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Dal 17 gennaio al 15 marzo 2026, Casa Morandi - del Settore Musei Civici del Comune di Bologna - ospita la mostra Concetto Pozzati. Da e per Morandi, curata da Maura Pozzati e realizzata in collaborazione con Archivio Concetto Pozzati: un omaggio a uno dei più attivi protagonisti della cultura italiana del secondo dopoguerra.


Concetto Pozzati, Da e per Giorgio Morandi, 1964
Concetto Pozzati, Da e per Giorgio Morandi, 1964

L'esposizione rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026 (5-8 febbraio), il palinsesto di mostre ed eventi promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera.


Concetto Pozzati ha scritto su Giorgio Morandi alcuni testi fondamentali, tra cui la presentazione della mostra alla Galleria d'Arte Moderna di Bologna, Morandi e il suo tempo (1985-1986), intitolato Il tempo “autre” di Morandi, e il ritratto di Morandi inserito nel proprio diario di pittore, pubblicato da Corraini nel 2007 e intitolato Concetto Pozzati. Parola d’artista. In questo testo emerge il rapporto conflittuale avuto con il grande maestro bolognese (amico del padre Mario e dello zio Severo Pozzati), un “uomo scomodo, che non ho amato e che non amo a differenza dello spessore di quel microcosmo irraggiungibile che era la sua pittura”.


Da e per Morandi è il titolo scelto da Concetto Pozzati per una serie di lavori che testimoniano un dialogo durato oltre quarant’anni con l’opera di Giorgio Morandi. Un confronto costante, espresso sia attraverso dipinti a lui dedicati sia attraverso testi e riflessioni scritte sul suo metodo pittorico. Per questa occasione espositiva, Casa Morandi presenta alcune tra le opere più rappresentative dell'artista, proponendo come lavoro di apertura Da e per Giorgio Morandi del 1964, anno della partecipazione di Pozzati alla XXXII Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia e a Documenta III di Kassel.


L'inaugurazione è in programma venerdì 16 gennaio 2026 dalle ore 18.00 alle 20.00.



17 gennaio - 15 marzo 2026

Casa Morandi

Via Fondazza 36, Bologna 


 
 

Giovedì 15 e venerdì 16 gennaio 2026 sono le giornate scelte per l'avvio ufficiale di Gibellina – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026: un programma diffuso che intreccia arti visive, performance, musica e pensiero critico, restituendo l’identità profonda di una città e del suo territorio come spazio di sperimentazione culturale, apertura mediterranea e visione transnazionale.


Gibellina - Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea 2026: "Portami il futuro"

Giovedì 15 e venerdì 16 gennaio 2026 inaugura ufficialmente Portami il futuro, il programma di Gibellina – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, iniziativa promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.


Sostenuta da Regione Siciliana, Comune di Gibellina, Museo d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao e Fondazione Orestiadi, la manifestazione è affidata alla Direzione Artistica di Andrea Cusumano, che ha curato anche il programma delle due giornate inaugurali: un attraversamento simbolico e culturale dell’identità di Gibellina pienamente coerente con le linee tematiche e i principi che guideranno l’intera programmazione di Gibellina – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026.


La struttura dell’evento inaugurale è concepita come una narrazione progressiva, in cui ogni momento dialoga con il successivo, valorizzando la memoria evocata dai luoghi emblematici della città, il rapporto tra tradizione e contemporaneità espresso attraverso scelte musicali che spaziano dal repertorio sinfonico a quello popolare, la vocazione mediterranea di Gibellina come crocevia di culture, e la centralità dello spazio pubblico inteso come luogo di condivisione, partecipazione e costruzione collettiva di senso.


Pietro Consagra, Ingresso al Belìce, Stella
Pietro Consagra, Ingresso al Belìce, Stella, 1981, Gibellina, Trapani. SIAE 2025

Il programma si apre giovedì 15 gennaio 2026 alle ore 11.30 con la cerimonia istituzionale presso la Sala Agorà del Comune di Gibellina, trasmessa in diretta nella piazza antistante: un momento solenne, alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, in cui la parola ufficiale si intreccia con la musica sinfonica e la poesia. L’apertura è affidata all’Orchestra Filarmonica del Sud (FIDES), diretta dal Maestro Antonio Giovanni Bono, che esegue l’Inno Nazionale e l’ouverture da La Forza del Destino di Giuseppe Verdi. In occasione di Gibellina – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, l’Orchestra Filarmonica del Sud avvierà inoltre un percorso di radicamento sul territorio, diventando orchestra stabile della città con sede presso l’auditorium del MAC – Museo d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao.

 

Cuore simbolico della cerimonia saranno due contributi video originali realizzati nei luoghi emblematici della città: il Grande Cretto di Alberto Burri, con la lettura del testo inedito Poesia Gibellina dalla voce della scrittrice e poeta Marilena Renda, Premio Strega Giovani Poesia 2025, e la Montagna di Sale di Mimmo Paladino, scenario della performance musicale del sassofonista jazz Francesco Cafiso. Un omaggio alla memoria e all’identità artistica di Gibellina, che si accompagna a un momento di raccoglimento e di ricordo del terremoto, avvenuto proprio il 15 gennaio 1968.

 

Nel pomeriggio l’inaugurazione prosegue con l’apertura delle prime mostre. Alle ore 15.30 inaugura presso la Fondazione Orestiadi la mostra Colloqui: Carla Accardi, Letizia Battaglia, Renata Boero, Isabella Ducrot, Nanda Vigo, che mette in relazione le opere di cinque figure centrali nella storia culturale di Gibellina, dando vita a un dialogo inedito tra linguaggi e memorie e offrendo uno sguardo capace di ispirare le giovani generazioni di artisti. Alle ore 17.00 apre invece Dal Mare: dialoghi con la città frontale, negli spazi del Teatro di Pietro Consagra, dove le video-installazioni Resto dei MASBEDO e The Bell di Adrian Paci innescano un confronto sul Mediterraneo come orizzonte umano, politico ed esistenziale.


La giornata si conclude alle ore 19.30, nella Sala Agorà, con il concerto de La Banda del Sud, progetto speciale del Ministero della Cultura ideato da artisti partenopei, che riunisce dieci talenti del Sud in un’orchestra di musica popolare diretta da Gigi Di Luca e Mario Crispi. L’ensemble, composto da artisti provenienti da Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna, insieme a musicisti internazionali provenienti da Spagna e Palestina, dà vita a un dialogo musicale che valorizza le radici culturali comuni e la vocazione mediterranea del progetto, portando in scena l’incontro tra culture, lingue e tradizioni come metafora di un futuro condiviso.

 

Ludovico Quaroni Chiesa Madre
Ludovico Quaroni, Chiesa Madre, 1985-2005, Gibellina, Trapani. Ph. Andrea Repetto. Courtesy Fondazione Orestiadi

Venerdì 16 gennaio si aprono le mostre legate al progetto Generazione Sicilia. Alle ore 17.00 inaugura l’installazione Austerlitz di Daniele Franzella presso l’ex Chiesa di Gesù e Maria, progettata da Nanda Vigo, mentre alle ore 18.30 apre al MAC Museo d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao la collettiva dedicata alla Collezione Elenk’Art. Due progetti che restituiscono il racconto di un territorio capace di trasformare la propria storia in una pluralità di linguaggi artistici contemporanei.

 

Alle ore 21.00 si conclude la due giorni inaugurale con il concerto di Max Gazzè & Calabria Orchestra in Musicae Loci, in piazza XV Gennaio 1968. Un live che fonde canzone d’autore, orchestrazione popolare e tradizioni territoriali, traducendo i temi identitari di Gibellina – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 in un linguaggio accessibile, contemporaneo e fortemente comunicativo, capace di generare partecipazione e risonanza.

 

Dalle ore 22.30, sempre in piazza XV Gennaio 1968, è infine previsto Città di Tebe, uno spettacolo pirotecnico progettato in dialogo con il contesto urbano e i temi della manifestazione, che chiude simbolicamente il programma inaugurale.

Ogni scelta artistica delle due giornate è orientata a rafforzare l’immagine di Gibellina come capitale culturale viva, capace di coniugare radicamento e apertura, sperimentazione e accessibilità, memoria e visione, anticipando fin dall’inizio lo spirito e la traiettoria dell’intero programma annuale.

 
 


Venerdì 9 gennaio 2026, presso lo spazio espositivo Parentesi di TWM Factory (Roma), ha inaugurato la mostra Anatomie spontanee. Le curatrici Paola Farfaglio e Benedetta Carpi De Resmini, hanno idealmente unito due percorsi che, in modi differenti, toccano il tema del cibo come elemento di condivisione, atto culturale, simbolo identitario e spazio di relazione. Il titolo richiama ciò che nasce senza essere previsto, ciò che cresce ai margini, nelle pieghe del vivente e dell’immaginazione.


Anatomie spontanee
Nordine Sajot, Caretto-Spagna, Camille Orlandini, Installation views. Courtesy Latitudo Art Projects e CAP. Photo LALO studio

La mostra si svolge presso Parentesi, spazio espositivo di Roma Smistamento, il Centro Culturale di TWM Factory situato al primo piano dell’Arimondi District, ex edificio industriale che da anni accoglie studi d’artista, residenze, gallerie e spazi creativi.


Il progetto racconta elementi in trasformazione: quelli degli ingredienti, dei gesti che li plasmano, ma anche quelli dell’arte, che osserva, scompone e ricompone il reale. La mostra si propone come un invito a osservare come arte e cibo condividano un’anima comune: quella della trasformazione continua, del nutrimento reciproco, della possibilità che nasce ogni volta che si entra in relazione con la materia viva.


Riunisce le opere di diversi artisti che hanno lavorato durante il 2025 per due progetti paralleli: Anatomie del Nutrimento, a cura di Cities Art Projects (con Caretto-Spagna e Gaia & Greta Scaramella), e Roots and Routes, realizzato da Latitudo Art Projects nell’ambito della piattaforma europea Magic Carpets (Camille Orlandini, Ombretta Gamberale e Gaia Scaramella).  Entrambi i percorsi hanno coinvolto diverse comunità del Municipio III e del Municipio XV.  


Esculenta Lazzaro_Brassica oleracea
Caretto-Spagna, Esculenta Lazzaro_Brassica oleracea, dal 2014, installazione site-specific, tavolo, terra, cavoli e tecnica mista. Courtesy çatitudo Art Projects e CAP. Photo LALO studio

Caretto–Spagna, artisti torinesi mostrano come le esperienze culinarie legate alla raccolta e trasformazione di piante spontanee o cavoli, durante il progetto aprono una riflessione sulla biodiversità e le relazioni interspecie. Nel percorso di mostra trova spazio l’opera ESCULENTA, che trasforma un semplice tavolo in legno in un organismo attivo, un dispositivo che rende visibile il continuo ciclo consumo > rivitalizzazione > ricrescita. Durante la mostra, un lungo tavolo in legno è allestito come luogo sperimentale in cui osservare, nel tempo dell’esposizione, la metamorfosi dei cavoli: materia che si consuma, si rigenera, torna a crescere. Il tavolo è suddiviso in tre sezioni, ciascuna predisposta per una funzione specifica e complementare. La prima parte è destinata alla preparazione del cibo (insalate, tagli, gesti quotidiani). La seconda è attrezzata per il processo di rivitalizzazione degli scarti dei cavoli, con un sistema idrico nascosto che attiva un lento, continuo riassorbimento. La terza parte è lo spazio dedicato alla ricrescita: qui i cavoli rigenerati vengono lasciati crescere fino al completamento del loro ciclo vitale, dalla fioritura alla produzione dei semi.


Gaia e Greta Scaramella rispettivamente artista e sociologa mostreranno le esperienze laboratoriali legate al latte realizzate nella scuola Saxa Rubra. Entrambe le artiste hanno indagato il latte come alimento simbolico e culturale, dove il nutrimento diventa metafora di crescita, cura e condivisione. Gaia, in mostra, presenta Milk, un’opera in cui il latte, simbolo primario del nutrimento,  si trasforma in assenza: seni ricolmi di latte diventano colini vuoti, da cui il latte fuoriesce e si perde. L’opera è una meditazione sull’importanza della cura e del sostegno vitale, ma anche un richiamo alle condizioni dei bambini che, in molte aree colpite dalla guerra, non hanno accesso al latte. È un pensiero rivolto alle madri che questo nutrimento lo hanno perso, o non possono più offrirlo. Greta presenta invece una serie di favole sul latte, scritte e ideate da lei, pensate come piccoli racconti di nutrimento simbolico dedicati ai bambini che hanno partecipato ai laboratori. Racconti in cui il latte diventa immaginazione, protezione, origine: una forma narrativa di cura che accompagna e sostiene, proprio come il primo alimento che riceviamo nella vita.


Nell’ambito del progetto Roots &  Routes promosso da Latitudo Art Projects, nell’ambito della piattaforma Magic Carpets l’artista Ombretta Gamberale presenta un ricettario collettivo, Ricette memorabili, e una serie di incisioni nate dallo scambio di tradizioni culinarie: memorie familiari, ricette, disegni e stampe botaniche realizzate con erbe aromatiche essiccate. Il suo contributo sviluppato sia con la casa famiglia L’Approdo di Spes contra Spem, e con i partecipanti della Biblioteca Galline Bianche, mette al centro il cibo come archivio affettivo, come luogo in cui l’intimità diventa racconto condiviso. Le storie e i disegni raccolti nel ricettario sono stati generati in un contesto collettivo e familiare, ma anche profondamente riflessivo. Il gioco ha avuto un ruolo importante: bambini e famiglie e ragazzi della casa famiglia hanno infatti creato un proprio ricettario, restituendo un mosaico di prospettive personali. Riflessivo, perché la condizione stessa che ha favorito la produzione e la circolazione di queste narrazioni è legata alla consapevolezza che il cibo possiede molteplici valori, materiali e simbolici e soprattutto personali.



 Fair pain commun
Camille Orlandini, Fair pain commun, 2025, installazione site-specific, video, disegni. Courtesy Latitudo Art Projects e CAP. Photo LALO studio

Camille Orlandini artista francese in residenza presso Latitudo Art Projects, sempre nell’ambito del progetto Roots & Routes ha sviluppato un progetto sia con la casa famiglia L’Approdo, e con i partecipanti della Biblioteca Galline Bianche. Il progetto Faire Pain Commun è dedicato all’acqua e al pane in particolare ai fiumi, il Tevere e il suo affluente Aniene, che lambiscono i quartieri nei quali ha svolto la residenza. L’acqua, elemento fluido, mutevole e multiforme, attraversa territori, storie e culture, trasformandoli. Questa sua natura pervasiva trova un’analogia nel gesto del fare il pane, dove l’incontro tra acqua e grano diventa rito quotidiano e patrimonio antico. Lo studio dell’acqua e del grano consente di osservare come diverse società abbiano attribuito significati a questi elementi fondamentali, utilizzandoli per costruire sistemi sociali e modelli culturali. L’artista presenta una video-installazione, Impastare da una sponda all’altra del Tevere, che restituisce questa relazione complessa e vitale.


Infine, è stato presentato il lavoro dell’artista Nordine Sajot, Ex-voto against war. Durante la residenza al Centre Claude Cahun di Nantes, nell’ambito di Magic Carpets, l’artista ha sviluppato una nuova sezione dedicata ai gesti del mangiare come linguaggio corporeo, utilizzando immagini legate alla distribuzione di cibo a Gaza. La sua installazione interroga con forza il cibo come arma politica di dominazione e, in particolare, la privazione alimentare come strumento di oppressione. Un’opera che restituisce il gesto quotidiano del nutrirsi nella sua dimensione più vulnerabile e urgente.



10 gennaio – 23 gennaio 2026

Roma Smistamento / TWM Factory

Via Giuseppe Arimondi 3, Roma

 
 
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