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Museion inaugura il programma espositivo 2026 con Eduard Habicher. Memory in Motion, mostra dedicata al 70° compleanno dello scultore altoatesino Eduard Habicher (nato nel 1956 a Malles).


Eduard Habicher
Exhibition view Eduard Habicher. Memory in Motion, Museion Passage, 2026. Photo Credits: Tiberio Sorvillo

L’esposizione si sviluppa negli spazi di Museion Passage e del Piccolo Museion – Cubo Garutti ed è a ingresso libero. Figura di riferimento della scultura contemporanea in Alto Adige, Eduard Habicher ha consolidato nel corso dei decenni una significativa presenza internazionale.


La sua pratica è riconosciuta in particolare per interventi di grande formato nello spazio pubblico, dove la dimensione plastica si confronta con architetture e paesaggi urbani. Sue opere sono installate permanentemente in contesti pubblici e privati, tra cui le Terme di Merano e la Fundación Pablo Atchugarry in Uruguay; ulteriori lavori si trovano a Berlino, lungo la Sprea, nel campus dell’European Energy Forum (EUREF), oltre che in diverse sedi in Italia e Austria.


In Museion Passage sono presentate quattro sculture monumentali – Hommage, Passage, Geöffnet-aperto e Pro-tetto – che instaurano un dialogo diretto con l’architettura del museo. Realizzate con profili industriali e acciaio inox, le opere nascono da un processo di lavorazione artigianale di estrema precisione: materiali standardizzati vengono piegati e modellati fino a generare una tensione formale in equilibrio tra massa e leggerezza. Il rosso, caratteristica ricorrente nel linguaggio dell’artista, unifica visivamente l’intervento.


Eduard Habicher
Exhibition view Eduard Habicher. Memory in Motion, Museion Passage, 2026. Photo Credits: Tiberio Sorvillo

Collocate senza piedistallo e direttamente nello spazio, le sculture accompagnano il pubblico lungo Passage, integrandosi nel flusso quotidiano di questo ambiente aperto. Movimento, apertura e consapevolezza dello spazio costituiscono elementi centrali nella ricerca di Habicher e trovano in Museion Passage un contesto di particolare risonanza. In quanto luogo liberamente accessibile, Passage favorisce un incontro diretto con l’arte contemporanea, superando le consuete soglie museali.


Il progetto espositivo è arricchito da un Virtual Tour a 360° che consente di accedere virtualmente allo studio dell’artista, offrendo uno sguardo approfondito sul suo ambiente di lavoro. Il Virtual Tour è stato realizzato da Camillo Ciuccoli, Creative Technologist.

 
 

Il MAO di Torino firma un record storico: 100.000 visitatori in meno di quattro mesi per The Soul Trembles, la mostra dedicata a Chiharu Shiota, aperta lo scorso 22 ottobre. Un traguardo senza precedenti nella storia espositiva del Museo d’Arte Orientale, che conferma la forza di una programmazione capace di coniugare ricerca, visione e capacità di parlare al presente.


Chiharu Shiota
Installation view mostra "Chiharu Shiota: The Soul Trembles"_MAO Torino_ph Perottino

Il dato è ancora più significativo se si considera l’andamento costante: circa 5.000 visitatori a settimana, con un picco di 15.000 presenze durante le vacanze natalizie. Numeri che raccontano non solo il successo di un’esposizione, ma il consolidarsi di una trasformazione museologica che negli ultimi anni ha ampliato pubblico e linguaggi del MAO.


The Soul Trembles non è una semplice personale: è un intervento che “abita” e trasforma gli spazi di Palazzo Mazzonis, dialogando con le collezioni permanenti. Un progetto di forte impatto espressivo, capace di attivare domande universali – identità, relazione con l’altro, vita e morte – e di coinvolgere anche chi non frequenta abitualmente le mostre.


Tra i segnali più rilevanti c’è l’allargamento del pubblico: accanto agli appassionati e agli abbonati, cresce la presenza di visitatori giovani, in particolare nella fascia 20–29 anni, e aumenta la partecipazione delle scuole. Parallelamente, il successo si riflette sul piano digitale: community in crescita, newsletter più seguita e un incremento della visibilità organica su Facebook e Instagram, a testimonianza di un coinvolgimento più ampio e continuativo.


Chiharu Shiota
Installation view mostra "Chiharu Shiota: The Soul Trembles"_MAO Torino_ph Perottino

Per un museo “di nicchia” come il MAO, questo risultato ha un valore doppio: dimostra che la qualità scientifica può andare di pari passo con una forte capacità narrativa e comunicativa. Il linguaggio di Shiota – profondo, emotivo, immediato – unito a una strategia di comunicazione attenta al digitale e all’accessibilità, ha reso il museo più riconoscibile e vicino alla sensibilità contemporanea.


Un record che non è solo un numero: è il segno di un museo che cambia passo, amplia i suoi pubblici e rafforza il proprio posizionamento, a Torino e oltre.

 
 

È morto Giancarlo Politi (1937-2026), editore, poeta, critico d’arte, fondatore di Flash Art, tra le riviste di arte contemporanea più influenti a livello internazionale. Nato a Trevi nel 1937, Politi ha attraversato da protagonista oltre mezzo secolo di storia dell’arte, contribuendo in modo decisivo alla costruzione del sistema contemporaneo.


Giancarlo Politi
Giancarlo Politi, ph. Piotr Niepsuj

Fondata nel 1967, Flash Art è stata una delle prime piattaforme editoriali globali dedicate all’arte contemporanea, oggi con le edizioni inglese, italiana e ceco-slovacca, sviluppandosi nel tempo in numerose edizioni internazionali, tra cui quelle francese, polacca, cinese, spagnola, tedesca e russa. Sulle sue pagine sono nati e si sono affermati alcuni dei movimenti centrali del secondo Novecento, dall’Arte Povera alla Transavanguardia.

Ma Flash Art è stata anche il luogo di scoperta e di lancio di artisti, critici e curatori che hanno segnato la storia recente dell’arte contemporanea: da Maurizio Cattelan a Jeff Koons, Marina Abramovich, fino a figure come Germano Celant, Massimiliano Gioni e Francesco Bonami. Attraverso le sue pagine e il suo spirito, Flash Art ha formato generazioni di attori centrali del sistema dell’arte attuale.

 

Accanto a Politi, un ruolo fondamentale è stato svolto da Helena Kontova, editrice e compagna di vita, protagonista della costruzione dell’identità internazionale della rivista. L’eredità editoriale di Flash Art prosegue oggi attraverso Gea Politi e Cristiano Seganfreddo, con il piccolo Lev, nel segno di una continuità culturale che nel tempo ha assunto i tratti di una vera e propria dinastia dell’arte contemporanea.

 

Politi è stato anche ideatore dell’Art Diary, storica guida internazionale del sistema dell’arte, definita da Andy Warhol “la Bibbia dell’arte”.

Prima con le celebri e dibattute “Lettere al direttore”, poi con gli Amarcord, Politi ha continuato a intervenire nel dibattito culturale, riaffermando il valore della presa di posizione critica.


Uomo inquieto e ironico, talvolta paradossale, Giancarlo Politi era soprattutto dotato di un’energia rara e di una presenza fuori scala: una vitalità instancabile, una testardaggine visionaria, una fame intellettuale e curiosità che ha trasformato l’arte in metodo di vita prima ancora che in professione. Ha vissuto d’arte e per l’arte, attraversando il suo tempo con uno spirito libero e controcorrente.

La sua scomparsa segna la fine di un’epoca, ma lascia un’eredità viva: un modo di stare nell’arte come necessità, come urgenza, come forma di esistenza.

 
 
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