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Moderna Museet Malmö 8 novembre 2025 – 12 aprile 2026


Edi Hila è considerato uno degli artisti più significativi dell’Albania: un pittore che ha saputo raccontare le profonde trasformazioni sociali del suo Paese, restituendo al tempo stesso i mutamenti del mondo contemporaneo. Nelle sue opere, frammenti di realtà si trasformano in una poesia sospesa nel tempo, capace di rendere visibili atmosfere, relazioni e cambiamenti di valori. Toni rosa, blu e oro emergono dal grigiore del cemento evocando insieme il peso della storia e la fragilità dei sogni. La sua ricerca lo ha consacrato come una delle figure più influenti dell’arte nei Balcani. Il Moderna Museet Malmö presenta la sua prima mostra personale in Scandinavia.



Cremona Art Fair

Il 1991 segna la caduta di uno dei regimi più repressivi e isolati al mondo: la dittatura comunista albanese. Per oltre quarant’anni la popolazione era rimasta separata dal resto del mondo; il possesso di un passaporto era proibito e tentare la fuga poteva costare la vita. Quando il regime — l’ultimo in Europa — crollò definitivamente, il Paese si trovò a confrontarsi con una realtà nuova e profondamente incerta.

Liberatosi dai vincoli propagandistici del Realismo Socialista, Edi Hila iniziò a rappresentare la società secondo una visione personale. Nasce così quello che l’artista definisce un “realismo paradossale”, capace di cogliere il passaggio tra due ordini mondiali attraverso atmosfere, cromie e tracce architettoniche.

In molti dipinti di Hila, lo sguardo dello spettatore viene ostacolato, impedito nel raggiungere l’orizzonte con le sue promesse e incertezze. Edifici pubblici emergono come monumenti sigillati, custodi delle utopie e della hybris dei regimi passati. In altri lavori, contro un cielo sempre più scuro, una nave carica di migranti spezza la linea tra mare e cielo, avanzando verso il piano dell’immagine come simbolo di speranza e desiderio di una vita migliore.




In un mondo sempre più instabile, Hila amplia il proprio sguardo oltre i confini dell’Albania. La tenda diventa uno dei motivi centrali della sua pittura: simbolo di libertà e di una relazione simbiotica con la natura, ma anche architettura della necessità e della sopravvivenza, ultimo rifugio quando ogni stabilità viene meno. Una linea d’orizzonte frammentata può evocare formazioni di ghiaccio o un accampamento lontano: immagine di un futuro incerto, ma anche desiderio di fuga, di attraversamento e trasformazione.


 


Nato nel 1944 a Shkodër, Edi Hila vive e lavora a Tirana. Il suo lavoro ottiene una più ampia attenzione internazionale nel 1997 con il primo Padiglione nazionale albanese alla Venice Biennale. Da allora gli sono state dedicate importanti mostre personali a Vienna, Milano, Firenze, Varsavia, Parigi e Tirana. La partecipazione a documenta 14, tra Atene e Kassel, ha consolidato la sua posizione come una delle voci centrali dell’arte contemporanea internazionale.

La mostra è ideata e curata da Joa Ljungberg del Moderna Museet Malmö e da Corinne Diserens della Hamburger Kunsthalle. Il progetto è coprodotto da Moderna Museet Malmö e Hamburger Kunsthalle ed è accompagnato da un catalogo multilingue con saggi critici, interviste e una ricca selezione di schizzi, dipinti e disegni che attraversano oltre cinquant’anni di ricerca dell’artista.

La mostra sarà allestita nelle gallerie del secondo piano.

 

 
 

GAMa cura di Cristiana Perrella

La prima grande retrospettiva museale in Italia dell’artista svizzera segna

il momento centrale della programmazione 2026 del museo 11 giugno – 15 novembre 2026


Cremona Art Fair

Il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma presenta Ciò che mi guarda, la prima grande retrospettiva museale dedicata all’artista Miriam Cahn in Italia, a cura della direttrice artistica del museo Cristiana Perrella. La mostra, aperta al pubblico dall’11 giugno al 15 novembre 2026, costituisce il fulcro della programmazione 2026 del MACRO, promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo, prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo.

 



 




Nata a Basilea nel 1949, Miriam Cahn è oggi riconosciuta come una delle voci più urgenti e necessarie dell’arte contemporanea internazionale. La sua opera – prevalentemente pittura, disegno, pastello – attraversa oltre cinquant’anni di ricerca con una coerenza etica e formale rara: il corpo umano, la violenza, il desiderio, la vulnerabilità e la guerra costituiscono i nuclei centrali di una pratica che rifiuta ogni estetizzazione del dolore e ogni compromesso. Nonostante la crescente attenzione internazionale degli ultimi anni – dalla Biennale Arte di Venezia alle retrospettive al Palais de Tokyo di Parigi e al Museo Reina Sofía di Madrid – mancava finora una sintesi ampia in una grande istituzione italiana.

 



 


Il progetto espositivo al MACRO occupa la sala principale del museo, uno spazio di circa 1.400 metri quadrati, e riunisce oltre 100 opere che coprono l’intera traiettoria dell’artista, dalla fine degli anni Settanta ai lavori più recenti. Il percorso non segue un ordine cronologico, ma si articola in costellazioni tematiche che mettono in luce la continuità delle sue ossessioni formali e politiche: la rappresentazione del corpo femminile, la denuncia della violenza bellica, la dimensione erotica come atto di resistenza.

 

Il progetto allestitivo è affidato a Didier Fiúza Faustino // Bureau des Mésarchitectures. Artista concettuale e architetto franco-portoghese, Fiúza Faustino lavora sul rapporto tra corpo e spazio. Al crocevia tra arte e architettura, la sua pratica multiforme, che va dall'installazione alla sperimentazione fino alla progettazione di ambienti sensoriali, si inserisce nello spazio espositivo in dialogo con la ricerca di Cahn.

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INFORMAZIONI

MACRO Museo d’Arte Contemporanea Roma

Roma, via Nizza, 138 


 

 
 

GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

Collezioni 1 piano

Dal 21 maggio 2026


Cremona Art Fair

In occasione dell’inaugurazione della nuova stagione espositiva della GAM, la QUARTA RISONANZA, anche alcune sale delle collezioni permanenti sono oggetto di un rinnovato allestimento. Tra queste, una sala è dedicata al lavoro di Giorgio Griffa, figura centrale della ricerca pittorica contemporanea.


L’iniziativa si inserisce in un più ampio programma promosso dalla Fondazione Giorgio Griffa, in collaborazione con importanti istituzioni nazionali e internazionali, per celebrare l’opera dell’artista in occasione del suo novantesimo compleanno. 

Con un’attenzione particolare alla città di Torino e al suo territorio, nel corso del 2026 il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, dedicano una sala al maestro nell’ambito del riallestimento delle rispettive collezioni permanenti, riconoscendo la rilevanza dei nuclei di opere conservati.


 




La sala alla GAM presenta cinque opere, tra cui Impronta del pollice (1969), Due spugne (1969), Linee orizzontali (1973) dalle collezioni della GAM, affiancate dalla grande tela Campo giallo, campo azzurro (1986), in comodato da una collezione privata.

Le opere documentano alcuni passaggi centrali della ricerca di Griffa a partire dalla fine degli anni Sessanta, quando l’artista avvia una riflessione radicale sul linguaggio della pittura. Il suo lavoro si distingue per una pratica che affida al gesto pittorico una dimensione processuale e aperta: segni, linee e campiture di colore si dispongono sulla tela grezza secondo ritmi essenziali, lasciando visibile la temporalità dell’esecuzione e accogliendo l’incompiuto come principio strutturale. In dialogo con le ricerche analitiche e concettuali del secondo Novecento, la sua pittura si configura come un’indagine sul farsi dell’immagine, in cui la superficie diventa spazio di relazione tra regola e variazione, ordine e possibilità.


 


La dedica di una sala a Giorgio Griffa all’interno delle collezioni permanenti della GAM intende così restituire la continuità e l’attualità di una ricerca che, a partire da Torino, ha contribuito in modo determinante al rinnovamento della pittura contemporanea.


A giugno 2026 negli Stati Uniti il Clark Art Institute - Massachusetts apre una grande mostra monografica di Giorgio Griffa con oltre 20 opere monumentali che ripercorrono quasi sessant’anni di carriera. Un progetto sostenuto anche dall’American Academy e vincitore del bando dell’Italian Council - 14° edizione del Ministero della Cultura.


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GAM – GALLERIA CIVICA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA - Via Magenta, 31 - 10128 Torino 

Orari di apertura: martedì - domenica: 10:00 – 18:00.  Chiuso il lunedì.  La biglietteria chiude un’ora prima. 


 

 
 
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