Siamo continuamente bombardati da immagini. Il reale pare perciò impossibile da percepire. Manca inoltre un possibile scarto da questo flusso imperterrito. L’arte si accosta perennemente a questo nulla dell’immagine.




In questi scritti e interviste degli anni Novanta l’autore francese si confronta con questo mondo ancora in divenire che, attualmente, è ancora più soffocante. Andy Warhol è stato il primo che ha esaltato quest’immagine senza contenuto, dove ormai, grazie solo all’idea che la sostiene, l’arte è destinata ad spegnersi. Ecco quindi che essa pare destinata a sparire a meno che non diventi una continua metamorfosi, oltre ogni decifrazione stabilizzante. Essere perciò illusione per essere seduttiva. Apparenza prima di ogni decifrazione reale o simulacro. Una scena dove ci si confronta con le fantasie " non-umane delle culture antecedenti la nostra". Oltre quindi l’attuale reale fatto immagine ridondante e stereotipata. La trasparenza del tutto infatti non è vera, anche in un mondo che appare iperrealista. L’arte pare ridere di questa sparizione, immergendosi in tale congiuntura. Il banale si fa ideologia vuota. Qui muore anche la critica, in nome di " una spartizione in via amichevole, necessariamente conviviale, della nullità ". Poi c’è la gente, che guarda tante opere del contemporaneo, non le capisce e si sente in colpa. Invece non capisce nulla perché davanti c’è il nulla. Per l’autore c’è troppa arte in giro che pesca dal banale e ciò s’impone come vera oggettività. Questa complicità è pure definibile come il complotto dell’arte. Le masse, scettiche verso questo mondo, appaiono come l’unica resistenza, oltre ogni ambiguità o feticcio definitivamente presentato. L’arte poi, considerata come valore, vive ancora d’ideologie o estetiche mentre la vera illusione è nella metamorfosi del mai dato. L’autore auspica un desiderio di verità attraverso lo sguardo, modulato attraverso una mancanza che può divenire attività che fa " un buon uso del nulla o del vuoto ".


Stefano Taddei

Jean Baudrillard

Il complotto dell’arte

Abscondita

pp. 84

Il design radicale degli Archizoom, la logica binaria delle opere di Gianfranco Chiavacci, i collage di Remo Gordigiani, le ricerche astrattiste di Gualtiero Nativi, Mario Nigro e Fernando Melani, l’ironia pop di Gianni Ruffi: sono oltre 70 le opere che scandiscono il secondo capitolo del progetto PISTOIA NOVECENTO con il percorso di Sguardi sull’arte dal secondo dopoguerra, allestimento temporaneo a lungo termine a cura di Alessandra Acocella, Annamaria Iacuzzi, Caterina Toschi che FONDAZIONE PISTOIA MUSEI presenta dal 19 settembre 2020 al 22 agosto 2021 nella sua sede di Palazzo de’ Rossi.



Gianfranco_Chiavacci_Opera_numero_0043_1966_Courtesy_Collezione Fondazione Caript

PISTOIA NOVECENTO è il grande progetto dedicato alla collezione permanente di Fondazione Pistoia Musei con opere delle collezioni di Fondazione Caript e Intesa Sanpaolo (già Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia), pensato per consentire una lettura il più possibile esaustiva del panorama artistico pistoiese nel suo articolarsi attraverso il secolo scorso. La prima parte del progetto, conclusasi a fine agosto 2020, ha raccontato la prima metà del Novecento.

Questo secondo capitolo – PISTOIA NOVECENTO. Sguardi sull’arte dal secondo dopoguerra – offre un’immagine d’insieme della seconda metà del secolo a Pistoia.

La mostra raccoglie, oltre alle opere degli autori pistoiesi presenti nella collezione permanente di Fondazione Pistoia Musei, alcuni lavori di artisti non locali ma che con la città hanno intrattenuto rapporti di scambio e dialogo, oltre a prestiti da collezioni pubbliche e private.

Uno specifico indirizzo di curatela ha voluto arricchire il percorso espositivo con un’ampia selezione di documenti (fotografie, lettere, manifesti, inviti, video): un’operazione inedita volta a narrare la vivacità del clima artistico pistoiese nel contesto più ampio della cultura toscana, nazionale e internazionale. L’intenzione è quella di proporre nuovi sguardi sulle principali esperienze artistiche cittadine offrendo così un quadro di contesto alle opere d’arte selezionate.


Gianni_Ruffi_Rimbalzo_1967 _Courtesy_CollezioneFondazioneCaript

La selezione di PISTOIA NOVECENTO. Sguardi sull’arte dal secondo dopoguerra segue un andamento cronologico partendo appunto dal secondo dopoguerra ed è scandita in macro-aree tematiche: REALISMO E FIGURAZIONE; ASTRATTO, MATERICO, PROGRAMMATO; OGGETTO E IMMAGINE; NATURA E ARTIFICIO; SEGNO, GESTO, AMBIENTE.

I materiali documentari come le fotografie, le corrispondenze, i manifesti e gli audiovisivi sono disposti secondo un progetto grafico ed espositivo ideato appositamente per l’occasione e capace di offrire molteplici livelli di lettura.

Palazzo de’ Rossi si consolida come uno dei punti di forza del polo museale di Fondazione Pistoia Musei, connotandosi ancora una volta come centro dedicato all’arte del Novecento pistoiese, punto di riferimento per la conoscenza delle varie generazioni artistiche che si sono succedute lungo il secolo scorso: artisti che con ardimento e autenticità di ricerca hanno sempre cercato un dialogo con i grandi centri dell’arte apportando il proprio contributo in un’ottica di originalità.


Mario_Nigro_Spazio_totale_1955_Courtesy_CollezioneFondazioneCaript

Tra gli artisti in mostra: Archizoom, Roberto Barni, Sigfrido Bartolini, Vinicio Berti, Massimo Biagi, Franco Bovani, Umberto Buscioni, Sergio Cammilli, Alfiero Capellini, Gianfranco Chiavacci, Andrea Dami, Agenore Fabbri, Alfredo Fabbri, Aldo Frosini, Giuseppe Gavazzi, Valerio Gelli, Donatella Giuntoli, Remo Gordigiani, Renato Guttuso, Mirando Iacomelli, Lando Landini, Marcello Lucarelli, Fernando Melani, Francesco Melani, Eugenio Miccini, Adolfo Natalini, Gualtiero Nativi, Mario Nigro, Renato Ranaldi, Gianni Ruffi, Giorgio Ulivi, Jorio Vivarelli, Corrado Zanzotto.


-Redazione


PISTOIA NOVECENTO. Sguardi sull’arte dal secondo dopoguerra

A cura di Alessandra Acocella, Annamaria Iacuzzi, Caterina Toschi

19 settembre 2020 – 22 agosto 2021

Fondazione Pistoia Musei - Palazzo de’ Rossi

Pistoia- Palazzo de’ Rossi

via de' Rossi, 26

Orari: Tutti i giorni dalle ore 10 alle 18.

Chiuso il mercoledì e il 25 dicembre.




Il mercato guida da tempo ogni misura dell’estetica nel contemporaneo. Siamo infatti in un mondo completamente schiavizzato ad una bellezza modulata come merce.





L’umanità non fa che abbeverarsi a tale sostato che pilota le esistenze. Questo testo di Pierluigi Pansa offre parecchi spunti sulla contingenza dell’arte contemporanea. Intanto è da rilevare come la ricerca attuale non presupponga alcuna educazione estetica, essendo diventata una propaggine della finanza che scommette su di essa come dei futures. Gli artisti sono divenuti delle celebrities, che vivono di congiunture più momentanee che di lungo termine, sempre accompagnate da un sistema comunicativo che sfrutta ogni alveo per creare giochi sempre più d’élite. Il simbolico, nell’attualità, si è sciolto in segni guidati dall’economia e dalla tecnologia. L’artista si deve fare social, crearsi una riconoscibilità che prescinde dalla creazione di opere rilevanti. Il sistema finanziario nutre tale apparato, certamente volatile e sicuramente non aperto al grande pubblico. La critica d’arte diventa sovente un mero surrogato di questo dominio e non c’è più patria per un giudizio estetico. Manca pure un collezionismo illuminato verso il prossimo e che non sia asservito a logiche meramente speculative. I mediatori dell’arte contemporanea cercano quindi d’impostare mostre che abbiano un riscontro mediatico, fingendo di ledere certi costrutti o dissacrando certi tabù. In realtà sono bolle che si sgonfiano abbastanza velocemente, come vogliono le tempistiche auspicate dal Capitalismo finanziario. Tematiche, anche rilevanti, permangono però anche nell’arte contemporanea. Il problema è che, sovente, di tali concetti si parla al grande pubblico solo per scandaletti da quattro soldi e su questioni trite e ritrite. Ecco quindi che l’arte contemporanea non è come quella dipinta dai media imperanti. Permangono sacche di rilevanza che non cercano scalpori a pessimo mercato, pur se i mezzi d’enunciazione chiaramente non sono più quelli anche di solo pochi decenni fa. Purtroppo la finanza domina e molti artisti o addetti ai lavori vi si accodano come meri cortigiani. Certe “ opere ” poi, dopo roboanti esposizioni, finiscono nell’oblio e non sono per nulla esemplificative per un qualsiasi avvenire che ha bisogno solo di consumatori vogliosi di fagocitare sempre nuovi avvenimenti di finta indecenza. Il libro problematizza quindi l’attualità ma sa anche proporre, tra le righe, possibili uscite da tali sabbie mobili. L’arte insomma ha tantissimi canali per arrivare, il problema è che non paiono, almeno attualmente, quelli giusti per essere basilari anche per le generazioni future.

Stefano Taddei

Pierluigi Panza

L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità finanziaria. Genealogie ed eterogenesi dei fini nell'arte contemporanea

pp. 169

Guerini Scientifica