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Un Moschettiere tra rivoluzione, antifranchismo e solidarietà internazionale


3 giugno - 27 settembre 2026

a cura di Roberto Pini


Pablo Picasso (Malaga, 1881 - Mougins, 1973). Homme assis (Le Fumeur) 1967. Pittura ad olio su tela. Acquisizione 1972.
Pablo Picasso (Malaga, 1881 - Mougins, 1973). Homme assis (Le Fumeur) 1967. Pittura ad olio su tela. Acquisizione 1972. © Succession Picasso. Ph. Studio Marco Bertoli

Dal 3 giugno 2026 il Museo del Novecento presenta Il primo Picasso di Milano. Un Moschettiere tra rivoluzione, antifranchismo e solidarietà internazionale, un focus a cura di Roberto Pini dedicato alla complessa vicenda di Homme assis, il primo dipinto di Pablo Picasso a entrare nelle collezioni civiche milanesi nel 1972.


Allestito al piano terra del museo, il focus propone una rilettura storico-critica di Homme assis, ricostruendone la traiettoria internazionale tra il 1967 e il 1972 e interrogando il rapporto tra arte, impegno politico e istituzioni culturali nel secondo Novecento.


«Questa piccola ma preziosa mostra racconta in modo esemplare il lavoro di ricerca, studio e valorizzazione che i nostri musei portano avanti ogni giorno sul patrimonio civico», afferma Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano.

«Attraverso la vicenda del primo Picasso entrato nelle collezioni milanesi, il Museo del Novecento restituisce al pubblico non solo la storia di un'opera straordinaria, ma anche il ruolo di Milano come città aperta, democratica e profondamente legata ai valori della cultura e della solidarietà internazionale».


Ainasi, Pillitteri, Palazzo Reale 1972
Ainasi, Pillitteri, Palazzo Reale 1972


Realizzata nel 1967, Homme assis appartiene alla dei Moschettieri, uno dei nuclei più significativi della tarda produzione picassiana. Tradizionalmente interpretata dalla critica come una proiezione immaginaria e autobiografica dell’artista, l’opera viene qui riletta alla luce dei diversi contesti che ne hanno accompagnato la ricezione e la circolazione pubblica tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, anni di forte mobilitazione civile, culturale e politica.


Prima di arrivare a Milano nel 1972, Homme assis fu esposta in importanti contesti internazionali, dal Salon de Mai di Parigi al Salón de Mayo dell’Avana, dove venne inviata dallo stesso Pablo Picasso come simbolo del proprio impegno politico.

Nel marzo del 1972 Milano ospitò, nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, la grande mostra Amnistia. Que trata de España, promossa da CGIL, CISL e UIL per sostenere i lavoratori spagnoli e la richiesta di amnistia per i prigionieri politici del regime franchista.

L’iniziativa rappresentò uno dei momenti più significativi della mobilitazione civile e culturale di quegli anni, riunendo opere di alcuni tra i più importanti protagonisti della scena artistica internazionale, tra cui Joan Miró, Alexander Calder, Antoni Tàpies, Franco Angeli, Renato Guttuso, Carlo Levi, Emilio Vedova, Giulio Turcato e Toti Scialoja.

Tra le opere esposte, Homme assis di Picasso fu l’unica a essere acquisita dal Comune, per volontà del sindaco Aldo Aniasi: un gesto che, oltre ad arricchire le collezioni civiche, affermò concretamente i valori della solidarietà internazionale e dell’impegno antifranchista della città di Milano.


Museo del Novecento, installation view Il primo Picasso di Milano. Un Moschettiere tra rivoluzione, antifranchismo e solidarietà internazionale, 2026
Museo del Novecento, installation view Il primo Picasso di Milano. Un Moschettiere tra rivoluzione, antifranchismo e solidarietà internazionale, 2026. Ph. Studio Marco Bertoli_14

Attraverso fotografie, documenti d’archivio e materiali audiovisivi, Il primo Picasso di Milano ricostruisce la vicenda pubblica di Homme assis, ripercorrendone la circolazione internazionale tra Parigi, L’Avana e Milano e approfondendo il contesto culturale e politico che ne accompagnò la ricezione.


Il progetto espositivo nasce nell’ambito dell’importante attività di ricognizione, studio e catalogazione del patrimonio del Museo del Novecento, avviata da alcuni anni, che nel 2026 porterà alla condivisione online del catalogo delle collezioni.

Questo lavoro ha permesso di riscoprire opere significative del patrimonio civico e di ricostruirne le vicende storiche, conservative ed espositive, riportando alla luce connessioni spesso dimenticate e sottolineando la vocazione del museo come centro di ricerca sulla storia artistica e culturale del Novecento.

A oltre cinquant’anni dal suo ingresso nelle collezioni civiche, il Museo del Novecento propone dunque una rilettura del valore storico e collezionistico di un’opera che oltrepassa la dimensione strettamente artistica, intrecciandosi con i processi di costruzione della memoria collettiva e dell’identità civica milanese.


 
 

11 giugno - 3 maggio 2027

a cura di Valentine Ravaglia


Julio Le Parc, Blue Sphere, 2013. Tate
Julio Le Parc, Blue Sphere, 2013. Tate. Concesso in prestito dalla Tate Americas Foundation, per gentile concessione del Latin American Acquisitions Committee, 2023. © ADAGP, Parigi e DACS, Londra, 2025. Fotografia © Museum of Art Pudong.

Quest'estate la Tate Modern presenterà una mostra dedicata all’opera visionaria di Julio Le Parc. Organizzata in stretta collaborazione con l’artista e il suo Atelier, l’esposizione riunirà oltre 60 opere che ripercorrono i suoi straordinari 70 anni di attività, tra installazioni interattive, spettacolari sculture luminose e dipinti astratti geometrici. Allestita come un percorso sinuoso e labirintico, la mostra seguirà la missione che ha accompagnato tutta la carriera di Le Parc: attivare lo spettatore attraverso effetti ottici, esperienze sensoriali e interazioni fisiche, rendendolo protagonista nel processo che dà vita all’opera d’arte.


Nato in Argentina e formatosi presso la Escuela de Bellas Artes di Buenos Aires, Le Parc si trasferì in Francia nel 1958, entrando a far parte della vivace scena artistica parigina degli anni Sessanta. La mostra si aprirà con la serie Surfaces, insieme a studi a gouache e dipinti in bianco e nero realizzati dopo il suo arrivo a Parigi alla fine degli anni Cinquanta. Queste opere modulari utilizzano forme geometriche ripetute e principi matematici per generare illusioni ottiche, facendo apparire i motivi come se si spostassero, ruotassero o vibrassero davanti agli occhi dello spettatore, come nelle opere Instability (1959) e Progressive Sequences (1959). In questi lavori Le Parc sperimenta anche il fenomeno dell’immagine retinica persistente, attraverso cui motivi ad alto contrasto lasciano un’impressione visiva temporanea che induce il pubblico a “completare” l’opera con il proprio sguardo.


Julio Le Parc, Instability, 1959–1991
Julio Le Parc, Instability, 1959–1991. Concesso in prestito dall’Atelier Le Parc, 2026. © ADAGP, Parigi e DACS, Londra, 2025

I visitatori avranno inoltre l’opportunità di confrontarsi con le celebri opere luminocinetiche dell’artista. Nate nel 1959 con le Light Boxes – sculture che combinano fogli di acrilico trasparente e sorgenti luminose per creare sequenze visive ipnotiche – queste ricerche evolveranno rapidamente nei Continual Light Mobiles, presentati per la prima volta nel 1960. Fasci luminosi, elementi riflettenti e componenti mobili generano effetti caleidoscopici in continua trasformazione. In Continuous Light Mobile (1963), gli elementi sospesi reagiscono ai movimenti d’aria prodotti dai visitatori, sottolineando ancora una volta il ruolo centrale del pubblico nell’opera. Le distorsioni luminose sono esplorate anche in lavori come Unique Continual Light Cylinder (1962) e nell’installazione ambientale Vibrating Light – Tulles (1968).


Altre opere richiedono una partecipazione ancora più diretta. 64 Reflective Blades (2017) invita i visitatori a muoversi tra un dipinto e uno schermo composto da sottili lame in acciaio riflettente, che frammentano e deformano l’immagine riflessa dello spettatore, rendendolo parte integrante dell’opera. La mostra includerà inoltre alcune installazioni della serie Game Room, tra cui Ensemble of Eleven Surprise Movements (1965) e Pattern to Manipulate (1967), che chiedono al pubblico di interagire fisicamente con i lavori premendo pulsanti, ruotando elementi o partecipando a semplici azioni ludiche.

Il percorso espositivo si concluderà con le continue sperimentazioni di Le Parc sul colore, dalle opere più recenti ai suoi primi studi cromatici. Gran parte della sua produzione si basa su una caratteristica tavolozza di quattordici colori, sviluppata nel 1959 in lavori come il Colour Project, una serie di piccole gouache che esplorano tutte le possibili combinazioni cromatiche. Nel corso della sua carriera, Le Parc ha continuato a indagare il rapporto tra colore e percezione, così come quello tra bianco e nero e movimento, come dimostrano le celebri tele della serie Waves, tra cui Waves 125 Series 3 n°1 (1972), e le successive serie Modulations e Alchemies. Anche la monumentale Blue Sphere (2001–2022), acquisita dalla Tate nel 2024, testimonia come le sue più recenti sculture riprendano e amplino le ricerche sviluppate nei mobili luminosi e nelle installazioni caleidoscopiche degli anni Sessanta.



Informazioni Julio Le Parc 11 giugno 2026 – 3 maggio 2027 Tate Modern, Bankside, SW1P 4RG

Aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00. Apertura prolungata fino alle 21:00 ogni venerdì e sabato.

 
 

Inaugurazione sabato 4 giugno ore 18.30


5 giugno - 18 giugno 2026

a cura di Niccolò Giacomazzi


L'Ignoto Sconosciuto Altrove, John Cascone, Veronica Cruciani
L'Ignoto Sconosciuto Altrove, John Cascone, Veronica Cruciani, still da video, 2026 courtesy gli artisti

Progetto promosso da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, Azienda Speciale Palaexpo e Fondazione Mattatoio – Città delle Arti.

Da venerdì 5 giugno 2026, gli spazi del Teatro 1 – La Pelanda, Mattatoio di Roma, ospitano L’Incanto, progetto espositivo di John Cascone e Veronica Cruciani a cura di Niccolò Giacomazzi. La mostra è concepita come un’esperienza immersiva in cui installazione ambientale e video costruiscono un unico campo percettivo. L’Incanto sarà aperto al pubblico fino al 18 giugno 2026.


Al centro della mostra si colloca l’idea di incanto, inteso non come semplice emozione estetica, ma come un evento percettivo e cognitivo: il momento in cui il reale lascia intravedere una possibilità che il linguaggio non ha ancora organizzato. Il percorso si struttura attraverso l’installazione ambientale Il Respiro e la proiezione video L’Ignoto Sconosciuto Altrove. Con Il Respiro, il Teatro 1 si trasforma in un ambiente attraversabile composto da alberi, luci, suoni e tende da campeggio, capace di evocare l’atmosfera di un sottobosco e di predisporre il pubblico a una diversa intensità dello sguardo. All’interno di questo paesaggio prende forma la proiezione del video L’Ignoto Sconosciuto Altrove, articolato in quattro capitoli e nato da un lungo processo di ricerca sviluppato tra contesti urbani e naturali differenti.



L'incanto. L'Ignoto Sconosciuto Altrove, John Cascone, Veronica Cruciani,
L'Ignoto Sconosciuto Altrove, John Cascone, Veronica Cruciani, still da video, 2026 courtesy gli artisti

L’Incanto non segue una logica narrativa lineare, ma costruisce una relazione continua tra esperienza dello spazio e immagine in movimento. L’installazione ambientale non è una semplice cornice, ma accompagna il pubblico dentro una dimensione di attenzione e di ascolto; il video, a sua volta, riorganizza questa esperienza e la rilancia. In questo modo L’Incanto costruisce un continuo scarto tra percezione, memoria e immaginazione, senza mai chiudersi in un significato univoco. In questo processo, la natura assume un ruolo decisivo, una presenza capace di disorientare e ampliare il campo dell’esperienza. È proprio in questa sospensione è possibile pensare altre forme di relazione con il vivente, altri modi di guardare e abitare il mondo.


Nato da quattro anni di laboratori, dialoghi e pratiche situate, il progetto raccoglie una ricerca condivisa sui limiti dell’immaginabile e sulle condizioni della visione. Attraverso la collaborazione tra John Cascone e Veronica Cruciani, L’Incanto costruisce un dispositivo unitario in cui spazio, suono, immagine e linguaggio si intrecciano per dare forma a un’esperienza che non rappresenta semplicemente l’ignoto, ma lo rende percepibile. Durante il periodo di apertura, il video sarà presentato ogni giorno in tre momenti, alle ore 16.30, 17.30 e 18.30. In occasione del finissage del 18 giugno 2026, sarà inoltre presentato il catalogo della mostra, con progetto grafico di DITO Studio, come ulteriore restituzione editoriale del percorso sviluppato da L’Incanto.



John Cascone è un artista visivo e sonoro attivo tra performance, video, installazione e pratiche laboratoriali, la cui ricerca indaga le relazioni tra spazio, finzione e linguaggio. I suoi progetti sono stati presentati in varie istituzioni: MAXXI, Palazzo Esposizioni, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Auditorium Parco della Musica, il Segal Center e il Kauno Paveikslų Galerija. In qualità di drammaturgo sonoro ha preso parte a numerose produzioni della regista Veronica Cruciani, tra cui Accabadora (dal romanzo di Michela Murgia), Le Serve e La Dodicesima notte di William Shakespeare.


Veronica Cruciani è una regista teatrale attiva nei principali teatri italiani tra cui Teatro di Roma, Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Napoli, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Stabile del Veneto. Dal 2016 al 2019 è stata direttrice artistica del Teatro Biblioteca Quarticciolo e negli anni successivi ha ricevuto il Premio Hystrio alla Regia e il Premio della Critica ANCT (Associazione Nazionale Critici Teatrali). Il suo lavoro si colloca tra teatro di prosa e ricerca contemporanea, con una regia autoriale che rilegge i classici e assume la drammaturgia contemporanea come strumento di indagine sul presente. Dal 2015 lavora con l’artista visivo e sonoro John Cascone, con cui realizza progetti performativi e installativi.



Informazioni L’INCANTO John Cascone e Veronica Cruciani a cura di Niccolò Giacomazzi 5 – 18 giugno 2026 Mattatoio di Roma, Teatro 1 – La Pelanda Piazza Orazio Giustiniani 4 – Roma Ingresso gratuito Orari di apertura: dal martedì alla domenica, dalle 16.30 alle 19.30 (lunedì chiuso) Proiezione video: tre attivazioni giornaliere, ore 16.30, 17.30 e 18.30

 
 
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