complesso industriale romano, un luogo carico di memoria materiale che diventa parte integrante dell’opera. Le superfici consumate dal tempo, le strutture metalliche e le geometrie irregolari del Mattatoio vengono assorbite e reinterpretate da quattro LED wall collocati a terra, trasformati in vere e proprie membrane digitali capaci di amplificare, alterare o reinventare l’architettura esistente.


L’esperienza proposta al pubblico sfugge alla linearità del racconto tradizionale. Ogni film introduce una modalità diversa di partecipazione. Yellow Film affida la costruzione della storia a trenta buste interattive che attivano combinazioni narrative sempre differenti. In Black & White Film entrano in gioco oggetti scultorei che modificano il montaggio delle sequenze. Blue Film e Red Film coinvolgono invece l’intelligenza artificiale, che propone prompt e variazioni sonore capaci di orientare continuamente il percorso dello spettatore.


The Abstract Films: Sculpting Narratives in Space, blue eng



The Abstract Films: Sculpting Narratives in Space, blue
The Abstract Films: Sculpting Narratives in Space, blue

L’incontro tra archeologia industriale e astrazione digitale genera un campo di forze in cui materia, luce e movimento si riscrivono reciprocamente. Attraverso domande generate dall’intelligenza artificiale che appaiono sotto forma di pulsanti e oggetti interattivi, il pubblico è invitato ad attivare una narrazione fluida e non lineare, dove la memoria del luogo si intreccia con la proiezione astratta di nuovi spazi possibili.

Lo spazio del Mattatoio diventa una membrana computazionale attraversata da immagini algoritmiche, interazioni sonore e architetture astratte in costante mutazione.


Ciascuno dei quattro film presenta una diversa modalità di interazione con il pubblico:

Yellow Film: remix narrativo attraverso trenta buste interattive a ritmo di una colonnasonora elettronica di suspense.

Black & White Film: manipolazione narrativa attraverso trenta oggetti scultorei e sequenze al ritmo di un tecno minimalismo sonoro.

Blue Film: prompt AI ed effetti sonori remixati guidano un’esperienza dinamica e mutevole.

Red Film: prompt AI e interazioni sonore e cromatiche reindirizzano continuamente il flusso narrativo.


The Abstract Films: Sculpting Narratives in Space, bn ENG
The Abstract Films: Sculpting Narratives in Space, bn

Nel loro insieme, le opere compongono un ecosistema immersivo e partecipativo in cui l’architettura si espande, si riflette e si dissolve in astrazioni digitali. Il pubblico diventa parte di una nuova cartografia emotiva, dove memoria urbana, archeologia industriale e immaginazione algoritmica coesistono nello stesso spazio.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo illustrato, che sarà presentato a settembre, a cura di Lagonigro e Leuzzi, con testi delle curatrici e dell’artista e curatore, pioniere dell’arte digitale croata, Darko Friz. 

Nell’ambito della mostra saranno organizzate due visite guidate a cura delle curatrici: il 14 luglio alle ore 18.00 con Paola Lagonigro e il 22 luglio alle ore 18.00 con Laura Leuzzi. Entrambi gli appuntamenti offriranno l’occasione di approfondire il percorso espositivo e la ricerca dell’artista.


 
 

Al Museum of Art Pudong di Shanghai la più grande mostra mai realizzata all’estero dedicata all’artista.


Dal 17 giugno al 28 ottobre 2026

Giorgio Morandi, Natura morta, 1956, Olio su tela, V.985
Giorgio Morandi, Natura morta, 1956, Olio su tela, V.985, Museo Morandi. Settore Musei Civici Bologna, Comune di Bologna © Giorgio Morandi, by SIAE 2026

Dal 17 giugno al 28 ottobre 2026 il Museum of Art Pudong (MAP) di Shanghai ospita Giorgio Morandi. Solo (乔治·莫兰迪:独白), la più ampia e importante mostra mai realizzata all’estero dedicata a Giorgio Morandi, e la prima grande retrospettiva monografica dell’artista in Cina. Promossa nell’ambito delle relazioni culturali internazionali sviluppate dalla città di Bologna e dal Museo Morandi, la mostra rappresenta un progetto di straordinario valore culturale e simbolico, capace di

rafforzare il dialogo tra Italia e Cina attraverso l’opera di un artista universalmente riconosciuto per la sua ricerca poetica, silenziosa e radicale.


Bologna, città in cui Morandi ha vissuto e lavorato per tutta la vita e che oggi custodisce il nucleo più importante della sua eredità artistica attraverso il Museo Morandi, si conferma così protagonista attiva nella costruzione di relazioni culturali internazionali e nella valorizzazione del proprio patrimonio artistico come strumento di dialogo tra culture. Sottolinea Matteo Lepore, Sindaco di Bologna: «Portare a Shanghai la più grande mostra mai realizzata all'estero dedicata a Giorgio Morandi significa portare nel mondo una parte essenziale dell'identità culturale di Bologna. Morandi è uno degli artisti che più profondamente raccontano il rapporto tra la nostra città e la dimensione universale della cultura. Questo progetto rafforza il dialogo tra Bologna e la Cina e

conferma il ruolo della cultura come strumento di relazione, conoscenza e cooperazione internazionale.»



Li Minkun, Presidente del Museum of Art Pudong, dichiara: «Il Museum of Art Pudong ha sempre dato priorità agli scambi culturali e artistici internazionali, portando costantemente a Shanghai importanti risorse artistiche provenienti da tutto il mondo. Allo stesso tempo, riflettiamo continuamente su come un museo d’arte possa instaurare legami più profondi con la vita urbana, la sensibilità estetica del pubblico e le esigenze culturali dei nostri visitatori. La nostra significativa collaborazione con il Museo Morandi per la mostra Giorgio Morandi. Solo segna un capitolo importante in questo impegno costante. Per aiutare il pubblico cinese a cogliere appieno l’essenza delle opere di Morandi, questa mostra offre un’esperienza spaziale innovativa grazie al suo allestimento scenografico. Allontanandosi dal design espositivo convenzionale, la mostra dispone i capolavori e gli oggetti originali in combinazioni di particolare significato. Quando gli “oggetti dei dipinti” vengono ricreati in loco, il pubblico può comprendere meglio le composizioni geometriche sulla tela e percepire realmente le pennellate di Morandi.»


Il progetto si inserisce in una più ampia strategia di valorizzazione internazionale del patrimonio culturale bolognese e conferma la volontà dell’Amministrazione comunale di consolidare sempre più il rapporto tra la città, il territorio e la figura di Morandi, interprete essenziale dell’identità culturale italiana del Novecento.

Curata da Lorenzo Balbi, Direttore del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e del Museo Morandi, e da Francesco D’Arelli, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Shanghai, Giorgio Morandi. Solo presenta oltre 140 opere tra dipinti, incisioni, acquerelli e disegni. Il percorso riunisce capolavori raramente esposti all’estero e in molti casi mai presentati in Cina, offrendo al pubblico asiatico una rilettura completa della ricerca morandiana attraverso un corpus eccezionale per qualità, ampiezza e rilevanza storico-critica.


Giorgio Morandi, Natura morta, 1952, Olio su tela, V.823
Giorgio Morandi, Natura morta, 1952, Olio su tela, V.823, Museo Morandi. Settore Musei Civici Bologna, Comune di Bologna © Giorgio Morandi, by SIAE 2026

La mostra comprende opere restaurate per l’occasione, materiali originali provenienti dal Museo Morandi e da Casa Morandi e un articolato progetto curatoriale e museografico concepito appositamente per Shanghai. L’allestimento inedito, progettato da Aldo Cibic Workshop, restituisce la dimensione intima, raccolta e silenziosa che caratterizza l’opera dell’artista.

Il titolo Solo sintetizza il senso del progetto: una grande retrospettiva monografica che pone Morandi al centro della scena, senza confronti o contrappunti, affidando esclusivamente alla sua opera il compito di occupare lo spazio dell’esposizione.

Ospitata al Museum of Art Pudong (MAP), il prestigioso museo progettato da Ateliers Jean Nouvel sulle rive del fiume Huangpu, la mostra si rivolge a un pubblico che negli ultimi anni ha manifestato una crescente attenzione verso Morandi. In Cina la sua opera è infatti oggetto di studio, collezionismo e profonda ammirazione, rendendo Shanghai il contesto ideale per accogliere quella che si configura come la più importante presentazione internazionale mai dedicata al maestro bolognese.

Inaugurato nel 2021, il MAP si è rapidamente affermato come uno dei principali poli culturali asiatici grazie alla collaborazione con alcune delle più importanti istituzioni museali internazionali, tra cui la Galleria Borghese, le Gallerie degli Uffizi, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Musée d'Orsay e il Musée du Louvre.


Natura morta, 1952, TE.1952/9
Natura morta, 1952, TE.1952/9, Museo Morandi. Settore Musei Civici Bologna, Comune di Bologna © Giorgio Morandi, by SIAE 2026

Il progetto è realizzato grazie a una virtuosa collaborazione pubblico-privata sviluppata dal Comune di Bologna insieme a MondoMostre, nell’ambito di un programma di valorizzazione internazionale dedicato a Giorgio Morandi. Un modello che punta a rafforzare la presenza dell’opera morandiana nei principali contesti museali internazionali e, al tempo stesso, a sostenere la valorizzazione dei luoghi morandiani a Bologna attraverso una strategia integrata che unisce cultura, relazioni internazionali e promozione territoriale.

L’iniziativa guarda inoltre oltre Shanghai, inserendosi in un più ampio percorso internazionale dedicato a Morandi che proseguirà successivamente a Seul, confermando il crescente interesse dell’Asia verso uno dei grandi maestri del Novecento italiano.


Giorgio Morandi. Solo rappresenta così non soltanto una grande operazione espositiva internazionale, ma anche una nuova tappa nel percorso di valorizzazione globale dell'eredità morandiana. Un progetto che rafforza il ruolo di Bologna come città custode dell'opera dell'artista e ne rilancia la presenza nei principali scenari culturali internazionali.

Un ringraziamento speciale ai partner istituzionali: Shanghai Lujiazui East Bund Culture Development Co., Ltd., Consolato Generale d’Italia a Shanghai, Istituto Italiano di Cultura di Shanghai, Ministero della Cultura - Direzione Generale Musei.

 
 
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