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Per la sua mostra di debutto con Hauser & Wirth, Qiu Xiaofei presenta nuovi dipinti e opere su carta ispirati alla scoperta di fotografie di famiglia fino ad allora sconosciute — un insieme di immagini emerso dopo la morte del padre dell’artista.


Qiu Xiaofei
Qiu Xiaofei, The Theater of Whither and Thrive, 2025, oil on linen, 193.5 x 300.5 cm © Qiu Xiaofei. Courtesy the artist and Hauser & Wirth

Con The Theater of Whither and Thrive, Qiu riflette sull’evoluzione incessante del mondo e su come questo processo imprevedibile si intrecci con la formazione sottile ed elusiva della memoria personale. Il suo lavoro dà forma a questi fenomeni, attingendo alle tradizioni culturali e filosofiche cinesi, così come all’influenza dei poeti Robert Lowell ed Emily Dickinson. Nostalgia, perdita e meraviglia vengono distillate in composizioni che suggeriscono la vastità del teatro della vita: presenza e assenza, prosperità e declino, grandi storie ed emozioni individuali ruotano nei drammi mareali dell’esperienza umana.


Le fotografie di famiglia che Qiu ha trovato tra gli effetti personali del padre scomparso costituiscono il motore psicologico di questo nuovo corpus di opere. Le storie di amore e perdita catturate in rullini di pellicola ai sali d’argento fino ad allora mai sviluppati, ora scrostati e ossidati dal passare del tempo, innescano la riflessione più ampia dell’artista sul ciclo della vita. Il titolo della mostra, The Theater of Wither and Thrive, racchiude il dramma intrinseco di questo ciclo e rimanda ai legami familiari di Qiu con il teatro: i suoi nonni erano direttori della Yongfeng Society, la leggendaria compagnia teatrale di Pechino in cui suo padre lavorava come pittore e scenografo. Molte delle opere in mostra da Hauser & Wirth — tra cui il dipinto di una fitta foresta rossa che accoglie i visitatori all’ingresso della galleria e dà il titolo all’esposizione — utilizzano un piano e una scala distorti per evocare la bidimensionalità dei fondali teatrali così familiari all’infanzia di Qiu.


Qiu Xiaofei
Qiu Xiaofei, Lullaby, 2025, oil on linen,193.5 x 250.5 cm. Qiu Xiaofei, Cosmopolite, 2025, ink on paper, 45.5 x 38 cm. © Qiu Xiaofei. Courtesy the artist and Hauser & Wirth

Gli elementi naturali e architettonici della città natale dell’artista in Cina si intrecciano con i volti dei familiari e di mostruose figure umanoidi ultraterrene, dando vita a scene allucinate nei dipinti e nelle opere su carta. Fiori e petali caduti ricorrono in tutta la produzione, come promemoria che il rinnovamento ecologico è una conseguenza naturale della morte, che dalla perdita nasce la crescita. In quattro grandi dipinti lungo la parete di fondo della galleria, Qiu esplora questa eterna storia terrestre ed emotiva attraverso il susseguirsi delle quattro stagioni, mettendo in relazione le trasformazioni cicliche del mondo naturale con l’esperienza umana.

 
 

Ripercorrendo oltre sessant’anni di storia e cultura il MAMbo dedica la prima grande retrospettiva istituzionale a John Giorno, poeta e performer dalla presenza scenica magnetica, che ha saputo trasformare la parola in esperienza e forma d’arte.


John Giorno
John Giorno con l'opera Dial-A-Poem, 1970. Courtesy Giorno Poetry Systems

Poeta e performer magnetico, John Giorno (New York, 1936 - New York, 2019) ha saputo trasformare la parola in forma d’arte.


A lui il MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici del Comune di Bologna dedica, dal 5 febbraio al 3 maggio 2026, John Giorno: The Performative Word, a cura di Lorenzo Balbi, la prima grande retrospettiva istituzionale, allestita nella Sala delle Ciminiere, che celebra uno dei protagonisti più radicali e visionari della cultura contemporanea.


L'esposizione rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026, palinsesto di mostre ed eventi promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera.


Figura cardine della New York d’avanguardia, poeta, artista e attivista, John Giorno ha infranto i confini disciplinari facendo della poesia un corpo vivo, un gesto capace di abitare luoghi inattesi. Le sue amicizie e collaborazioni con alcune delle figure più significative di quegli anni, tra cui Andy Warhol, Robert Rauschenberg, William Burroughs, John Cage e Patti Smith, e la fondazione, nel 1965, della Giorno Poetry Systems - la piattaforma no-profit che ha rivoluzionato la diffusione della poesia intrecciandola con musica, arti visive, impegno politico e pratiche comunitarie - testimoniano l’impatto imprescindibile che Giorno ha avuto nella storia dell’arte.


L'esposizione ripercorre la pratica multiforme di John Giorno attraverso diversi nuclei di opere, mostrando come l’artista abbia valorizzato il linguaggio poetico nelle sue dimensioni plastiche, relazionali e performative spingendo la parola a sconfinare nel territorio delle arti visive e delle reti di telecomunicazione. Larga parte della sua produzione artistica reimpiega estratti delle sue poesie replicati su diversi supporti, con l'uso di colori accuratamente scelti e un font iconico.


La mostra è realizzata in collaborazione con Giorno Poetry Systems e con il supporto della Galleria Thomas Brambilla.



John Giorno: The Performative Word

5 febbraio - 3 maggio 2026

Inaugurazione: mercoledì 4 febbraio 2026 alle ore 18.00

MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna | Sala delle Ciminiere 

Via Don Giovanni Minzoni 14, Bologna


 
 

La Galleria Gió Marconi presenta Keep thinking nobody does it like you here comes the sunset, la prima mostra personale in Italia dell’artista americano Jonathan Lyndon Chase e la sua prima esposizione con la galleria.


Jonathan Lyndon Chase
Jonathan Lyndon Chase. Courtesy of GióMARCONI Gallery

La mostra esplora i momenti quotidiani della vita queer nera in città. Riflette sulla memoria e sulla mente, sul corpo e sull’anima, sul passare del tempo, sugli opposti e sull’equilibrio, sulla leggibilità e sull’astrazione.


Chase suddivide il piano terra della galleria in spazi interni privati, tra cui un soggiorno, una camera da letto, una cucina e un bagno. Sono questi i luoghi in cui la figura si muove e interagisce, rivelando stati emotivi, mentali e psicologici.


Ogni ambiente diventa un paesaggio a sé. Gli interni agiscono come un archivio e un riflesso di questi elementi. Lo spazio stesso sembra vivo, come un corpo, con crepe, fili scoperti, tubi che gocciolano, soffitti che perdono e un tappeto che conserva molte storie.



Jonathan Lyndon Chase. Keep thinking nobody does it like you here comes the sunset

Dal 30 gennaio al 21 marzo 2026

Opening: Giovedì 29 gennaio 2026 dalle 18.00 alle 21.00

Galleria Giò Marconi | Via Alessandro Tadino 20, Milano (MI)



 
 
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