top of page

Nella primavera del 2026 la Tate Britain dedica a Hurvin Anderson la sua prima grande retrospettiva, un’esposizione che riunisce circa ottanta opere e attraversa trent’anni di carriera.


Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti
Maracus III, 2004. (c) Hurvin Anderson. Courtesy the artist and Thomas Dane Gallery. Photo Richard Ivey.

Dai primi lavori fino ai dipinti più recenti – inclusa una sala con opere mai viste prima – la mostra offre una lettura ampia e stratificata della ricerca dell’artista britannico, riconosciuto come una delle voci più influenti della pittura contemporanea.


Al centro della sua poetica c’è il movimento continuo tra Regno Unito e Caraibi, luoghi che Anderson abita fisicamente e mentalmente. Nato a Birmingham da genitori giamaicani, l’artista porta nella sua pittura la complessità dell’esperienza diasporica: l’essere “in un posto e pensare a un altro”, sospeso tra appartenenza, distanza e memoria. Paesaggi saturi di colore, interni enigmatici, stratificazioni di luce e barriere visive costruiscono mondi in cui il tempo sembra piegarsi, e il ricordo diventa materia pittorica.


La mostra si apre con fotografie e disegni giovanili che restituiscono l’ambiente familiare dell’artista. Opere come Bev (1995) e Hollywood Boulevard (1997) mostrano già il suo interesse nel fondere passato e presente, creando immagini dove l’identità emerge come processo in divenire. Il percorso prosegue con un nucleo della serie Ball Watching (1997–2003), in cui Anderson sovrappone luoghi e memorie trasformando una scena quotidiana di Birmingham in un paesaggio tropicale. La pittura diventa così uno spazio di scarto, un luogo dove i ricordi si contraddicono e si reinventano.


Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti
Shear Cut, 2024. (c) Hurvin Anderson. Courtesy the artist and Thomas Dane Gallery. Photo Richard Ivey

Una sala importante è dedicata ai barbershop, soggetti iconici della sua ricerca. La serie, avviata negli anni Duemila, racconta spazi comunitari fondamentali nella storia degli immigrati caraibici in Inghilterra: luoghi di incontro, cura e identità condivisa. Le opere storiche dialogano con lavori recenti come Skiffle e Shear Cut (2023), mettendo in luce la continuità di un immaginario che si trasforma, ma non si interrompe.


Tra i momenti più attesi figura Passenger Opportunity (2024–25), un’opera monumentale ispirata a due murales dell’aeroporto di Kingston, qui ripresentata in una versione nuova che riflette sui flussi migratori tra Giamaica e Gran Bretagna. Accanto, la serie Welcome e i dipinti degli hotel abbandonati in Giamaica riportano l’artista nei luoghi delle sue origini, indagando le dinamiche di accesso, esclusione e stratificazione sociale attraverso griglie, recinzioni e barriere che frammentano lo sguardo.


Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti
Hollywood Boulevard, 1997. (c) Hurvin Anderson. Courtesy the artist and Thomas Dane Gallery. Photo Richard Ivey

La retrospettiva si chiude con Is It OK To Be Black? (2015–16), opera potente che affronta il tema delle relazioni razziali attraverso figure iconiche come Martin Luther King Jr. e Malcolm X. Qui Anderson interroga la posizione dello spettatore, invitandolo a prendere parte a un dialogo che attraversa storia, politica e rappresentazione.


Tate Britain

Millbank, London SW1P 4RG


Date

26 March – 23 August 2026

 
 

Dal 4 dicembre 2025 al 3 maggio 2026, il Museo dell’Ara Pacis ospita una selezione straordinaria proveniente dal Detroit Institute of Arts, una delle istituzioni museali più importanti degli Stati Uniti.


Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti
Pierre Auguste Renoir Donna in poltrona 1874 Detroit Institute of Arts Bequest of Mrs. Allan Shelden III 1985.24

Un’occasione rara per ammirare in Italia dipinti iconici che raccontano l’evoluzione della pittura moderna: dagli impressionisti Degas e Renoir alle ricerche postimpressioniste di Cézanne e Van Gogh, fino alle rivoluzioni parigine di Matisse e Picasso e all’espressionismo tedesco di Kandinsky, Pechstein e Beckmann.


La mostra, curata da Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi, ricostruisce un percorso storico che attraversa oltre cinquant’anni di trasformazioni artistiche decisive. Si parte dalla metà dell’Ottocento, quando i pittori francesi abbandonano i codici accademici per volgere lo sguardo alla modernità, alla vita urbana, alla luce naturale. Le opere di Degas, Cézanne e Renoir raccontano questo cambiamento epocale, un rinnovamento che ha ridefinito il rapporto tra percezione, realtà e rappresentazione.


Il percorso prosegue con le innovazioni della generazione successiva, che dopo l’ultima mostra impressionista del 1886 cerca una nuova solidità formale e un uso autonomo del colore. Le pennellate vibranti e psicologiche di Van Gogh, la costruzione rigorosa di Cézanne e la rilettura della tradizione di Renoir tracciano la strada verso il modernismo. È in questa fase che emerge l’idea, come sosteneva Roger Fry, di un’opera d’arte come armonia autonoma, indipendente dal reale.


Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti
Henri Matisse Finestra 1916 Detroit Institute of Arts City of Detroit Purchase 22.14

La parte centrale dell’esposizione è dedicata alla Parigi dei primi decenni del Novecento, capitale mondiale della sperimentazione artistica. Le sei opere di Picasso mostrano l’evoluzione del maestro dal periodo rosa al cubismo, mentre i dipinti di Matisse testimoniano il passaggio dalla costruzione geometrica a una pittura più libera e sensuale. Accanto a loro, il cubismo di Juan Gris e María Blanchard, insieme alla forza espressionista di Modigliani e Soutine, restituiscono un panorama ricco e complesso.


La mostra si chiude con una significativa selezione di opere dell’avanguardia tedesca. I dipinti di Kandinsky, Pechstein, Feininger ed Emil Nolde testimoniano le tensioni, le inquietudini e le sperimentazioni che attraversano l’arte tedesca prima e dopo la guerra. Il potente Autoritratto del 1945 di Beckmann restituisce l’incertezza profonda del dopoguerra, rendendo evidente la forza emotiva della pittura espressionista.


Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti
Camille Pissarro Il sentiero 1889 Detroit Institute of Arts, City of Detroit Purchase 21.34

"Impressionismo e oltre" non è solo un viaggio attraverso la modernità, ma un’occasione per scoprire la ricchezza delle collezioni americane e per riflettere sull’evoluzione del linguaggio pittorico europeo. Il percorso è inoltre progettato in un’ottica inclusiva: visite multisensoriali, laboratori, video LIS e percorsi tattili rendono la mostra accessibile a tutti, confermando l’impegno della Sovrintendenza Capitolina nel rendere i musei luoghi aperti e partecipati.


Museo dell'Ara Pacis

Lungotevere in Augusta (angolo via Tomacelli) - 00186 Roma


Date

4 dicembre 2025 – 3 maggio 2026

 
 

La Triennale Milano ospita De Oppressione, la mostra che l’Associazione Genesi dedica a Fabio Mauri (1926–2009), tra le voci più lucide e radicali dell’avanguardia italiana del secondo dopoguerra.


Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti
Fabio Mauri, Rebibbia, 2006 (dettaglio dell’opera) Foto: Sandro Mele. Courtesy the Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth

L’esposizione inaugura le celebrazioni per il centenario dell’artista, che nel 2026 sarà ricordato con grandi retrospettive e con la pubblicazione del catalogo generale delle opere. Un omaggio necessario a un autore che ha saputo interrogare come pochi il Novecento, scrutandone i meccanismi di potere, le derive ideologiche e la fragilità dell’identità individuale e collettiva.


La scelta di Milano non è casuale: la città fu per Mauri un luogo di formazione e di legami profondi. La sua poetica, attraversata da pittura, disegno, scrittura, performance e installazione, ruota intorno a una tensione costante tra memoria e storia, simbolo e documento, visione e responsabilità etica. Fin dagli anni Cinquanta l’artista individua nello schermo – cinematografico, televisivo, mentale – il dispositivo chiave della società moderna: superficie neutra e al tempo stesso luogo di manipolazione, anticipazione di quella “società dello screen” che oggi ci avvolge attraverso computer e social media.


Al centro della mostra vi è il tema dell’oppressione, che Mauri affronta in modo precoce e profetico a partire dalla fine degli anni Sessanta, intuendone sia le declinazioni collettive sia quelle più intime e personali. È una riflessione che attraversa culture, geografie e periodi storici diversi, rivelando come ideologia, identità e cultura possano farsi strumenti di sopraffazione.


Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti
Fabio Mauri: Europa bombardata, 1978. Performance: Fabio Mauri ⌐ Foto: Elisabetta Catalano. Courtesy the Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth.

L’esposizione raccoglie opere iconiche realizzate tra gli anni Sessanta e i Duemila. Tra queste, Amore mio (1970), installazione dedicata al tema della morte, esposta di nuovo in Italia dopo oltre cinquant’anni; Manipolazione di Cultura (1974) ed Europa bombardata (1978), che già nei titoli denunciano l’ombra delle ideologie; I numeri malefici (1978), presentata alla Biennale di Venezia, in cui Mauri riflette sull’errore come elemento interpretativo della storia. Tra i lavori successivi, spiccano Ricostruzione della memoria a percezione spenta (1988), Cina ASIA Nuova (1996) e Rebibbia (2007), opere che mostrano come l’artista sappia trasformare anche il sopruso individuale in testimonianza universale.


La mostra è accompagnata da un ricco programma pubblico: visite guidate, workshop e incontri organizzati con Università Cattolica, FAI, Gariwo e la Robert F. Kennedy Human Rights Foundation Italia. Il primo appuntamento, il 10 dicembre, vedrà la partecipazione di Carolyn Christov-Bakargiev per la presentazione della versione digitale del catalogo generale edito da Allemandi e Hatje Cantz.


Massimo Bartolini, 100 giorni, 2025 Courtesy San Carlo Cremona e l’artista. Con il contributo di MASSIMODECARLO. Ph: Form Group - Andrea Rossetti
Fabio Mauri: Linguaggio Φ guerra, 1975. Reperti fotografici con timbro su cartoncino, 81 x 56 cm. Courtesy the Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth.

De Oppressione non è solo un tributo a un grande artista, ma un invito a leggere il presente attraverso il suo sguardo critico. Le opere di Mauri ci interrogano ancora oggi, spingendoci a riconoscere come i meccanismi della violenza, della censura e della propaganda continuino a ripetersi. Una mostra che non si limita a celebrare un maestro, ma riafferma la funzione civile dell’arte nel comprendere la storia — e nel provare a cambiarla.


Triennale di Milano


Date

3 dicembre 2025 – 15 febbraio 2026

 
 
bottom of page