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Dal 15 novembre 2025 al 14 febbraio 2026, gli spazi ritrovati di Palazzo Soranzo Novello a Castelfranco Veneto si riaprono al pubblico con PORTOFRANCO, progetto espositivo multidisciplinare curato da Rossella Farinotti e promosso da NOT Titled YET con il sostegno del Comune di Castelfranco Veneto e della Camera di Commercio Treviso-Belluno.


Shiota Chiharu, Uncertain Journey, 2016/2019
IT 2023 Marmo nero del Belgio 37 x 19 x 41,5 cm Courtesy Maurizio Cattelan’s Archive

Chiusa al pubblico per oltre un decennio, la storica dimora settecentesca – poi sede bancaria fino agli anni Duemila – torna a vivere nella sua identità ibrida, in equilibrio tra memoria barocca, estetica anni Settanta e slanci contemporanei.


Il filo conduttore dell’intero progetto è il tema del doppio: architettonico, temporale, simbolico, emotivo. Una dualità che diventa chiave di lettura per le opere e per il palazzo stesso, concepito come organismo narrante, fatto di tracce, assenze, stratificazioni e rinascite.


Lungo tre piani e molteplici ambienti – saloni veneziani, cantieri sospesi, dettagli dimenticati – la mostra presenta il lavoro di 23 artisti italiani e internazionali, con opere site-specific che dialogano con l’identità del luogo. Pittura, scultura, video, fotografia, installazione e performance costruiscono un racconto corale che esplora memoria, trasformazione, intimità e immaginazione futura.


Philip Guston If This Be Not I 1945 Mildred Lane Kemper Art Museum. Univerity purchase, Kende Sale Fund, The Estate of Philip Guston, courtesy Hauser & Wirth
Silvia Mariotti_Flows, leaves and beyond

Tra gli interventi più emblematici, Maurizio Cattelan realizza due installazioni in spazi nascosti e una scultura ironica nelle sale storiche; Adam Gordon introduce una tensione enigmatica con un grande dipinto, mentre Thomas Braida sovverte l’estetica del paesaggio in chiave monumentale e irriverente.


Silvia Mariotti integra la natura negli ambienti, Guido Guidi traccia mappe visive del territorio, Silvia Negrini accompagna lo sguardo con dittici incisi ex-novo. Al percorso partecipano anche Vincenzo Agnetti, Duane Hanson, Flavio Favelli, Vedovamazzei, Goldschmied & Chiari, Zoe Williams, e molti altri, in un dialogo che anima il palazzo come una comunità temporanea.


Con un ricco public program fatto di talk, laboratori, performance, residenze e collaborazioni con le eccellenze artigiane locali, PORTOFRANCO non è una semplice esposizione ma un dispositivo vivo di rigenerazione culturale, preludio al futuro Museo Civico di Castelfranco Veneto.


Shiota Chiharu, Accumulation - Searching for the Destination 2014/2019
Thomas Braida, Rito apotropaico, 2022

Come afferma la curatrice, tutto nasce dal luogo: «La suggestione è la chiave per leggere questo progetto». Ed è proprio in questa oscillazione tra ciò che è stato e ciò che potrà essere che PORTOFRANCO trova la propria forza: un invito a guardare il passato come seme di possibilità, e l’arte come strumento di attivazione del reale.


Palazzo Soranzo Novello

Corso 29 Aprile, 23 - Castelfranco Veneto


Date

15 novembre 2025 - 14 febbraio 2026


 
 

Dopo oltre trent’anni di assenza, Massimo Scolari torna ad esporre a Milano negli spazi storici della Galleria Antonia Jannone Disegni di Architettura, che lo aveva accolto per l’ultima volta nel 1992.


Shiota Chiharu, Uncertain Journey, 2016/2019
Massimo Scolari, Città Moderna, 1995

Solca Mari Mossi, in programma dal 19 novembre al 24 dicembre 2025 con opening il 19 novembre alle ore 18.00 in Corso Garibaldi 125, è una mostra densa e rigorosa che ripercorre oltre mezzo secolo di ricerca artistica, dagli anni Settanta al 2020.


L’esposizione riunisce oli, acquerelli e incisioni in gran parte inediti, in cui convivono due grandi ossessioni scolariane: gli archetipi figurativi e l’architettura delle montagne, quest’ultima intesa come forma primigenia, simbolica e cosmogonica. Pittore, scultore, designer, teorico e storico, Scolari incarna l’idea di artista come poíētēs, colui che “fa”: dipinge, costruisce, progetta oggetti, scrive, dà forma a mondi.


Autore di opere iconiche come L’Arca (Triennale di Milano, 1986), Ali (Biennale di Venezia, 1991) – monumento scultoreo oggi sul tetto dello IUAV – e Turris Babel (Biennale 2004), Scolari ha attraversato anche il design con progetti per Giorgetti e Alessi, come il Segnalibro e matita a punta d’argento, Menzione d’Onore al Compasso d’Oro 1998. Nel 2014 ha ricevuto dall’American Academy of Arts and Letters l’Arnold W. Brunner Memorial Prize in Architecture per il suo contributo all’architettura come forma d’arte.


Philip Guston If This Be Not I 1945 Mildred Lane Kemper Art Museum. Univerity purchase, Kende Sale Fund, The Estate of Philip Guston, courtesy Hauser & Wirth
Massimo Scolari, Caspar David Friedrich cerca il Riesengebirge, 1979

I dipinti in mostra evocano visioni metafisiche abitate da torri, ali, fortezze, piramidi, mari agitati e montagne, prive di figure umane ma cariche di “attesa”. Scriveva Daniele Del Giudice: «l’oggetto c’è, ma come un dopo silenzioso… imitazione della verità». Accanto alle tele, una serie di disegni a penna unisce immaginazione e rigore progettuale, rivelando la precisione tecnica che contraddistingue la sua poetica.


Il percorso è arricchito dalle fotografie delle installazioni firmate da Luigi Ghirri, Gabriele Basilico e Luca Campigotto, oltre a pubblicazioni e rarità editoriali, tra cui On Drawing, libro di aforismi e disegni tradotto da James S. Ackerman. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Grafiche Antiga con testi di Scolari, Del Giudice e Léon Krier.


Shiota Chiharu, Accumulation - Searching for the Destination 2014/2019
Massimo Scolari, Turris Babel, 1981

Con un’opera presente in collezioni come MoMA, Centre Pompidou e Museo di Teheran, e un percorso accademico tra Harvard, Yale e IUAV, Scolari torna a Milano con una mostra che non celebra il passato, ma lo riattiva come mito, forma e destino.


Antonia Jannone Disegni di Architettura

Corso Garibaldi 125 – Milano


Date

19 novembre 2025 - 24 dicembre 2025



 
 

MACBA inaugura il suo trentesimo anno con Project a Black Planet. The Art and Culture of Panafrica, una mostra ambiziosa che rimette al centro la portata globale del panafricanismo.


Shiota Chiharu, Uncertain Journey, 2016/2019
Views of the exhibition "Project a Black Planet: The Art and Culture of Panafrica", 2025. Photo: Miquel Coll

Curata da Elvira Dyangani Ose, Antawan Byrd, Adom Getachew e Matthew S. Witkovsky, l’esposizione resterà aperta fino al 6 aprile 2026 e propone un viaggio storico e critico attraverso cento anni di pratiche culturali, politiche e artistiche.


Oltre cinquecento oggetti — opere d’arte, documenti, poster, libri, registrazioni e materiali di divulgazione popolare — tracciano l’influenza del panafricanismo sulle trasformazioni sociopolitiche del Novecento e oltre: dalle guerre mondiali alla guerra civile spagnola, dalle lotte anticoloniali ai movimenti per i diritti civili. In questo allestimento, la testimonianza documentaria dialoga alla pari con la produzione artistica: manifesti, quotidiani e volantini assumono lo stesso valore interpretativo delle tele o delle installazioni.


Il progetto è il risultato di una collaborazione internazionale che vede coinvolti l’Art Institute of Chicago, il Barbican Centre di Londra, il KANAL Centre Pompidou di Bruxelles e il MACBA. Dopo la sua première a Chicago, la mostra arriva a Barcellona per poi proseguire al Barbican nel 2026. Ogni tappa riorganizza il materiale integrandovi nuove archiviazioni e prospettive locali.


Philip Guston If This Be Not I 1945 Mildred Lane Kemper Art Museum. Univerity purchase, Kende Sale Fund, The Estate of Philip Guston, courtesy Hauser & Wirth
Views of the exhibition "Project a Black Planet: The Art and Culture of Panafrica", 2025. Photo: Miquel Coll

Al MACBA, l’allestimento si arricchisce di tre fondi documentari inediti: archivi che restituiscono le interpretazioni dell’Africa e della diaspora all’inizio del Novecento, il ricco materiale della piattaforma Chimurenga e il progetto di archiviazione Pan African Orogeny di Tania Safura Adam, che mette in relazione le vicende panafricane con la storia contemporanea di Spagna e Catalogna. Di particolare rilievo è la ricostruzione delle presenze nere a Barcellona negli anni Trenta — artisti, intellettuali e comunità radunate attorno al jazz e alla boxe — che testimonia come la città sia stata, da tempo, nodo di internazionalismo nero.


La mostra organizza i materiali in nuclei tematici — da Garvey e la costruzione di mondi neri autonomi fino alle pratiche spirituali e performative — offrendo una mappatura capace di connessioni transnazionali e temporali. Il volume critico che accompagna l’esposizione, Pan-Africa. Art and Political Imaginaries for the Construction of a Black Planet, amplia l’orizzonte interpretativo con testi storici e riflessioni contemporanee.


Shiota Chiharu, Accumulation - Searching for the Destination 2014/2019
Views of the exhibition "Project a Black Planet: The Art and Culture of Panafrica", 2025. Photo: Miquel Coll

Project a Black Planet non è soltanto retrospettiva: è invito a ripensare la storia globale attraverso le pratiche culturali della diaspora africana. Al MACBA la mostra si fa strumento per rileggere il passato e ri-immaginare un futuro condiviso, ricordandoci che il panafricanismo è un movimento vivo, plurale e ancora profondamente attuale.


MACBA Museu d’Art Contemporani de Barcelona

Plaça dels Àngels, 1


Date

6 novembre 2025 - 6 Aprile 2026



 
 
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